Csdl e Cdls: «Legge rappresentatività, norma epocale per il lavoro»

È stata dedicata in gran parte alla legge sulla rappresentatività, approvata dal Consiglio Grande e Generale lo scorso 5 maggio, la riunione congiunta dei Direttivi Confederali di CSdL e CDLS, che si è svolta nella mattinata di oggi, proprio nella giornata in cui è entrata in vigore la stessa legge.
 
Questa norma, fortemente voluta da CSdL e CDLS, rimette al centro il diritto del lavoro, precedentemente messo in discussione dalla presenza di più contratti nello stesso settore, che avevano tutti validità erga omnes; ciò aveva creato un situazione di forte confusione e incertezza contrattuale, con la possibilità che fosse la Magistratura a stabilire quelli norme contrattuali applicare.
 
È una norma epocale, di cui il movimento sindacale deve andare fiero, che ha rimodellato un sistema di norme ad una situazione economica e occupazionale profondamente cambiata rispetto a quella fotografata dalla legge del 1961, continuando a tutelare il diritto alla libertà di associazione sindacale, come confermato anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
 
Ora la legge deve essere applicata e resa operativa in tutte le sue parti. La CSU intende portare a conoscenza ed approfondire i contenuti della legge attraverso una serie di iniziative, a partire dalla prossima convocazione di un Attivo Generale dei rappresentanti sindacali della CSU, che avrà un carattere seminariale, per poi coinvolgere, anche attraverso momenti assembleari, l’intero movimento dei lavoratori.
 
Il Segretario Generale CSdL Giuliano Tamagnini, nella riunione di questa mattina ha realizzato una presentazione schematica della legge, ripercorrendone in estrema sintesi i punti salienti.
 
Questa legge stabilisce requisiti e condizioni per la registrazioni delle organizzazioni sindacali e datoriali, ed afferma regole democratiche certe nella rappresentanza delle stesse organizzazioni; regole necessarie in primo luogo ai fini del diritto alla firma dei contratti collettivi nazionali, stabilendo che per ogni settore può essere sottoscritto un solo contratto con validità erga omnes, da parte delle organizzazioni che, in quello stesso settore, risultano essere maggiormente rappresentative.
 
Ciò, continuando a consentire la contrattazione aziendale o settoriale, che avrà valore unicamente per le aziende e i lavoratori rappresentati dalle organizzazioni firmatarie; i contenuti non potranno essere peggiorativi rispetti ai contratti collettivi nazionali.
 
La sussistenza dei requisiti per avere il diritto a partecipare ai tavoli contrattuali ed a sottoscrivere contratti erga omnes, viene certificata attraverso l’istituzione di un Comitato Garante.
 
La nuova legge, e questa è una delle novità più rilevanti, introduce la certificazione degli iscritti/associati attraverso il versamento obbligatorio di una quota di adesione, fatto questo da sempre praticato con assoluta trasparenza da CSdL e CDLS, e come avviene in ogni parte del mondo. Tra le altre cose, viene previsto obbligatoriamente il referendum su ogni rinnovo contrattuale (come sempre praticato dalla CSU), stabilendo che per avere validità erga omnes deve essere approvato dalla maggioranza assoluta (50% più uno) dei lavoratori dipendenti del settore.
 
Circa i temi generali, un riferimento è stato fatto anche alla grave situazione economico occupazionale del paese, caratterizzata dall’assenza di un vero progetto di sviluppo. Ribadita la necessità di una riforma profonda del sistema pensionistico: la discussione che sta avvenendo nelle forze politiche e in particolare nella maggioranza, è ancora troppo “leggera” rispetto alla gravità del problema.
 
Tra i decreti approvati nell’ultima sessione del Consiglio Grande e Generale, è stato sottolineato in particolare quello sul precariato, che realizza la stabilizzazione per molti lavoratori della PA che hanno vissuto in condizioni di precarietà, in alcuni casi per periodi anche superiori ai 10 anni.
 
Inoltre viene istituito un meccanismo automatico che dovrà portare al superamento graduale del precariato; pertanto, per la CSU occorrerà tornare, per la ricopertura dei posti vacanti, ad utilizzare quale metodo ordinario l’emanazione dei concorsi pubblici.

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