Anche San Marino in prima fila nella lotta al doping

Una giornata per “giocare in modo vero”, cioè senza doping.

E’ quanto la Wada ha celebrato ieri, il 10 aprile. Come Sanmarinonews.sm affrontiamo l’argomento del doping e della lotta all’uso con il dottor Claudio Muccioli, presidente del Nado San Marino, l’organismo che si occupa della lotta al doping e che effettua i controlli antidoping nella Repubblica di San Mario.

Dottor Muccioli, il 10 aprile si è celebrata la giornata mondiale contro il doping, il “play true day” cioè il giorno in cui lo sport deve essere vero, pulito. Quanto può incidere infatti il doping nelle prestazioni sportive?

“Il doping è per sua definizione contrario allo spirito sportivo e chi cerca di ottenere un risultato attraverso l’uso di scorciatoie che prevedono l’utilizzo di sistemi illeciti sta facendo qualcosa che è contrario allo sport. In ogni epoca c’è stato e ci sono stati i cosiddetti ‘cavalli di battaglia’, cioè l’assunzione di farmaci che potevano migliorare le prestazioni sportive, dall’assunzione delle anfetamine fino agli anni ’60, all’assunzione di anabolizzanti, tuttora molto utilizzati, all’EPO particolarmente in uso fino agli anni 2000. Le nuove frontiere del doping oggi vanno verso la somministrazione di molte sostanze introdotte a bassi dosaggi, chiamati ‘microdosaggi’, fino all’utilizzo di sempre più avanzate metodiche fisiche che possono arrivare al cosiddetto doping genetico”.

Spesso si pensa al doping solo come un “potenziamento” della prestazione, ma è vero che si mette a rischio anche la salute?

“L’assunzione di sostanze dopanti mette gravemente a rischio la salute degli atleti e le cronache di questi ultimi 20 anni sono piene di giovani atleti o ex atleti che sono deceduti o hanno sviluppato gravi patologie incurabili dovute proprio all’assunzione di sostanze fortemente nocive per il nostro corpo. Ricordo a tal proposito di stare molto attenti quando qualcuno vi tranquillizza dicendovi di prendere senza alcuna preoccupazione una specifica sostanza perché ‘tanto non fa male’, o ‘non fa niente’. Come dice il vecchio adagio se una cosa non fa niente a quel punto non ho motivo di prenderla, se invece mi dà qualche effetto devo sempre temere anche che mi possa creare un effetto nocivo. Quindi qualsiasi cosa che vi può far migliorare una prestazione, dietro nasconde sempre l’incubo di procurarvi anche un danno grave al fisico”.

A proposito di episodi relativi al doping, anche sul Titano non sono mancati casi di positività. Che cosa si sta facendo in Repubblica per contrastare il fenomeno del doping?

“Sì è vero ci sono stati casi di positività, sia nel passato, sia più recentemente. Nell’ambito della nostra attività abbiamo riscontrato due casi di positività, uno su un atleta sammarinese e uno su un atleta partecipante ai Giochi dei Piccoli Stati, ma al contrario di quanto si pensi, per noi questi due episodi pur negativi nel loro aspetto sportivo, hanno un valore positivo in quanto vuol dire che il sistema dei controlli funziona e che il sistema NADO è garanzia per un corretto rispetto delle regole. Se analizziamo infatti i numeri, negli ultimi due anni sono stati effettuati oltre 120 controlli di cui 79 in occasione dei Giochi dei Piccoli Stati”.

Cosa si può fare ancora?

“Come NADO siamo fortemente convinti che la principale azione per contrastare il fenomeno del doping sia migliorare la cultura degli atleti e del personale degli staff. L’ignoranza in materia è la prima battaglia che dobbiamo affrontare ed è per questo che stiamo investendo molte risorse nel promuovere una cultura e una conoscenza contro il doping a tutti i livelli. La recente positiva esperienza di aver promosso diversi corsi di formazione di base a tutti gli atleti sammarinesi ci ha permesso di comprendere meglio il grande gap che ancora c’è da coprire per avere atleti con una consapevolezza a 360 gradi di cosa sia il fenomeno doping. Nell’ambito dei corsi è stato somministrato prima dell’inizio del corso un questionario, dalla lettura del questionario sono emersi dati molto interessanti, basti pensare che molti atleti che da anni partecipano a manifestazioni internazionali hanno sbagliato dal 30 ad oltre il 50% delle risposte iniziali. Il doping spesso è vicino a noi e noi non lo riconosciamo, le violazioni al regolamento antidoping ci mostrano un fenomeno molto ampio di cui tutti gli atleti ed il personale dello staff devono essere a conoscenza”.

Quindi c’è poca consapevolezza negli atleti e nel personale sportivo e non che circonda gli atleti stessi?

“La mancanza di consapevolezza negli atleti su cosa sia il doping è molto alta e tutti i nostri sforzi devono essere proiettati ad aumentare questa conoscenza. La positiva esperienza negli ultimi due anni con la Federcalcio ha permesso, al di là dei controlli effettuati, di migliorare fra i partecipanti al campionato sammarinese, la conoscenza di base sul doping”..

Qual è il messaggio che si sente di lanciare?

“Il messaggio che mi sento di lanciare è che chi pratica sport, prima di tutto lo fa per migliorare la sua salute e per stare meglio, poi per divertirsi e gareggiare in maniera pulita nel pieno spirito sportivo. Per cui tutti noi dobbiamo essere fermamente convinti nel dire ‘no’ al doping, perché è contro a questi principi e alla salute degli atleti”.

Frac

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