Mancata commissione di inchiesta, le opposizioni: la maggioranza rifiuta la trasparenza

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Un coro a più voci ma unanime e il ritornello è una chiara accusa rivolta alla maggioranza e al governo che non vogliono “la trasparenza tanto sbandierata”.

A dare per primo fuoco alle polveri nella conferenza stampa organizzata dai partiti di opposizione a Palazzo Pubblico il capogruppo Dc Alessandro Cardelli, che interviene sul tema del rigetto del progetto di legge per istituire una commissione consiliare di inchiesta sul sistema bancario.

“Le motivazioni del nostro progetto di legge sono note e infatti già qualche mese fa avevamo depositato un esposto alla Reggenza e ai gruppi consiliari in cui denunciavamo i rapporti tra i vertici di Bcsm e alcuni soggetti privati.
Siamo stati tacciati di illazioni e di voler creare confusione con azioni strumentali per attaccare governo e Bcsm, ci dispiace invece che a distanza di mesi quello che avevamo denunciato nell’esposto sia stato ampiamente dimostrato”.

“Abbiamo ricostruito i rapporti tra presidente e direttore Bcsm con il gruppo finanziario di Confuorti – prosegue Cardelli -. I rapporti con una banca con cui Confuorti aveva un debito di alcune decine di milioni di euro, fino ad arrivare ad alcune nomine della vigilanza e ai liquidatori di Asset banca e alle nomine di alcuni membri di Carisp, palesemente espressione di Bcsm tanto che quando è stato licenziato Savorelli si sono dimessi gli stessi consiglieri di Carisp”. “Aver bocciato la commissione di inchiesta – aggiunge il capogruppo Dc – è stato un atto assolutamente grave. La Dc non ha paura di nascondere nulla sul sistema bancario ed eravamo disposti ad estendere l’indagine della commissione senza inserire alcun limite temporale anche ad allargarlo agli ultimi 15 anni. Siamo invece rimasti sorpresi dalle motivazioni inesistenti dei commissari di maggioranza. A loro avviso non ci sono responsabilità politiche mentre secondo noi sono enormi. Siamo estremamente delusi da quello che è successo. La maggioranza ci ha anche preso in giro dicendo che la vogliono fare, ma non in questo momento”.

Di qui la conferma dell’annuncio già diffuso ieri di un prossimo esposto in tribunale “dove cercheremo di documentare le nostre esposizioni”.

Ad esprimere “rammarico e delusione” anche il consigliere Mariella Mularoni che sostiene come la maggioranza abbia “perso l’occasione per fare chiarezza attraverso un atto che avrebbe tolto l’alone di opacità dietro le scelte dell’esecutivo. In più occasioni abbiamo manifestato disponibilità al confronto e ad ampliare il progetto di legge”.
“Quello della maggioranza – ha concluso – è stato un atteggiamento di chiusura completa e totale mentre era loro interesse dare risposte alla cittadinanza per fare quella chiarezza senza la quale non si ridà fiducia agli investitori e ai cittadini. E non si crea un clima di serenità”.

“Il problema fondamentale – aggiunge Davide Forcellini di Rete – del sistema bancario è la perdita di fiducia. Dal nostro punto di vista è stata estremamente illogica la chiusura totale della maggioranza. Adesso.sm non ha proposto nulla di diverso. Si poteva estendere l’indagine anche agli anni precedenti. Questa occasione che andava colta non lo è stata. Mi sono appellato direttamente ai commissari, ma si sono arrogati la responsabilità di nascondere la verità al paese. Un motivo ci sarà della situazione odierna. Questa chiusura netta è un atteggiamento autoreferenziale e di completa paura e non condivisione. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa è successo sulle loro teste perché oggi c’è un clima di completa sfiducia”.

A seguire l’ex segretario di Stato Teodoro Lonfernini, che ha ripercorso tutte le tappe delle decisioni in ambito bancario di maggioranza e governo, sottolineando numerosi aspetti critici e concludendo: “Dopo tutto quello che è successo recentemente, quando sarebbe necessario fare una commissione? La lettera del segretario di Stato alle Finanze Simone Celli del Comitato per il credito e il risparmio letta e consegnata in Aula questa mattina durante i lavori del Consiglio conferma tutto quello che abbiamo chiesto e lamentato. Ora siamo noi i complottisti o gli abbiamo smascherati? La lettera – conclude Lonfernini – conferma l’imbarazzo e le motivazioni del rigetto risultano molto superficiali”.

A esprimere la perplessità personale e del suo partito è stata poi Giovanna Ceccchetti che accusa: “In questi mesi sono emersi tanti dubbi e quelli espressi dalle opposizioni si sono palesati, ma senza avere risposte si è pensato di eliminare il problema licenziando Savorelli? Le responsabilità le hanno anche il presidente di Bcsm Grais e il governo e soprattutto il segretario Celli perché si sono appiattiti sulle posizioni di Bcsm. La trasparenza sbandierata dalla maggioranza non è invece stata fatta e si tratta di una occasione persa”.

“Ci aspettavamo l’atteggiamento della maggioranza – ha concluso Gian Carlo Capicchioni del Psd – però credo che sia stato un atto politico veramente sbagliato. Come altri atteggiamenti politici alquanto inopportuni su queste tematiche. Quello della lettera del CCR racchiude in sé l’inadeguatezza del governo e della maggioranza. Non è solo l’atto maleducato di Savorelli che ne ha determinato il licenziamento, scrivono, ma una serie di atti già a partire dai primi mesi 2017. Perché allora – domanda Capicchioni – il governo non è ricorso ai ripari prima? Ha addossato a Savorelli delle colpe che sono più politiche che tecniche. Ritengo un atto inadeguato rigettare la commissione di inchiesta e le motivazioni utilizzate veramente inconsistenti. Non sono valide. E c’era pure un ordine del giorno approvato al quale il governo e la maggioranza non si sono nemmeno attenuti”.

 

 

 

 

 

 

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