Consiglio, duro scontro sulla mozione di sfiducia al segretario Renzi

dimissioni consiglioi

COMUNICATO STAMPA

 

CONSIGLIO GRANDE E GENERALE, SESSIONE STRAORDINARIA 6 DICEMBRE

 

– GIOVEDI’ 6 DICEMBRE –  Lavori del pomeriggio

 

Al centro della sessione consiliare straordinaria odierna è la mozione di sfiducia nei confronti del Segretario di Stato con delega alla Giustizia, Nicola Renzi, sottoscritta da tutti i consiglieri di opposizione.

E il tema della giustizia è affrontato anche in comma Comunicazione, con l’annuncio, da parte dei consiglieri Teodoro Lonfernini, Pdcs, e Federico Pedini Amati, Mdsi, di aver presentato esposti in Tribunale contro la divulgazione a mezzo stampa dei verbali della Commissione Giustizia e del Consiglio giudiziario plenario, documenti ritenuti secretati e riservati.

Quindi il comma 2, relativo alla mozione di sfiducia, viene introdotto dal consigliere Marco Gatti, Pdcs, che motiva l’atto dell’opposizione. Nel mirino, l’iter che ha portato all’individuazione e alla nomina del nuovo magistrato dirigente, l’iniziativa condotta in prima persona dal Segretario di Stato con delega alla Giustizia e del Presiente della Commissione Affari di Giustizia, Mimma Zavoli, nei confronti del Prof. Giovanni Guzzetta. Ma Gatti aggiunge altri motivi sull’opportunità della sua nomina.  In primis, “Guzzetta non è magistrato, in base alla legge- chiarisce il consigliere Pdcs- quindi sarà nominato dirigente del tribunale- e non un magistrato dirigente- che non ha attribuzioni giurisdizionali che spettano ai magistrati  perché non fa parte dell’ordinamento giudiziario”. Sotto la lente anche il curriculum del neo magistrato dirigente in cui non figura “esperienza nell’ambito direzione delle strutture degli organi giudiziari”, e soprattutto, Gatti solleva il dubbio sulla sua incompatibilità. E ancora: “Una delle colpe gravi da ascrivere  al Segretario- incalza il consigliere di opposizione- è che abbiamo ridotto una magistratura che è diventata una macchietta, gli organismi deputati al dibattito e alla scelta sono usati esclusivamente per ratificare scelte fatte altrove”.  

Segue il lungo riferimento del Segretario Nicola Renzi che bolla l’atto dell’opposizione nei suoi confronti come “una mozione totalmente politica che prescinde radicalmente dai fatti, perché per scelta espressa di alcuni dei suoi firmatari si basa su assunti non documentabili”.  E ancora, “nel testo stesso della mozione che vorrebbe sfiduciarmi- manda a dire- vi sono molte menzogne strumentali, molte falsità”. Renzi ribatte alle accuse rivolte per l’iter che ha portato alla nomina del Magistrato dirigente: è stato “un percorso lineare e comprensibile- sottolinea-  che, ancora una volta, ha inteso dare voce al Tribunale, perché da esso scaturisse l’individuazione di una possibile soluzione”. E la stessa individuazione di un nuovo magistrato dirigente  “come prevede la legge- rimarca- avrebbe dovuto tassativamente trovare la sua approvazione solo ed esclusivamente in seno al Consiglio Giudiziario Plenario, unico organo deputato ad assumere questa decisione, come effettivamente è stato”. Il Segretario di Stato si difende anche dalle accuse di aver “creato conflittualità all’interno del sistema giudiziario sammarinese”. Tale conflittualità del Tribunale era infatti “ben precedente- evidenzia- e, per giunta, lamentata dagli stessi magistrati, dunque non è stata affatto alimentata dal sottoscritto”. 

            Nel corso del dibattito- cui sono risultano 58 iscritti ad intervenire e che è proseguito fino alle 24- emergono posizioni molto distanti tra opposizione e maggioranza, i consiglieri di Adesso.sm stigmatizzano un’azione che definiscono strumentale ed esprimono sostegno sia al proprio Segretario di Stato che al neo Dirigente del Tribunale. Dall’opposizione restano invece le accuse di ingerenza dell’esecutivo e della maggioranza sulla magistratura, confermate nelle procedure che avrebbero portato alla nomina del nuovo magistrato dirigente.

Di seguito un estratto degli interventi del pomeriggio.

Comma n.1 COMUNICAZIONI

Teodoro Lonfernini, Pdcs
Qua dentro un fatto gravissimo è accaduto nei giorni scorsi, alla luce di quel fatto grave di cui ha dato notizia “L’Informazione”, ho presentato ieri denuncia formale alla Gendarmeria per sapere chi ha violato – e lo ha fatto sicuramente qualcuno qua dentro- il segreto istruttorio sui verbali della Commissine Giustizia e del Consiglio Giudiziario plenario. Ho fatto una comunicazione formale alla Reggenza nella giornata di ieri, in cui ho allegato la denuncia, ritengo il fatto accaduto sia estremamente gravo lesivo sia di procedure ben precise amministrative e penali. Sarò curioso a titolo personale e quale membro del Consiglio di capire perchè strumenti a disposizione in maniera secretata, per quale ragioni si trovano su un quotidiano locale sammarinese. Faccio salvo il diritto di cronaca di ogni soggetto che ha compito di fare informazione, ma d’altra parte è mio obbligo informare le autorità e contestare quello che avviene in maniera poco ortodossa nelle nostre istituzioni. C’è un responsabile in quest’Aula e saremo ben lieti come consiglieri della Repubblica di sapere dalle autorità preposte  chi è quel responsabile.

Luca Boschi, C10
Volevo scusarmi con le loro Eccellenze, con il Segretario di Stato Zafferani e tutto il congresso, con i consiglieri di maggioranze e opposizione per l’incidente che non ha permesso l’analisi e l’approvazione del Pdl di cui ci stavamo occupando nei giorni scorsi. Mi sono confrontato e chiarito con i membri della Segreteria Istituzionale, l’incidente è nato da un fraintendimento mio sull’interpretazione del regolamento consiliare e causa dell’incidente è solo e solamente il sottoscritto.

Federico Pedini Amati, Mdsi
Volevo comunicare all’Aula che anche io sono andato oggi in Gendarmeria e ho sottoscritto e integrato l’esposto del collega Lonfernini sulle pubblicazioni dei verbali della Commissione Affari di giustizia. Come ci si scandalizza della pubblicazione di atti coperti da segreto in altre testate, non ho sentito commenti della maggioranza su questa testata che continua la pubblicazione dei verbali. Eppure quando certe cose danno fastidio si grida allo scandalo e si gridano anatemi, ancora una volta segretairo Giustizia ha perso un’occasione.

Rilevo poi l’ineleganza del marito del Segretario per le Finanze, Ivan Foschi, che dopo il rinvio a giudizio del collega Ciavatta ha fatto un post diffamante oltremodo nei confronti di Roberto Ciavatta, mettendo la foto di Silvio Berlusconi che esprimeva solidarietà perché anche lui  ‘vittima’ dei giudici politicizzati. Si vergogni Ivan Foschi, chiedo al Segretario di Stato per le Finanze se condivide questi messaggi di suo marito, quando si è chiesto a tutti di abbassare i toni in favore del dialogo. Questo è il modo in cui gli uomini della maggioranza abbassano i toni?

Pier Luigi Zanotti, Rf
Concordo e ritengo vergognoso che verbali riservati arrivino sui giornali e che tali documenti diventano pubblici e sono poi pubblicati sugli organi di stampa, io non sono scandalizzato a senso unico, sono sempre scandalizzato. Il problema è che quando sono pubblicati anche le ordinanze, non solo si fanno esposti, si fanno serate e dibattiti pubblici. Bisogna scandalizzarsi, sempre non solo quando conviene. Il governo ha dato mandato ad azioni di responsabilità per verificare cosa è successo. Invito ad essere pacati e calmi e pro-dialogo, come ha fatto Pedini. Non posso rispondere per Ivan Foschi, ma se si chiede al cittadino, congiunto con un membro di governo, di avere un atteggiamento meno provocatorio, allora mi chiedo come presidente della  Commissione antimafia, Pedini possa scrivere post che vado a leggere: “a differenza di bulli minorati mentali che gridano su azioni in Cassa..” che saremmo noi della maggioranza… “alle piccole merde di questo paese, burattini e burattinai, “..se questo è il livello di comunicazione, mi spiace, io non ce la faccio ad usare questo tono.

Alessandro Mancini, Ps
Non esistono due pesi e due misure, la condanna va sempre fatta con la diffusione di atti riservati di altra natura, ma questi atti non sono nostri, le ordinanze del tribunale non sono infatti verbali della Commissione Affari di giustizia. La denuncia dei colleghi parla di atti parlamentari coperti dal segreto d’ufficio della Commissione affari di giustizia.

Comma n.2. Trattazione della mozione di sfiducia nei confronti del Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Affari Politici e Giustizia, Nicola Renzi, presentata il 29 novembre 2018 da 26 Consiglieri

Marco Gatti, Pdcs

Do lettura mozione di sfiducia al Sds Renzi.
Il Consiglio Grande e Generale,

premesso che con lettera del 26 novembre 2018 inviata a tutti i membri della Commissione giustizia, il Prof. Guzzetta, membro del Collegio Garante, comunicava di essere stato contattato dal Sds con delega alla Giustizia, Nicola Renzi e dal prsidente Commisisone Affari di Giustizia Mimma Zavoli per ricoprire l’incarico di Magistrato dirigente, scelta assunta senza alcuna preventva deliberazione e discussione all’interno degli organismi istituzionali, (…)

per aver creato conflittualità all’interno del sistema giudiziario sammarinese, avvalando in qualità di Sds Affari di Giustizia la rimozione dell’Ex magistrato dirigente tramite Ordine del giorno,quando tale atto non era previsto per legge, nonchè per non aver preso le distanze e stigmatizzato le dichiarazioni rilasciate in sede commissione consiliare per le Finanze in data del 10 ottobre 2018 dall’ex Sds alle Finanze Simone Celli, in cui ha attaccato frontalmente l’attività della magistratura, mettendone in discussione propria fiducia ed autonomia,

Sfiducia il Segretario di Stato Affari di giustizia Nicola Renzi”.

Le motivazioni sono tante, partirei dalla fine, nel senso che durante un Consiglio grande e generale abbiamo visto pubblicato on-line una lettera inviata da colui che si è definito coordinatore dei giudici, il commissario Roberto Battaglino, indirizzato al Segretario Giustizia e al presidente della Commissione Affari di Giustizia, in cui ravvisava delle difficoltà nel ruolo che gli era stato dato da un mese dal Consiglio giudiziario ordinario, quindi dai suoi colleghi, per cercare di coordinare l’attività dei giudici e di coprire carenze, essendo venuto a mancare il magistrato dirigente in carica. Battaglino scrive che in questo mese lui ha trovato impossibile riuscire apportare correttivi ai criteri di distribuzione del lavoro, c’è il problema degli arretrari etc… fa presente che si auspica si possa procedere celermente a esplorare tra giudici superiori e in ambiti istituzionali disponibilità ad assumere ruolo di magistrato dirigente, perché queste carenze che non riesce a superarle e generano sfiducia nell’attività di amministrazione della Giustizia.

Il Dott. Battaglino è stato nominato da Consiglio giudiziario ordinario non vedo perchè non si sia rivolto prima ai suoi colleghi per superare le difficoltà. E non mi è mai successo di vedere dimissioni in cui si contempli anche dove si dovrebbe andare ad esplorare la nomina di un magistrato dirigente, di un sostituto a questo ruolo che era provvisorio. Fatto sta che a seguito di questa lettera il Sds Renzi e Presidente Zavoli si attivano per dare risposta a queste difficoltà. Abbiamo poi saputo  nel precedente Consiglio della lettera del Prof. Guzzetta inviata ai membri della Commissione Affari di Giustizia in cui dice che il Segretario Renzi e il Presidente Zavoli si sono recati da lui per chiedere la sua disponibilità ad assumere incarico  di magistrato dirigente e io dico che posso essere disponibile. Prima considerazione che faccio: si dà risposte con questa nomina alle richieste di Battaglino? Ad esempio, siccome Guzzeta non è magistrato, in base alla legge, quindi sarà nominato un dirigente del tribunale- e non un magistrato dirigente- che non ha attribuzioni giurisdizionali che spettano ai magistrati  perché non fa parte dell’ordinamento giudiziario. Per esempio non può dare risposte sulla vocazione del fascicolo. Altra cosa riguarda l’esperienza nell’ambito della direzione. Chi viene nominato al di fuori dei commissari della legge e di giudice di terza istanza, il magistrato dirigente deve avere esperienza nell’ambito direzione delle strutture degli organi giudiziari, come prevista per legge, nel suo curriculum non l’ho vista. Nel curriculum mi ha colpito invece che Guzzetta è presidente della “Open Gate Italia”, un’attività economica. Mi sono quindi ripreso in mano la legge perché mi sembrava una nomina incompatibile, inftati in base alla legge al dirigente del tribunale si applicano tutte le incompatibilità previste sui magistrati: dalla legge n.145 del 2003, articolo 2, l’ufficio di magistrato è incompatibile con l’attribuzioni di incarichi di amministratore e sindaco di società. Quindi chi è nominato ha nominato un soggetto incompabile per legge, per cui c’è decadenza immediata.  Mi chiedo se in Commissione o in Consiglio giudiziario plenario questa cosa è stata dibattuta.

Sono andato a vedere anche incompatibilità del Collegio dei Garanti e c’è scritto che anche i membri del Collegio non possono ricorprire incarico di amministratore o sindaco di società sia nel territorio della Repubblica che all’estero, lui è stato nominato a marzo 2018 presidente del Cda, è quindi diventato incompatibile ed è decaduto, per decadenza immediata. Da marzo 2018 ci sono state ben 3 sentenze con un soggetto decaduto. E oggi noi lo nominiamo dirigente del Tribunale.

Una delle colpe gravi da ascrivere  al segretario è che abbiamo ridotto una magistratura che è diventata una macchietta perché non approfondiamo le cose. Gli organismi deputati al dibattito e alla scelta sono usati esclusivamente per ratificare scelte fatte altrove.  Come si fa a pensare che la commissione Affari di giustizia e il consiglio giudiziario che si riuniscono nel giro di poche ore fanno analisi, valutano le scelte e prendono indirizzi possibilimente all’unaniità: ciò significa che le scelte sono state prese d’altra parte e si va lì a fare la formalità previste per legge, ma significa che questi organismi sono snaturati. Anche i membri di maggioranza arrivano lì con scelte già fatte e non si guarda neanche un curriculum perché ci si fida.

Ci sono stati fatti gravi, che il presidente del collegio garanti fosse decaduto e nessuno se ne è accorto. Come potrà svolgere pienamente le sue funzioni anche per rispondere alle criticità espresse da Battaglino?

Abbiamo un tribunale diviso, con un Odg si fa la rimozione del magistrato dirigente del tribunale, ciò ha fatto sì che la Repubblica di San Marino sia stata segnalata dal comitato di monitoraggio del consiglio d’Europa da sammarinesi per violazione gravissima, e stiamo andando avanti, perché quando gli organismi sono esautorati vuol dire che non c’è più il ruolo dell’opposizione e le decisioni sono prese fuori e si va avanti solo con i numeri, altro problema dell’indipendenza di organismi utilizzati per violare delle leggi. Questi sono solo alcuni motivi per riflettere su quanto successo nel settore ggiustizia che si trova tra ricusazioni e contro ricusazioni, astensioni, denunce incrociate tra giudici, questa cosa non è nata da niente. Cosa ha fatto il Segretario di Stato per cercare di dirimere tutto questo?

Nicola Renzi, Sds con delega alla Giustizia
Siamo finalmente giunti alla concretizzazione più evidente del paradosso che, si è innescato a partire dal 30 ottobre 2017, quando tutto è cominciato. Prima di passare in rassegna le argomentazioni che vengono addotte per chiedere la sfiducia nei confronti del mio operato, però, è necessario per me evidenziare con forza un aspetto cruciale: quello dei vari documenti che descrivono lo svolgimento dell’intera questione della politica giudiziaria.

Vorrei iniziare infatti con una domanda: come possono vari Consiglieri, dei quali ho letto le firme in calce alla mozione, sostenere degli assunti e promuovere degli addebiti, non avendo avuto conoscenza dei documenti che dovrebbero attestarli o –al contrario- negarli, rendendo in definitiva totalmente infondate le varie accuse?

I Consiglieri di maggioranza hanno chiesto, tramite una lettera, di poter conoscere quei documenti. Per la verità anche il Consigliere Gatti ha posto la stessa richiesta qualche mese fa, salvo poi ritrattarla, e vari Consiglieri di opposizione – tra essi Teodoro Lonfernini -, in colloqui privati con me o con altri, hanno manifestato, giustamente, la stessa necessità. Perché dunque quei documenti, atti parlamentari -si badi bene!- non sono stati consegnati ai Consiglieri? Chi temeva e teme che il Consiglio Grande e Generale conosca con precisione la verità dei fatti? Questo aspetto, che può sembrare solamente marginale, in realtà -credo- racchiuda invece le motivazioni stesse della mozione di sfiducia nei miei confronti. Una mozione che è totalmente politica, una mozione che prescinde radicalmente dai fatti, perché per scelta espressa di alcuni dei suoi firmatari si basa su assunti non documentabili.

Ecco allora, forse, spiegato cosa si celava e si cela dietro la volontà di tenere nascosti quei verbali al Consiglio ed ai Sammarinesi: il tentativo di poter muovere attacchi politici che, se solo quei documenti fossero stati conosciuti, anche marginalmente, sarebbero stati valutati da tutti come assolutamente infondati. Alcuni, pochi manovratori politici hanno voluto utilizzare la “segretezza” per tentare di far prevalere la menzogna sulla verità. La piena, totale indipendenza del Tribunale e la strenua difesa di essa, da me sempre sostenuta, è stata sfigurata e distorta nella volontà di manipolarla. Il parere ampiamente maggioritario dei magistrati è stato trasfigurato in una sorta di complotto. Il principio democratico per eccellenza, quello del consenso e della maggioranza dei consensi, è stato svilito, nelle rappresentazioni distorte, a complotto. Il rispetto pedissequo e fin quasi parossistico delle procedure e degli iter istituzionali è stato trasformato nel famigerato “colpo di stato”. Questo tentativo di costante disinformazione e traviamento della verità è divenuto lo strumento micidiale, nelle mani di pochi, per descrivere il contrario di ciò che è accaduto: contando sul fatto che i Sammarinesi più che ai documenti, ai fatti, si affidino ai “si dice”, alle ricostruzioni fantasiose, alle mezze verità, alle menzogne. Fortunatamente non è così. Fortunatamente i Sammarinesi chiedono a gran voce di conoscere la verità, di leggere i documenti, gli atti parlamentari, e poterli valutare. Questo è il primo principio della nostra Repubblica.

Signori Consiglieri, per questo a voi rivolgo il mio appello accorato -come alcuni abili manovratori presenti in quest’aula più volte hanno fatto nei confronti dei Consiglieri di maggioranza, ma, da parte mia, con rispetto e senza strumentalizzazioni!- un appello per chiedervi di pretendere di sapere come si sono svolti i fatti; per chiedervi di non voler essere parte di un processo -pur parlamentare- sommario. Per chiedervi di pretendere di valutare dopo aver visto le carte.

Perché questa lunga premessa? Perché nel testo stesso della mozione che vorrebbe sfiduciarmi vi sono molte menzogne strumentali, molte falsità.

La prima: il percorso svolto da me e dal Presidente Mimma Zavoli viene definito “arbitrario”: nulla di più falso; semmai oggettivo, documentato e trasparente. Esso prende le mosse dalla lettera inviata in data 12 novembre 2018 dal Commissario Battaglino, nominato nel Consiglio Giudiziario Ordinario del 16 ottobre u.s., coordinatore degli uffici del Tribunale.

In questa missiva, indirizzata ai Capitani Reggenti, a me ed al Presidente Zavoli, lettera peraltro tempestivamente inviata a tutti i membri della Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia, lettera (-sembra quasi strano doverlo rilevare-, ad uso esclusivo della Commissione, dunque, passibile degli stessi motivi di riservatezza che secondo alcuni ammanterebbero i verbali della Commissione, ma, puntualmente resa pubblica, come pure la lettera del Professor Guzzetta, senza che nessuno dall’opposizione insorgesse a stracciarsi le vesti); lettera che -dicevo- riporta, in un suo passaggio, testualmente questa espressione “In altre parole temo che un Tribunale senza un Dirigente possa generare sfiducia nell’amministrazione della Giustizia. Auspico dunque che si possa procedere ad esplorare, tra i Giudici superiori, o comunque in ambito istituzionale, eventuali disponibilità ad assumere il ruolo di Magistrato Dirigente o a trovare soluzioni idonee per la risoluzione delle problematiche sopra illustrate.”

Insomma è lo stesso Commissario Battaglino che ha formulato nella sua missiva, insieme ad una analisi delle problematiche contingenti del Tribunale, anche una possibile via di soluzione. Soluzione che, io ed il Presidente, dopo aver informato le Loro Eccellenze, abbiamo solo tentato di sondare. Questa sarebbe la colpa! Ecco allora che sono stati contattati, lo stesso Commissario Battaglino, come segno di rispetto e attenzione per la sua missiva ed il ruolo ricoperto, i Giudici d’Appello e di Terza istanza. Essi stessi, dopo i colloqui intercorsi, hanno inteso formulare uno stringato, ma sostanziale riassunto delle posizioni, che ci sono state trasmesse e che qui riporto:

“I giudici della Terza istanza e di Appello, sentiti singolarmente dal Segretario di Stato per la Giustizia insieme al Presidente della Commissione Consiliare per gli Affari di Giustizia hanno manifestato ciascuno la propria indisponibilità ad assumere l’incarico di Magistrato Dirigente del Tribunale. Essi tuttavia hanno espresso al Segretario di Stato e al Presidente della Commissione Consiliare Affari di Giustizia e ribadiscono congiuntamente l’auspicio che l’incarico di Magistrato Dirigente sia affidato a personalità di rilievo istituzionale, di chiara fama ed alto valore scientifico, di comprovata esperienza nella partecipazione e direzione di organi giudiziari, di piena affidabilità nella conoscenza, nell’approfondimento e nella pratica di diritto sammarinese. In tal senso hanno suggerito di verificare eventuali disponibilità in seno al Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme.”

In base a questa segnalazione abbiamo poi proceduto, il Presidente ed io, a contattare i membri del Collegio Garante, in ordine di anzianità nella carica, riscontrando da parte del Professor Giovanni Guzzetta una disponibilità ed una contestuale richiesta di qualche tempo per riflettere. Un percorso -come dicevo- lineare e comprensibile, che, ancora una volta, ha inteso dare voce al Tribunale, perché da esso scaturisse l’individuazione di una possibile soluzione. Soluzione, per giunta, che aveva, e non poteva che avere, i contorni di una disponibilità, che, come prevede la legge, avrebbe dovuto tassati