Consiglio, approvata la legge per il recupero dei crediti monofase

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Con 29 voti a favore, 13 contrari e 6 astenuti viene approvato il Pdl di iniziativa popolare “Legge su crediti monofase e crediti d’imposta alle banche”.

La seduta consiliare di ieri era riprensa dal comma 20, con il dibattito e l’esame in seconda lettura del Progetto di legge di iniziativa popolare  “Legge su crediti monofase e crediti d’imposta alle banche”.

Come spiega il relatore di maggioranza, Luca Boschi, C10, “l’obiettivo della legge di iniziativa popolare era quello di porre l’attenzione su due temi: i crediti monofase non recuperati negli anni dallo Stato e la verifica sul credito d’imposta attribuito alle banche alla luce delle fusioni bancarie”. Quest’ultimo punto risulta superato alla luce della recente istituzione del Comitato di sorveglianza, mentre il testo licenziato in Commissione si concentra sul primo tema, definendo le modalità di attivazione delle azioni di responsabilità. Si chiarisce poi che la norma non ha valore retroattivo e si istituisce, come deterrente per fenomeno distorsivi, l’anagrafe dei debitori. “Con questo Pdl- commenta poi Boschi- abbiamo posto fine alla generazione di questi debiti (i crediti monofase) perché non si generino più in futuro”.

Insoddisfatta invece si dichiara l’opposizione rispetto un progetto di legge che, lamenta, risulta stravolto dalla sua versione originaria. “La legge che la Commissione, dopo i rimaneggiamenti del governo, consegna al Consiglio Grande e Generale- spiega Roberto Ciavatta, Rete, relatore di minoranza- non ha nulla a che vedere, nei contenuti e nella sua filosofia di fondo, con la volontà espressa dai cittadini attraverso la sottoscrizione della legge in questione”. L’attuale Pdl risulta poi “una perdita di tempo” poiché “nella sua scarna configurazione governativa- lamenta Ciavatta- che oggi discutiamo, nulla potrà recuperare dei 380 milioni di euro dichiarati oramai prescritti”. Piuttosto, il nuovo testo punta a reintrodurre “elementi di discrezionalità della politica- lamenta il relatore- su provvedimenti giurisdizionali sui quali nulla dovrebbe avere da dire”.

Nel corso dell’esame dell’articolato, sono respinti tutti gli emendamenti presentati dalla minoranza, ma si crea uno stallo all’articolo 2, quando si rende necessario ripetere la votazione su una proposta di Dim, poiché l’esito del voto, per alzata di mano, viene ritenuto non chiaro.

Alla fine dell’esame del testo, il provvedimento viene approvato con 29 voti a favore, 13 contrari e 6 astenuti .

Si sottopone all’Aula quindi un Odg presentato dalla maggioranza, modificato alla luce di alcune osservazioni dell’opposizione, volto a dare mandato all’Avvocatura di Stato di “esprimere un parere rispetto alla possibilità di applicare retroattivamente i principi di cui al presente progetto di legge con riferimento ai parametri costituzionali vigenti”, quindi per verificare la possibilità di recupero dei crediti monofasi passati. L’Odg viene approvato con voto palese a maggioranza.

I lavori sono proseguiti in serata con la “Presentazione del Piano Strategico per lo sviluppo del settore turistico”, da parte del Segretario di Stato Augusto Michelotti, e con il relativo dibattito.

Di seguito un estratto degli interventi a cura della SMNA.

Comma 20. Progetto di Legge di iniziativa popolare “Legge su crediti monofase e crediti d’imposta alle banche”, presentato dalla signora Karen Pruccoli e altri/ approvato con 29 voti a favore, 13 contrari e 6 astenuti

Luca Boschi, C10, relatore di maggioranza

‘Il progetto di legge licenziato in Commissione Finanze va a completare un percorso importante che tale disposto ha avuto da diversi mesi. Infatti la normativa che discutiamo in seconda lettura, parte da una iniziativa popolare portata avanti da un gruppo di cittadini nell’estate del 2016.  L’obiettivo della legge di iniziativa popolare era quello di porre l’attenzione su due temi: i crediti monofase non recuperati negli anni dallo Stato e la verifica sul credito d’imposta attribuito alle banche alla luce delle fusioni bancarie.

Rispetto a quest’ultimo secondo tema, disciplinato dall’art. 2 della legge di iniziativa popolare discussa in Commissione, si è arrivati alla definizione del Comitato di Sorveglianza, predisposto dall’art. 41 della legge 144/2016, con il compito di garantire il corretto accertamento dell’amministrazione finanziaria dei presupporti per il riconoscimento del credito di imposta riconosciuto in forza di interventi di sostegno del sistema bancario. In questo senso si è intesa quindi superata la disposizione prevista nella legge di iniziativa popolare, fermo restando l’impegno, di convocare l’attuale Comitato di Sorveglianza in Commissione per valutare l’operatività e i limiti dello strumento e, se necessario, implementarlo con funzioni aggiuntive.

Venendo all’analisi dell’articolato licenziato in Commissione ritengo particolarmente strategico e focale il primo articolo, quello legato alle azioni di responsabilità.  Lo Stato, come disposto dall’articolo 1, per il tramite dell’Eccellentissima Camera, esercita l’azione di responsabilità, in caso di somme iscritte al ruolo di importo superiore a 200.000 euro contenuta in cartella esattoriale scaduta almeno da ventiquattro mesi e per i quali non siano pendenti ricorsi giurisdizionali o siano in essere dilazioni di pagamento. Fatto salvo la possibilità da parte dello Stato di promuovere l’azione di responsabilità per somme inferiori ai 200.000 euro. Il “tetto” dei 200.000 euro, inoltre, può essere modificato ogni anno attraverso decreto delegato, previo apposito riferimento in Commissione Finanze.

L’azione di responsabilità è autorizzata dal Congresso di Stato valutato il parere vincolante dell ‘ A vvocatura dello Stato. In questa norma viene affrontato il tema centrale della discussione: le azione di responsabilità nei confronti degli amministratori che hanno debiti con lo Statodi qualsiasi natura. Questo porta ad allargare il campo, rispetto a quello che prevedeva la norma originariamente, infatti ad essere contemplati come importi utili a definire l’ammontare complessivo da imputare come somma iscritta al ruolo, non è solo l’imposta monofase bensì qualsiasi altra forma di debito, sia esso un tributo, sia esso un pagamento nei confronti dello Stato, sia esso un contributo.  Il testo prevede, quindi, che vengano promosse azioni di responsabilità verso le società in debito con lo Stato. Sarà l’Avvocatura ad esprimersi e il parere sarà vincolante per il Governo, questo per evitare di avviare azioni legali che possano portare solo un esborso economico per lo Stato e non un reale introito. La prescrizione, prevista dalla legge sulle società in questi casi, viene allungata da 2 a 5 anni.

Mentre per quanto concerne la retroattività delle azioni, per i crediti accumulati in passato è chiaro che come regola generale le norme giuridiche non hanno effetto retroattivo: esse, cioè possono regolare solo casi sorti successivamente all’entrata in vigore della norma stessa e non quelli, invece, già realizzatisi.  “La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”. Questo divieto non essendo assoluto incontra alcune eccezioni specialmente quando sussiste un criterio di ragionevolezza e di maggiore giustizia. In questo senso, sarà nostra premura, chiedere un parere all’ Avvocatura affinché si possa comprendere se sussistono spazi di manovra rispetto all’avvio di azioni anche per posizioni debitorie passate.

Intanto, però, crediamo si sia raggiunto un ottimo punto di equilibrio fra la necessità di fare chiarezza e ascoltare le istanze dei proponenti, al fine di evitare ulteriori ammanchi dovuti dallo Stato in futuro o comunque di perseguimento e di accertamento di responsabilità in caso di debiti nei confronti dell ‘Eccellentissima Camera, e la possibilità tecnica legislativa di produrre una norma efficace e che non vada a scontrarsi con difficoltà applicative o contrasti di carattere costituzionale.  Proseguendo l’esame della legge, all’articolo 2 è disciplinato l’anagrafica dei debitori che ha come obiettivo quello di rendere trasparente i dati dei debitori di somme iscritte al ruolo superiori ai 20.000 euro. I debiti devono considerarsi definitivi, per i quali non siano pendenti ricorsi giurisdizionali o non siano in essere dilazioni di pagamento. Questo per evitare inutili esposizioni di soggetti che stanno provvedendo all’adempimento del debito.  Infine alI’articolo 3 abbiamo due norme tecniche utili a specificare meglio, in ambito amministrativo, la definizione del principio di consapevolezza e ordinaria diligenza e ad integrare, alla luce dei cambiamenti prodotti dallo Sportello Unico, la Commissione per l’adozione dei provvedimenti prevista dal Decreto Delegato n.24 del 2015’.

Roberto Ciavatta, Rete, relatore di minoranza

‘II Progetto di Legge di iniziativa popolare “Sui crediti monofase e i crediti d’imposta alle banche” ha registrato il sostegno da parte delle forze politiche di opposizione. Si tratta di un progetto di legge ampiamente illustrato addirittura fin dalla campagna elettorale di novembre 2016, allorquando alcune forze politiche, ora al governo del paese, ne avevano preso spunti a piene mani per proporsi come la forza che “avrebbe recuperato” i quasi 400 milioni di crediti monofase vantati dallo Stato.  Le stesse forze politiche di maggioranza si sono affrettate a rimarcare in conferenza stampa, appena avvenuto il passaggio in Commissione della medesima legge, il grande risultato ottenuto nell’assecondare la volontà dei firmatari di questa legge, e a rimarcare come nel momento della sua approvazione il nostro paese sarà più vicino a far pagare doverosamente chi ha fatto il “furbetto”, questo il termine spesso usato parlando dei debitori monofase.  Purtroppo queste forze politiche mentivano in campagna elettorale e continuano a mentire oggi. Mentivano allora perché erano ben consapevoli che quel monte di crediti lo Stato non avrebbe potuto recuperarlo nel loro totale, ma avrebbe solamente potuto tentare di aggredirlo con modalità più efficaci. Mentono ora perché la legge che la Commissione, dopo i rimaneggiamenti del governo, consegna al Consiglio Grande e Generale non ha nulla a che vedere, nei contenuti e nella sua filosofia di fondo, con la volontà espressa dai cittadini attraverso la sottoscrizione della legge in questione.

La legge di iniziativa popolare era composta di due soli articoli:
1) il primo, composto di due commi, creava un automatismo attraverso il quale l’avvocatura dello Stato sarebbe stata tenuta ad avviare azioni di responsabilità nei confronti di amministratori e sindaci di società cessate con debiti monofase superiori a 10 mila euro.

2) Il secondo, composto di 8 commi, introduceva un pool composto di tre professionisti sammarinesi scelti attraverso un bando pubblico per controllare l’andamento del recupero dei crediti di imposta riconosciuti alle banche, prevedendo che il loro compenso fosse parametro ai risultati raggiunti.

Il governo ha cancellato entrambi gli articoli della legge popolare, e li ha rimpiazzati con articoli suoi che ne modificano totalmente il senso, ragione per cui dobbiamo constatare nostro malgrado che la legge popolare che ha dato spunto a questa discussione non esiste più, e siamo di fronte ad un altro provvedimento unicamente governativo.  Con il nuovo articolo 1 viene eliminato l’automatismo, dunque il congresso di Stato (ovvero la politica) decide se avviare azioni di responsabilità verso società debitrici, ma solo se il loro debito è superiore a 200.000 euro (viene da chiedersi chi deve salvare il governo al di sotto di tale soglia, considerato che aveva inizialmente proposto una soglia di 300.000, ridotta solo a seguito di lungo dibattito dalla opposizione!) e solamente se la cartella esattoriale è già scaduta da 24 mesi. È vero che si lascia, al comma 3, la possibilità al CdS di promuovere l’azione di responsabilità anche al di sotto di tale significativa soglia, ma appunto lo si fa reintroducendo la discrezionalità della politica, bypassando la validissima intuizione dell’automatismo espressa dai proponenti.  Ci si potrà così trovare di fronte a debitori per 199.000 euro verso i quali lo Stato non fa nulla, e altri debitori, magari per 5.000 euro, ma nemici del governo di turno, verso i quali lo Stato avvierà azioni di responsabilità.Si prolunga poi (e questo è un bene) il periodo di prescrizione delle azioni di responsabilità svolte nell’interesse dello Stato, ma nulla si dice sul fatto che tali termini sono già scaduti per tutti i debitori monofase di cui si vociava in campagna elettorale, per i quali vige un sonoro condono tombale.

A nulla è servito in questo caso -ci auguriamo se ne possa ragionare almeno in futuro- insistere sull’ipotesi di stabilire che i reati verso cui lo Stato promuove azioni di responsabilità non potessero cadere in prescrizione.
Un pateracchio insomma, appena limitato dalle modifiche introdotte in commissione dalla minoranza, prevedendo ad esempio che almeno il parere dell’avvocatura sia vincolante.

In quanto all’articolo 2, invece di controllare che le banche non approfittino del credito di imposta per addossare allo Stato la loro incapacità di recupero dei propri crediti, il governo si limita a cancellare tutto Ccon la scusa che esiste già il comitato di sorveglianza, di cui scriveremo in seguito) e a introdurre il principio secondo cui verranno pubblicati i dati dei debitori verso lo Stato per somme superiori a 20.000 euro, fatti salvi i debiti verso cui pendano ricorsi e prevedano dilazioni dei pagamenti. Un provvedimento reputato di per sé positivamente, augurandoci che il governo non commetta gli stessi grossolani errori commessi nella pubblicazione dei nomi dei debitori dell’anno scorso, che comprendevano decine di società che nel frattempo avevano pagato fino all’ultimo centesimo.  Il vero peccato, però, è che introducendo questo palliativo il governo ha bocciato la proposta popolare, che invece l’opposizione, con emendamento di Democrazia in Movimento, aveva tentato di integrare nel comitato di sorveglianza istituito su sua proposta nella finanziaria del 2017 (Legge 144, articolo 41), rafforzandolo e cancellandone le storture che ad oggi vedono, ad esempio, in questa commissione il vice-presidente di Banca Centrale, figura assolutamente fuori luogo. Un comitato che secondo le stesse dichiarazioni del Segretario Celli, ad oggi non ha mai rispettato la legge laddove prevede che debba rendicontare ogni sei mesi sul proprio operato.

Per andare incontro alle pance, il governo si inventa poi una maggiorazione della sanzione dello 0,5% (dal 3 al 3,5) qualora vengano accertate irregolarità sulle transazioni commerciali di un’impresa, anch’esso un palliativo che è certamente opportuno, ma nulla cambierà in termini di rispetto delle norme né in termini di introiti per lo Stato.  Si dà infine mandato alla commissione per la verifica del diritto al rimborso di emanare, entro 60 giorni dall’approvazione della presente legge, una circolare con cui dovrà stabilire che cosa si intende per “consapevolezza e ordinaria diligenza” dell’operatore economico, in assenza del rispetto della quale l’operatore non avrà diritto ad alcun rimborso. Una commissione, di fatto, è delegata a dettare prescrizioni normative.

Come visto, purtroppo nulla rimane della volontà di aggredire i furbetti che arricchiscono alle spalle del paese.
Da far suo l’opposizione, con j suoi emendamenti (tutti ripresentabili non certo per volontà della maggioranza, come annunciato durante la commissione, quanto per assenza dei suoi componenti) ha tentato di integrare la proposta popolare calibrandola al periodo attuale, e integrandola con quanto nel frattempo realizzato.

Si era previsto il controllo su eventuali altre società di gestione che dovessero venire attivate nei prossimi tempi, da parte dei 3 controllori sammarinesi assunti tramite bando di selezione che avrebbero sostituito gli attuali componenti del Comitato di vigilanza previsto dall’articolo 41 della Legge 144/2016, integrando i compiti di quest’ultimo tra i propri e prevedendo relazioni trimestrali alla Commissione Finanze, affinché l’intero arco costituzionale fosse sempre al corrente dell’avanzamento dei lavori. Si era altresì ribadito -principio di buon senso che solo liberi cittadini possono proporre, e regolarmente la politica ammanicata boccia- che il 30% dello stipendio dei controllori fosse vincolato alla loro reale capacità di recupero dei crediti.  Questa politica però preferisce pagare anche i nullafacenti, purché rimangano allineati al governo.

E dunque con queste premesse non si può sperare nulla da questo progetto di legge, nella sua scarna configurazione governativa che oggi discutiamo, che nulla potrà recuperare dei 380 milioni di euro dichiarati oramai prescritti, e che reintroduce elementi di discrezionalità della politica su provvedimenti giurisdizionali sui quali nulla dovrebbe avere da dire. Ci auguriamo che per amore del rispetto della volontà dei nostri concittadini, plasticamente espressa in un progetto di legge stravolto in commissione, e animati dalla volontà di far pagare i furbetti invece di continuare a spalleggiarli, almeno l’aula consiliare, le sue persone libere, possa prendere in considerazione l’opportunità di reintrodurre alcuni degli elementi lasciati incautamente per strada per volontà governativa, facendo propri gli emendamenti presentati da Democrazia in movimento.

Simone Celli, Sds per le Finanze
Ringrazio i cittadini di aver promosso una iniziativa di legge che ha consentito il Consiglio di confrontarsi sul tema sentito della recuperabilità di crediti/debiti monofase, di per sé è pdl che ha già raggiunto un risultato nel portare l’Aula a legiferare sulla materia. Che è materia che si presta a demagogia e populismo e che deve essere affrontata in termini tecnici e amministrativi ragionevoli ed equilibrati. Il Pdl sottoscritto e presentato da liberi cittadini ha permesso di avere un punto di partenza su cui intraprendere un percorso legislativo che il governo legittimamente ha cercato di modificare ,adottando una versione non solo compatibile con la funzionalità e operatività degli uffici che si occupano della materia, ma anche dando una piattaforma normativa con una logica. E’ una normativa che prevede cambiamenti robusti rispetto alla proposta dei promotori, confermo le intenzioni del governo ad assecondare le volontà i dell’Aula qualora si volesse implementare questo provvedimento normativo. Condivido l’appello fatto da Ciavatta, se l’aula decidesse di intervenire per irrobustire il provvedimeto, il governo rispetterà la volontà dell’Aula, a maggior ragione visto che ci si occupa di un progetto di iniziativa popolare. Se così fosse quindi, nessun problema, ma credo vada apprezzata l’impostazione che può apparire più debole rispetto alla legge iniziale, ma che ritengo contenga passi in avanti significativi riconosciuti anche dalla relazione di minoranza. Ci sono norme del Pdl che, in termini culturali, fanno fare un salto di qualità nel Paese, sottolineo l’mportanza dell’art. 2, l’anagrafica dei debitori, che indicherà su apposito sito tutti i morosi con lo Stato che non hanno piani di rietro. La pubblicazione di chi è debitore con l’amministrazione vuole avere effetto deterrente. E’ uno strumento già usato nei paesi anglosassoni con risultati. Così come l’art. 3 contiene certezze del diritto su contenziosi di revoca monofase, caratterizzati ad oggi da un livello di discrezionalità rilevante e ha creato incertezza per operatori e amministrazione.

Teodoro Lonfernini, Pdcs

Il Pdl ha svolto tutto il suo iter in Commissione dove è stato attentamente analizzato il testo presentato dai cittadini. L’ha portato in commissione la signora Pruccoli, che rappresentava il gruppo di cittadii che ha lavorato al Pdl. Devo dire che purtroppo oggi siamo all’approvazione in seconda lettura di un testo che non è assolutamente quello presentato dai cittadini. La politica dimostra di essere più indietro rispetto ai cittadini, di fronte al buco della monofase da 300 mln di euro, la politica ha dovuto attendere che si muovessero i cittadini. Nell’andare a legiferare un sistema di controllo della monofase, ci si accorge che la maggior parte di quei crediti non sono più esigibili, certo meglio legiferare qualcosa oggi che trovarsi impreparati. Sul testo: ci sono elementi da chiarire. Il primo, all’art. 1, sull’azione di responsabilità, difficile capire il limite del congresso che autorizza e il parere vincolante dell’Avvocatura dello Stato, è una soglia interpretabile, andrebbe chiarito nel testo. Come maggiore chiarezza ci deve essere nel funzionamento dell’ufficio tributario.

Tony Margiotta, Ssd

Sono d’accordo con chi dice che il fenomeno del recupero della monofase in passato è stato complicato ed è stato fortemente criticato anche nella passata legislativa. Ritengo perciò importante che i cittadini abbiano firmato il Pdl e consentito al Consiglio grande e generale di iniziare un ragionamento per intervenire in modo incisivo e per annullare il fenomeno. In commissione il dibattito che si è creato è stato positivo, ci sono state alcune posizioni dell’opposizione che la maggioranza non ha potuto accettare, ma siamo qui per poterne riparlare e per poter intervenire. Credo comunque che il testo mette dei principi fondamentali e i termini per poter intervenire sui ‘furbetti’, anche con azioni di responsabilità. Importante poi l’allungamento degli anni per la prescrizione. Ci sono state proposte dell’opposizioni, come il portale disincentivante per chi vuole fare il furbetto con la monofase, credo sia un fattore importantissimo che viene dall’opposizione e che si è potuto inserire. Posso capire che con il Pdl non si va a recuperare sul passato, anche a me non sta bene quanto accaduto. Adesso abbiamo però un progetto di legge che ci permette di mettere un punto zero per affrontare quello che verrà da qui in avanti. Mi auguro che attraverso il dialogo e le proposte, oggi si possa ancora migliorare il testo.

Nicola Selva, Rf

Ci sarebbe da scrivere un libro del perchè si è in ritardo su questi temi, bene hanno fatto i cittadini a proporre un pdl per tentare il recupero dei crediti monofase per lo Stato. Per recuperare questi crediti gli uffici dovrano essere preparati e potenziati, ma è un passo che si dovrà fare e per potenziare il recupero è necessaria una legge specifica perché potenzia il settore. Certamente il pdl può essere potenziato e più incisivo e possiamo lavorarci, ma sottolineo che fino ad oggi ben poco si faceva e ben poco c’era.

Francesco Mussoni, Pdcs

Credo vi sia molta demagogia su questo Pdl, che è su una materia importante, è frutto dell’iniziativa popolare, la maggioranza in particolare cred