Cannabis ricreativa, sì del Consiglio all’Istanza d’Arengo

Il Consiglio Grande e Generale, durante l’ultima seduta scorsa, prima delle dimissioni dei consiglieri di C10 che hanno posto fine alla legislatura, ha approvato tra le altre cose, l’Istanza d’Arengo numero 16 che chiedeva la regolamentazione per l’utilizzo, ora vietato, della cannabis, a fini ricreativi.

L’Aula ha accolto l’istanza e ora la materia passa all’esame della Commissione consiliare, anche se, a questo punto, se ne riparlerà con il nuovo anno.

Ecco cosa prevede la richiesta presentata da un cittadino:

“si chiede una migliore regolamentazione della cannabis a scopo ricreativo che, senza alcuna limitazione nei livelli di cannabinoidi contenuti, pennetta:

1) il possesso per uso personale fino ad una quantità massima da stabilire (orientativamente 30 grammi, prevedendo eventualmente diversi limiti per residenti e non residenti in Repubblica) di derivati della cannabis (con “derivati della cannabis” si intende, qui ed in seguito, infiorescenze della pianta della cannabis, resine ed estratti di ogni tipo prodotti a partire dalla pianta della cannabis, prodotti edibili contenenti infiorescenze, estratti e/o resine della cannabis, e-liquid contenenti cannabinoidi non sintetici) ad ogni individuo maggiorenne

2) il consumo, ad ogni individuo maggiorenne, di derivati della cannabis in ogni luogo non pubblico o non aperto al pubblico nel quale non vi sia presenza di minori, di donne incinta o di chiunque faccia espressa richiesta di non volervi assistere, nei “locali per la vendita e consumo sul posto” di cui al punto 4 e nelle associazioni di cui al punto 6

3) la produzione, la lavorazione e la trasformazione della cannabis al fine di ottenerne i derivati; prima della messa in vendita, questi ultimi, dovranno essere sottoposti ad esami che ne accertino la non nocività (volti a rilevare la presenza di pesticidi, muffe, micotossine, solventi, metalli pesanti e quant’altro si ritenga necessario, e i contenuti di THC e CBD)

4) la vendita, prevedendo negozi destinati alla sola vendita (sul modello dei cannabis dispensaries statunitensi) e locali destinati alla vendita ed al consumo sul posto (sul modello dei coffeeshops olandesi); la vendita potrà avvenire solo verso individui maggiorenni nel rispetto dei limiti relativi al possesso per uso personale

5) l’autoproduzione, ovvero la detenzione presso la propria residenza di piante di cannabis fino ad un numero massimo da stabilire (orientativamente 4 piante); la presenza di una coltivazione dovrà essere segnalata ad autorità competenti, così come la quantità di sostanza prodotta ad ogni raccolto; la sostanza prodotta potrà superare in quantità i limiti relativi al possesso per uso personale e dovrà essere mantenuta nel luogo dove è avvenuta la coltivazione; solamente colui al quale è intestata la coltivazione potrà prelevare e portare appresso il prodotto, frutto della stessa, o parte di esso nel rispetto dei limiti relativi al possesso per uso personale

6) l’associazione al fine della coltivazione collettiva della cannabis (sulla falsariga dei Cannabis Social Club spagnoli) fino ad un numero massimo di piante per associato in linea con i limiti relativi all’autoproduzione; la distribuzione di quanto prodotto dovrà avvenire fra i membri dell’associazione secondo quanto stabilito dallo statuto di quest’ultima”

La richiesta terminava con la seguente frase:

“Considerando il carattere puramente indicativo di quanto precede, si invita, se necessario, a modificare, anche considerevolmente, i limiti orientativi indicati ed escludere dall’esame uno o più punti del precedente elenco.
Confidando nella serietà con la quale verrà trattato l’argomento. Con i più deferenti ossequi”.

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