Consiglio, comma comunicazioni monopolizzato dalla crisi politica

consiglio centrale

La seduta di settembre del Consiglio grande e generale si apre con  la lettura da parte dei Capitani reggenti delle sentenze del Collego garante della costituzionalità delle norme. Dopodichè scatta il comma Comunicazioni.

            Tiene banco in particolare la possibile crisi politica negli interventi di maggioranza e opposizione, assieme alle diverse riforme che il Paese deve mettere in cantiere, da quella delle pensioni al possibile indebitamento, e agli appuntamenti imminenti con gli organismi internazionali: il Fondo monetario internazionale e l’agenzia di rating Fitch. Molto gettonati dagli esponenti delle diverse liste i concetti di pacificazione, responsabilità e governo allargato.

            È soprattutto il Partito democratico cristiano sammarinese a chiedere chiarezza alla maggioranza con le dimissioni, per poi affrontare al Tavolo istituzionale già convocato per la prima seduta la redazione del bilancio per scongiurare l’esercizio provvisorio e la programmazione delle azioni da intraprendere. La stessa maggioranza, in particolare Civico 10, apre alla possibilità di nuove elezioni, ma rivendica anche quanto fatto, in particolare per la trasparenza del sistema bancario, e sottolinea di non essere attaccata alle poltrone. Più cauta Repubblica futura, per la quale andare subito alle urne sarebbe irresponsabile. Il dibattito andrà avanti fino alle 24.

Di seguito un riassunto degli interventi fino alle ore 20.15.

Michele Guidi, consigliere Ssd: Il mondo è cambiato, è cambiata la famiglia, si è prolungata la vita. E a ognuno è richiesto un sacrificio superiore o diverso. Dobbiamo insegnare ai ragazzi la sessualità nelle scuole, per parlare di aborto e maternità. Dovremmo difendere le donne e la maternità con le protezioni. Le donne nel tempo dell’aspettativa tendono a tralasciare il lavoro e i contributi per la pensione. Cambiano con il part-time. E dovranno riversare fino a 65-67 anni la propria pensione.

Servono servizi per gli anziani. Da 70 a 80 anni occorre trovare delle soluzioni per tutelarli. Dagli 80 ai 90 dobbiamo fare dei servizi alla persona, domiciliari e non ricorrere tanto alle badanti. Oltre alla riforma pensionistica, occorre fare un ragionamento su tutto. Noi abbiamo preso questa responsabilità, in altri non c’è.

Roger Zavoli, consigliere Rf: ci sono movimenti molto strani, Adesso.sm si sta sfilacciando. Il progetto iniziale si basava su coraggio, cambiamento e lealtà verso gli alleati. É andato avanti nonostante le bufere bancarie e finanziarie, i cui problemi non sono partiti da noi ma dagli anni della follia della piazza finanziaria. Ci sono state la trasparenza su Carisp e la volontà di tenere chiaro il quadro della finanza pubblica per renderci credibili. I dati macroeconomici sono lievemente positivi, l’avvio del polo della moda è molto positivo come le manifestazioni di alto livello organizzate. Governare con serietà significa anche scontentare. Siamo il Paese delle polemiche ed è il tempo di risolvere i problemi, dalla riforma previdenziale e delle imposte dirette, al finanziamento internazionale, banca Cis, la revisione della spesa pubblica. Governo e maggioranza sono partiti con determinazione sul progetto iniziale, ma di fronte al calo fiducia c’è una volontà di maggiore condivisione politica e sociale. Bene dunque il tavolo istituzionale per condividere il più possibile. Ma le decisioni vanno prese e non rimandate. Sarebbe inaccettabile se il tavolo si trasformasse nel laboratorio per creare nuovi equilibri politici per la prossima legislatura. Andare alle elezioni tanto invocate da qualcuno sarebbe un’irresponsabilità totale. Serve responsabilità da parte di tutti.

Monica Montemaggi, consigliera C10: le difficoltà che stiamo attraversando sono in una diversa concezione del percorso di responsabilità. È uno dei momenti più difficili della storia. È stato un percorso di non scelte fatte da anni. Tante riforme strutturali necessarie. E ora dovremo indebitare il nostro Paese. Abbiamo portato alla luce tante crisi bancarie che dovevano rimanere nascoste. All’apertura al dialogo ci crediamo. La responsabilità va verso un’unica direzione, la solidarietà nazionale che coinvolge tutto il Paese. Nessuno vuole celarsi dietro la paura di andare alle elezioni. Nessuno è convinto di dovere rimanere attaccato alla poltrona. Tutti sono chiamati a dare un contributo fattivo, non ci sono protagonismi. Lo scontro maggioranza-opposizione non ha prodotto risultati. Ci sono questioni importanti come l’indebitamento pubblico. Dobbiamo dare un messaggio di compattezza di fronte agli appuntamenti con gli organismi internazionali, con punti programmatici su cui lavorare. C’è stato un cambio di atteggiamento, dobbiamo creare le condizioni per mettere in sicurezza il Paese e poi possiamo anche andare al voto. La concertazione deve proseguire anche nella prossima legislatura. E qui dobbiamo fissare una road map di quello che faremo. Dobbiamo raccogliere i migliori contributi dalle forze sociali ed economiche. Serve rispetto tra i poteri dello Stato. Siamo disponibili anche a rimettere il mandato per portare avanti questi obiettivi per il nostro Paese.

Mirco Tomassoni, consigliere Ssd: esprimo ringraziamento per il lavoro della comandante della Polizia civile Albina Vicini. Bene la scelta di Amedeo Paganelli prima del bando. Ma resta da fare per mettere a fattore comune esperienze ed investimenti. Serve una revisione generale dei corpi di polizia. Riconoscendo pari dignità. Mi concentro su democrazia e senso di responsabilità. Dobbiamo promuovere il valore della democrazia, alimentarlo e custodirlo. I processi per raggiungere il potere devono presupporre la libera concorrenza politica, ma la democrazia si basa anche sulla capacità di mediare le tensioni. Per rafforzare la coesione, non il conflitto sociale. Da qui il senso di responsabilità: in una situazione con problematiche enormi come quella attuale l’appello al senso di responsabilità deve essere tenuto nella massima considerazione. Basta con le accuse e i veti, dimostriamo di essere capaci di perseguire gli interessi del Paese, c’è bisogno di scelte ampiamente condivise. Lavoriamo insieme per una buona legge elettorale e lasciamo da parte le ragioni del consenso a breve termine per una strada di riforme. L’etica ella responsabilità deve prevalere. Ragioniamo sugli scenari e su una data per nuove elezioni se del caso.

Marco Gatti, consigliere Pdcs: alla Festa dell’Amicizia tutte le forze politiche si sono rese conto che c’è una grossa frattura tra la politica, e in particolare governo e maggioranza, e la società civile. Determinata da alcuni approcci alle problematiche, in particolare a inizio legislatura e portate avanti da alcuni personaggi politici. Il Paese è in grande difficoltà, ma vedere da cosa derivano le cose è un esercizio che si fa quando il Paese è in sicurezza. Il segretario di Stato per le Finanze ha aperto il confronto dopo Banca Cis, chiedendo assunzione di responsabilità. Che è possibile fino a un certo punto per una forza di opposizione. I piani sono diversi. Serve un percorso chiaro di medio-lungo periodo. Per farlo serve un punto di partenza chiaro, chiarezza istituzionale, i cittadini devono esprimersi e dare un mandato forte per una maggioranza largamente rappresentativa del Paese. Al tavolo istituzionale abbiamo posto le condizioni della chiarezza istituzionale e dell’assunzione di responsabilità. Siamo nel secondo semestre, non si può arrivare all’esercizio provvisorio. Fatta chiarezza istituzionale, a consiglio sciolto occorre approvare entro la fine dell’anno un previsionale tecnico che metta in sicurezza i conti pubblici, senza grandi scelte politiche, minimale. Sui passaggi istituzionali che ci possano permettere di metterci al tavolo di confronto con pari dignità politica si deve accelerare se si vuole farlo. La Democrazia cristiana non si sottrae alle proprie responsabilità.

Sandra Giardi, consigliera Rete: venerdì c’è stato il primo incontro del tavolo istituzionale e per l’opposizione andrà avanti se si certifica la crisi di governo. Il segretario di Stato Eva Guidi ha elencato una serie di punti: prestito esterno e come pagarlo, riforma delle pensioni, Pubblica amministrazione e spending review, controllo sull’evasione, Igr, finanziamento per debito pubblico, Cassa di risparmio, progetto Npl. Il Paese ha bisogno di stabilità, ma non la si dà a seconda del governo che c’è ma di quello che imposta. I cittadini, le associazioni di categoria e i sindacati hanno la necessità di non subire le decisioni, ma essere parte integrante del cambiamento. La politica deve traghettare verso il futuro cambiamento. Le opposizioni si sono presi una responsabilità, essere opposizioni. Chi ha la responsabilità maggiore faccia un passo indietro e si apra una crisi di questo governo. I punti elencati chiedono anni di sacrificio, si vada il prima possibile alle elezioni e si prosegua con il tavolo istituzionale.

Jader Tosi, consigliere C10: la politica deve avere il coraggio di confrontarsi in Aula, ma c’è stato un muro contro muro negli ultimi due anni. Siamo a un punto di non ritorno e la politica deve fare un passo in avanti per mettere in sicurezza il Paese, in quelle scelte indicate dalla segreteria di Stato. Serve un periodo abbastanza breve in cui la politica esercita insieme e in modo paritetico una discussione sui ruoli istituzionali. Se facciamo oggi luna crisi istituzionale solo per il bilancio è un danno per il Paese. Non c’è scollamento della maggioranza, ma della politica in generale. Facciamolo quel passo in avanti, se non si fanno le riforme faremmo un bilancio meramente contabile. Mettersi a fare le riforme dopo le elezioni in modo paritetico non mi sembra scontato. Gli imprenditori sono molto preoccupati e vogliono garanzie sul passo in avanti della politica.

Federico Pedini Amati, consigliere Mdsmi: nel Paese non si parla che di crisi. Sarò chiaro: il Movimento democratico non si alleerà mai con Repubblica futura. Adesso.sm fissi una data per le elezioni politiche, il governo non lo fa cadere l’opposizione. È finito e lo ha confermato Montemaggi. In piena campagna elettorale portare avanti un bilancio condiviso è un problema. Non potete nascondervi dentro un dito, date la data, portando a casa il bilancio dello Stato. Serve una pacificazione nel Paese perché dovremo chiedere un prestito. Il “governo di tutti” non per forza sarà una manna, una pacificazione. Non si può continuare in un clima di veleni, da ghestapo. Di fronte a Fmi e Fitch presentiamoci uniti. Si fa il gioco del partito contro partito millantando cose false. Se continua così, prevedo per le prossime elezioni burrasca, una campagna elettorale accesa che non serve. Continua la guerra tra bande di potere in tutti gli ambiti.

Luca Santolini, consigliere C10: il Paese è in grande difficoltà, anche per alcuni errori compiuti dalla politica, ma soprattutto perché dal 2008 nessun governo ha realizzato le riforme. Servono un nuovo Prg, un nuovo ospedale, una nuova politica turistica, ma prima sciogliere i nodi delle grandi riforme. Si somma il ricorso a un finanziamento. Nessuno riuscirà a fare riforme impattanti e impopolari senza ampia condivisione, facendo sedere al tavolo le associazioni di categoria. Il tavolo istituzionale è l’unico strumento per superare le divisioni, le antipatie personali e politiche, gli interessi di parte. Tutti sanno che è necessario aprire una fase nuova. E quasi tutti siamo consapevoli che la fase che ci aspetta ci deve vedere tutti seduti a un tavolo per le riforme. Ma non è responsabile anteporre una lettera di dimissioni. La priorità di una politica seria non può essere capitalizzare un momento da punto di vista elettorale, ma mettere in sicurezza il Paese. Servono ragionamenti più elevati e trovare la strada più giusta per superare questa fase. Portiamo a casa il bilancio, presentiamoci uniti agli organismi istituzionali, gestiamo la fine legislatura e impostiamo la prossima per portare a casa le riforme, l’unica priorità.

Mariella Mularoni, consigliera Pdcs: da tutti serve responsabilità per le riforme. È necessario ridare la parola agli elettori per mettere fino all’agonia imbarazzante dell’esecutivo. La Dc non siederà ad alcun tavolo finché non sarà decretata la fine della legislatura, con la data delle elezioni. Saremo così disponibili a ragionare sulla legge di bilancio.

Marina Lazzarini, consigliera Ssd: mi associo nel saluto ad Albina Vicini. La parola che più mi sento addosso è responsabilità. Occorre riflettere e decidere con intelligenza. Sapevamo nel dicembre 2016 che l’economia era in piena crisi e il sistema andava riorganizzato su basi nuove, all’insegna della legalità. Nel programma di governo c’erano tutte le riforme da fare, molti percorsi sono iniziati, ma siamo in ritardo. All’inizio nel 2017 subito investiti da enormi problemi bancari. Nei primi due anni l’azione di governo è stata forte, è stato scoperchiato un sistema malato, che ora potrà ripartire. Rivendichiamo l’operazione trasparenza sul sistema bancario. Serve un finanziamento esterno per riavviare sistema bancario e per i progetti di sviluppo dello Stato, ma non per la spesa corrente. Ma non abbiamo il mandato. Dobbiamo chiedere al Paese cosa pensa. È fondamentale mettere tutti gli attori attorno a un tavolo. Per le riforme servono una maggioranza forte e una forte coesione nel Paese. Per il bilancio è necessario un tavolo istituzionale senza veti e scongiurare l’esercizio provvisorio. Servono garanzie concrete e reciproche.

Fabrizio Perotto, consigliere Rf: nel 2008 il corso dell’economia del Paese è drammaticamente cambiato. La piazza finanziaria è stata una follia senza precedenti. La scelta di virare verso la trasparenza è stata giusta, ma il Pil è crollato. Ma la Repubblica ha retto grazie alla diversificazione dell’economia e alle riserve dei titolari di aziende più avveduti. Abolire il segreto bancario e un rapporto più virtuoso con Ue sono stati viatici giusti. Sono stati confiscati oltre 19 milioni di euro per autoriciclaggio, una San Marino nuova esiste già con un rapporto più efficace con l’Ue, per rendere il Paese innovativo e competitivo.

Matteo Ciacci, consigliere C10: rivendichiamo i passi in avanti tra maggioranza e opposizione. Non si può più ragionare di maggioranza e opposizione, abbiamo un tavolo istituzionale che ci deve portare a compiere con responsabilità i prossimi passaggi: bilancio e compattezza per appuntamenti internazionali. La responsabilità per il Paese davanti a tutto: nessuno è incollato alla poltrona. Perché dovrei vergognarmi della risoluzione del Cis? Abbiamo le mani libere e teniamo la barra dritta, con responsabilità. La fiducia è tornata nel Paese, grazie a una politica che dialoga e fa le cose. Non ci interessa il gioco della poltrona, ma aprire una crisi senza il bilancio è deleterio. Occorre creare le condizioni politiche per quel bilancio. Chiarezza istituzionale e dialogo per fare alcune cose, degli impegni programmatici. Impostando, in tempi celeri, un percorso di salvezza del Paese, con compattezza.

Alessandro Cardelli, consigliere Pdcs: è certificata la fine di questa legislatura. La maggioranza non ha le capacità di fare le cose che ci dice. Riforme e eventuale piano di rifinanziamento. È necessario andare il prima possibile alle urne per dare prospettiva. Come si possono fare le riforme in questo clima? L’atto più responsabile sono le dimissioni del Consiglio grande e generale. Un bilancio prima delle elezioni? Noi siamo chiari. Sono stati fatti dei passi con responsabilità. Dopo le dimissioni ci siederemo alt avolo per trovare le soluzioni per mettere in sicurezza il Paese, dando un’immagine di compattezza a Fitch e Fmi. Siamo pronti a riformare il Paese, ma non è possibile con questa maggioranza. Serve chiarezza. La maggioranza o una parte dia le dimissioni, sono un atto necessario e immediato.

Fabrizio Francioni, consigliere Ssd: sento molte parole e non molto originali. Come spesso è la politica. Nessuno inventa nulla oggi. Il risultato finale è che spesso affrontiamo gli argomenti e non i problemi ed esprimiamo concetti e non soluzioni. La politica è fortemente condizionata dal bisogno di consenso. E la paura di perderlo diviene la causa di scelte sbagliate. Come quelle che qualcuno sta facendo in queste ore. Il primo dovere della politica è parlare al Paese, non nascondere la realtà. Come fa il metodo democristiano. Sono per il dialogo, è fondamentale. Il Paese ha bisogno di una piena assunzione di responsabilità e non dipende da un governo o da una legge elettorale. Il tavolo istituzionale è un fatto positivo, ma siamo nelle condizioni ideali per affrontarlo ho qualche dubbio.

Francesco Mussoni, consigliere Pdcs: sto riflettendo se ricandidarmi. Questo Paese da novembre 2018 ha un problema politico. Il governo era finito e le riforme non sono andate avanti. Per questo chiediamo chiarezza: allungare la non capacità di governare è un problema per il Paese. Mi fa piacere ci siano richiami alla necessità di cambiare fase politica. Ma serve un atto politico chiaro, una maggioranza c’è oppure non c’è. Serve una fase di pacificazione, siamo d’accordo, ma in questi anni non ci siamo nemmeno dati regole moderne di funzionamento del Consiglio grande e generale. La maggioranza deve essere chiaro e dire che ha fallito. Non basta che la politica voglia fare le riforme, devono capire anche sindacati e associazioni. Si deve tornare alla responsabilità del buon padre di famiglia. Occorre aprire una riflessione operativa sui cambiamenti da fare, adattare il Paese ai tempi moderni. Sono tre anni che litighiamo e serve una presa di coscienza. Il bilancio si fa ma occorre creare la fiducia per intervenire sullo Stato. La prima cosa da fare è cambiare le regole di funzionamento di quest’Aula: la politica dei veti ci sta ma è un errore. Se siamo in uno stato di crisi, la crisi si dee aprire.

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