CSU: attivare la Legge “Salvabanche” per fare chiarezza

8 luglio 2019. Il conto alla rovescia per risolvere la crisi di Banca CIS segna meno 15 giorni ma la soluzione ancora non si vede. Il direttivo confederale unitario della CSU, riunito questa mattina al Central Square, rinnova dunque l’appello a tutte le forze politiche presenti in Consiglio a proseguire con determinazione nel percorso di condivisione concretizzato nell’iter di approvazione della Legge “Salvabanche”, per trovare una soluzione a salvaguardia dei 100 milioni dei Fondi Pensione, dei correntisti e degli 80 dipendenti di banca CIS.

Questo forte appello alla responsabilità cade alla vigilia della Commissione Finanze, convocata per la giornata di domani che vedrà anche la presenza di Banca Centrale, del Commissario Straordinario di Banca CIS e sarà aperta alla partecipazione del Consiglio per la Previdenza.

“Siamo arrivati ad un bivio cruciale – avvertono i segretari della CSU, Giuliano Tamagnini e Gianluca Montanari – non solo per capire quale sarà il destino di Banca CIS, ma anche per fare finalmente chiarezza sul futuro dell’intero sistema bancario del nostro Paese. Dopo quasi sei mesi di blocco dei pagamenti, i tempi sono oramai strettissimi: o si trova un investitore solido ed affidabile, che dia garanzie di sostenibilità dell’investimento per il medio termine, apportando liquidità e concrete garanzie bancarie a supporto per far fronte ad uno sbilancio patrimoniale di oltre 100 milioni, oppure lo storico istituto di credito di Serravalle non avrà futuro”.

“Come emerso dall’incontro della CSU con tutte le forze politiche avvenuto la settimana scorsa, ci aspettiamo che domani la Commissione Finanze – continuano Tamagnini e Montanari – confermi con molta chiarezza che la proposta circolata nei giorni scorsi in merito all’esclusione dall’ente-ponte dei Fondi Pensione, è in netto contrasto con i principi, i contenuti e gli obiettivi della legge Salvabanche, che impongono le massime garanzie sui risparmi previdenziali. Il passaggio in Commissione Finanze deve essere inoltre l’occasione per fare chiarezza fino in fondo sui numeri della crisi di Banca CIS, sulla reale affidabilità e concretezza dell’ipotesi di acquisto, passando preliminarmente dalla ‘risoluzione’ prevista da tale Legge e, più in generale, sulle responsabilità di chi ha causato un dissesto plurimilionario”.

E qui Tamagnini e Montanari interpellano direttamente il Tribunale: “Indispensabile, parallelamente alle ipotesi di cessione/risoluzione deve essere l’immediato avvio delle azioni di responsabilità e delle indagini per accertare i responsabili del dissesto di Banca CIS e le eventuali connivenze che lo hanno consentito. A tal fine l’attivazione della procedura di risoluzione è determinante anche per ampliare i termini di prescrizione e considerare inefficaci per frode presunta i trasferimenti di fondi e/o contante effettuati dagli esponenti aziendali e dall’alta dirigenza”.

Va inoltre ricordato, puntualizzano i Segretari Generali della CSU, che “a quasi un mese dall’esposto presentato dal Consiglio per la Previdenza riguardo il destino di 62milioni di Fondi Pensione depositati in Banca CIS e investiti in conti pronto termine, ancora a nessun magistrato è stata assegnata la titolarità dell’indagine”.

Per il direttivo confederale unitario della CSU è indispensabile che vengano attivati i disposti della Legge 102/2019 “Salvabanche” ed in particolare lo strumento della “risoluzione”, che consentirà di fare chiarezza sui numeri e sulle responsabilità degli organi di amministrazione, di controllo, di alta direzione e società di revisione. I Fondi Pensione dovranno essere trasferiti nell’ente-ponte, così come tutte le altre attività e passività, così come previsto dalla Legge.

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