Npl Delta, Dc: Maggioranza dichiara il contrario di quanto votato in Consiglio

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Il Paese ha avuto in questi giorni l’onore di conoscere le ennesime dichiarazioni rilasciate alla stampa dai rappresentanti di Adesso.Sm, questa volta sulla questione Npl. Purtroppo è stato detto l’esatto contrario rispetto a quanto, fino a due mesi fa,  non solo era stato dichiarato, ma addirittura votato (vedi OdG del Consiglio G. e G. approvato all’unanimità).

Sarebbe allora utile ricevere dal Segretario Celli la spiegazione su come si doveva intendere il progetto “NPL” che era alla base del piano industriale di Cassa di Risparmio del settembre 2017 elaborato da Boston Consulting Group. Tale piano,  illustrato e consegnato in incontri istituzionali tenuti con le parti sociali, prevedeva in tempi rapidi la costituzione di una bad bank in cui sarebbero confluiti tutti i crediti non performing della banca, ivi inclusi, poiché parte preponderante, quelli vantati verso il gruppo Delta, a sua volta creditore dei tanti clienti finanziati con il credito al consumo e le cessioni del V° dello stipendio. Non è stata approvata alcuna revisione di tale piano industriale, né è stato reso noto che il progetto iniziale fosse limitato ai soli crediti vantati verso debitori sammarinesi, come pare invece dall’ultima comunicazione resa alla stampa.
Se, come è stato detto, la vendita prospettata dei crediti Delta consentirà di ridurre l’impegno dello Stato riguardo alla ricapitalizzazione di Cassa di Risparmio, allora  significa che il prezzo di vendita  non può essere inferiore ai valori del deficit di bilancio. E’ possibile ottenere dal Governo una risposta chiara su questo? Dal momento che nelle argomentazioni della maggioranza si fa esplicito riferimento ad un minore impegno dello Stato per la ricapitalizzazione di Cassa, come questo sarà possibile va spiegato, perché la vendita di NPL ai prezzi ipotizzati potrebbe invece, al contrario, comportare nuove perdite (e quindi nuova ricapitalizzazione) per Cassa.
Quanto all’affermazione poi, secondo la quale per una società di diritto sammarinese sarebbe “…impossibile una gestione profittevole di NPL facenti riferimento alla normativa italiana e quindi anche ai Fori italiani…” sorge inevitabile qualche perplessità. Le Banche sammarinesi non svolgono da sempre attività di recupero crediti in Italia? Il recupero crediti non è attività consentita in Italia per qualunque società (o Banca) sammarinese? La decisione di rinunciare a questa facoltà da cosa è sostenuta? Si è fatto un business plan che comprendesse uno scenario alternativo? Se le Banche italiane, interessate alla chiusura del 182/bis di Delta, hanno spinto Cassa verso tale soluzione, per Cassa stessa economicamente svantaggiosa, cosa si è ottenuto come contropartita dal Sistema italiano? Una linea di liquidità? Un prestito pluriennale? La sottoscrizione di un titolo emesso dalla Repubblica di San Marino che consenta di dare liquidità all’ intero sistema economico? Un pieno e fattivo appoggio alla firma del memorandum di intesa tra le Banche Centrali dei due Stati?

Chi sta gestendo questa partita e lo sta facendo senza rispondere con chiarezza e coerenza a questi quesiti, come può pensare che nei cittadini cresca la fiducia che si sta agendo mettendo al primo posto l’interesse della nostra Repubblica?

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