Facilità nel fare impresa, San Marino punta a risalire la classifica della Banca mondiale

San Marino aspira a salire ulteriormente di posizione nella valutazione della Banca Mondiale sull’indice di competitività. “È un obiettivo fondamentale e raggiungibile” commenta il Segretario di Stato all’Industria, Andrea Zafferani

Dopo aver guadagnato 5 punti nell’ultima graduatoria sulla facilità di fare impresa, la Repubblica di San Marino aspira ad una ulteriore risalita nel ranking annuale elaborato dalla Banca Mondiale che misura, attraverso undici indicatori, i pregi e i difetti dei diversi “ambienti di business” offerti da 190 Paesi.

L’aggiornamento pubblicato alla fine di ottobre scorso, assegnava alla Repubblica l’88 esimo posto nella graduatoria mondiale, con un punteggio di 64.74, migliore rispetto all’anno precedente ma meno brillante rispetto a paesi come Malta, Grecia e Cipro; piuttosto lontano dalla media regionale (Europa e Asia Centrale) e dall’Italia, che si era attestata al 51 esimo posto, con un punteggio di 72.56

Fondamentale, per raggiungere questo risultato, sarà il processo di semplificazione burocratica, già indicato dal gruppo di lavoro appositamente costituito, che il Governo intende perseguire con sollecitudine con una serie di provvedimenti.

Determinante per il raggiungimento di questi obiettivi è da un lato il riordino degli uffici deputati ad assistere chi intende fare impresa, per ridurre considerevolmente i tempi di risposta alle varie istanze, dall’altro le innovazioni e l’introduzione di nuove norme, che dovranno consentire agli imprenditori di avviare da subito la propria attività.

Interventi che potranno consentire un balzo in avanti nella graduatoria “Doing Business” di Banca Mondiale, in particolare per l’indicatore “Starting Business” che misura tempi, costi e procedure per la costituzione di una società e l’avvio di attività.

Attualmente il tempo medio stimato per San Marino è di 12,5 giorni, contro i 6,5 giorni, ad esempio dell’Italia.

“Ci sono ampi margini di miglioramento – afferma il Segretario di Stato all’Industria, Andrea Zafferani – e intendiamo perseguirli con determinazione”.

Il progetto dell’esecutivo si basa su una serie di punti specifici, che vanno dall’introduzione del “Silenzio-Assenso” alla “SCIA” (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) che rappresentano un approccio particolarmente innovativo rispetto al passato, trasferendo “ex post” tutte le verifiche e i controlli, rimandandoli a dopo l’avvio di attività.

Poi ci sono gli adeguamenti e gli ammodernamenti della struttura burocratica, che passano attraverso l’introduzione della Raccomandata e della Fattura Elettronica; lo snellimento di Commissioni e Organismi Istituzionali, prevedendone in alcuni casi anche l’abrogazione; l’eliminazione di procedure obsolete che portano alla duplicazione dei documenti richiesti; la creazione dello Sportello Unico per l’Impresa e l’adozione di un Testo Unico in materia, solo per citare alcuni obiettivi.

“Da riconsiderare – spiega il Segretario all’Industria – c’è anche l’utilizzo dei codici ATECO, istituiti a fini puramente statistici, divenuti nel tempo vincolanti per la codificazione della licenza, e quindi dell’attività per l’impresa. Dobbiamo arrivare – aggiunge Zafferani – ad una maggiore flessibilità sull’oggetto della licenza. Cercheremo di portare avanti la maggiore quantità di interventi di semplificazione possibili in tempo utile perché vengano presi in esame già nell’indagine Doing Business di quest’anno”.

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