Ma siete sicuri di voler vincere? (Risposta a “Democrazia in movimento”)

Le opinioni, si sa, sono soggettive, ognuno ha le sue e possono essere anche sbagliate. I fatti invece sono oggettivi, possono essere interpretati, ma sicuramente non possono essere confutati.

L’opinione che abbiamo di Democrazia in Movimento (DiM, d’ora in poi) confermiamo non essere certamente delle più elevate e d’altra parte il continuo sottrarsi al confronto non può che aumentare la nostra diffidenza verso tale coalizione.

Va detto tuttavia che le nostre argomentazioni, che qualcuno vorrebbe sminuire evocando mandanti occulti, scaturiscono dall’analisi di una condotta politica di DiM a dir poco ambigua e sostanzialmente concordano con quanto già sostenuto da altri giornali:

La posizione di Rete è analoga e sortisce gli stessi effetti di quella della DC. – L’Informazione, 18-9-16

Le uniche due forze che fanno quadrato sono quelle più distanti fra loro: DC e Rete! – La Tribuna, 28 -8 -2016

Veniamo ai fatti. Cosa sta effettivamente facendo DiM?

Principalmente autocelebrazione. Non manca comunicato di DiM in cui non si definiscano nemici della cricca, quelli con le mani libere o gli unici privi di condizionamenti. Mani libere da cosa? Viene da chiedersi. Ma soprattutto a cosa serve avere le mani libere, visto che da mesi il movimento non pensa ad altro che ad autoincensarsi e non prende più una posizione contro il governo.

E dire che di occasioni ce ne sarebbero state parecchie, ultima la vicenda della sede del TechnoSciencePark insediata nell’immobile di un privato con un bando di concorso a dir poco discutibile. Per non parlare della vicenda di Banca Centrale dove addirittura con una certa cricca ci vanno a braccetto. Valga ad esempio il recente attacco di Rossi (MD) al presidente di Banca Centrale con un post su Facebook da cui è scaturita una discussione nella quale sono intervenuti a dar man forte alle tesi di Rossi anche Maria Grazia Angela (candidata DC, già vicepresidente Cassa Risparmio e rinviata a giudizio nell’inchiesta VARANO) e Gian Nicola Berti (candidato Sammarinesi, già avvocato Cassa di Risparmio, già sodale di Rossi in Centro di Pensiero per una Nuova Repubblica).

Una delle poche iniziative degna di nota è quella del Movimento Rete di utilizzare parte del contributo elettorale per finanziare progetti di formazione. Molto bene verrebbe da dire…non fosse che aprire il bando che assegnerà le 4 borse di studio (da 5.000 € cadauna) in piena campagna elettorale forse non è solo filantropia. C’è chi offre il posto nella PA e c’è chi propone una borsa di studio.

Nuove forme per vecchi modi di fare.

Insomma, forse sarà vero che siamo noi a scrivere delle cattiverie, ma ripensando al famoso diktat di Rete “mai con Borletti e mai con Mazzini”, una domanda ci sorge spontanea: Ma siete sicuri di voler vincere con “il supporto” di Re Nero e di Varano?

r.p.

Articoli correlati

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *