Sindacato della Reggenza, opposizioni: Nessun danno alla democrazia

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“Abbiamo accolto con assoluto rispetto il contenuto della sentenza del Collegio dei Garanti sia per quanto riguarda il rigetto dell’azione di Sindacato alla Reggenza Fiorini-Carattoni, sia per il rigetto delle richieste degli stessi Carattoni e Fiorini, i quali avevano chiesto la condanna dei denuncianti alle spese e che gli stessi venissero perseguiti per calunnia. Richieste entrambe rigettate”.

Così in una nota tutti i firmatari dell’azione di sindacato alla Reggenza.

Crediamo senza alcun pregiudizio che aver promosso questo ricorso non abbia arrecato danno alla democrazia del nostro Paese e ancor meno al prestigio dell’istituto della Reggenza e del ruolo di supremo garante del nostro ordinamento costituzionale che esso deve svolgere, essendo stato, il ricorso stesso, impostato proprio sulla tutela del ruolo di garante della Dichiarazione dei Diritti e di ogni norma vigente che la Suprema Magistratura deve avere.

L’azione di Sindacato è stata l’ultima iniziativa, in ordine temporale, portata avanti per far emergere le irregolarità della Legge di Bilancio dello Stato, tra le quali quella della Reggenza in sede di promulgazione era solo la meno grave. Proprio nella seduta del 20 dicembre 2017 come forze di opposizione abbiamo presentato degli ordini del giorno e, infine, depositato una nota a verbale in cui abbiamo evidenziato quelle che, a nostro avviso, raffiguravano delle vere e proprie irregolarità nella rappresentazione del Bilancio dello Stato. La conferma delle irregolarità ci arriva dagli stessi esperti del Fondo Monetario che a fine gennaio hanno rimarcato la mancanza della previsione, per cui la maggioranza e il governo sono stati costretti ad intervenire. Infatti solo in seconda battuta il governo ha emanato una delibera per inserire i 480 milioni mancanti all’interno del Bilancio. Una modalità che da un lato ha confermato le nostre perplessità e dall’altro ha creato un precedente pericoloso per cui si permette di intervenire sul Bilancio dello Stato, già chiuso e votato dal Consiglio Grande e Generale, con semplici provvedimenti amministrativi.

È in questo contesto di continue irregolarità che l’azione di Sindacato ci è parsa non solo opportuna ma coerente con il percorso intrapreso.

Avremmo voluto riservare ulteriori riflessioni al momento in cui saranno note le motivazioni della sentenza, certi che alla luce delle stesse, unitamente alle dichiarazioni emerse nel corso del dibattimento, nuovi approfondimenti saranno necessari nell’ottica della salvaguardia dell’impianto costituzionale del nostro Paese essendo lo stesso strettamente legato al ruolo “speciale” attribuito ai Capitani Reggenti.

Purtroppo le dichiarazioni rilasciate a caldo dalle forze di maggioranza mostrano come, alle stesse, questi approfondimenti non interessano e, in spregio anche alle valutazioni che il Collegio Garante vorrà produrre, parlano già di “ragioni assurde” presentate dai ricorrenti e di atti giuridici di valenza storica.

Senza anticipare nulla sarebbe stato sufficiente almeno attenersi a quello che è emerso nel corso del dibattimento:

  • la Direzione della Finanza pubblica ha confermato che nella Legge di Bilancio previsionale e pluriennale era prevista copertura per il debito garantito dallo Stato attraverso il Decreto Legge 98/2017 solo per il 2018, ma non per il 2019 e 2020 e che, nonostante il Decreto, la garanzia da esso stabilita non è stata in alcun modo ancora formalizzata;
  • il Consiglio Grande e Generale si è trovato a votare una Legge di Bilancio che non rispondeva alle norme vigenti, costringendo in tal modo anche la Reggenza pro-tempore a valutare quali sarebbero stati i danni maggiori per il Paese fra la promulgazione di una simile legge e la non promulgazione.

Anche solo questi elementi avrebbero dovuto suggerire maggior prudenza e cautela in chi vuol dare al Paese lezioni di democrazia e di rispetto della legalità. Perché a mettere in imbarazzo la Reggenza non sono certamente stati coloro che da essa si attendevano qualcosa di più a tutela della Repubblica.

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