Nomina giudici d’appello, interviene il dirigente del tribunale

In merito ad affermazioni di stampa apparse in data odierna relative alla presa d’atto della graduatoria del concorso per la nomina di due giudici di Appello si rendono necessari alcuni chiarimenti. La procedura di presa d’atto all’ordine del giorno del Consiglio Grande e Generale costituisce l’atto conclusivo di un procedimento per la nomina di due giudici di appello che lo stesso Consiglio Grande e Generale ha deliberato di avviare in data 15.03.2019. A seguito di tale deliberazione si è svolta la procedura selettiva, rigorosamente disciplinata dalla legge, procedura che si è conclusa con la formazione di una graduatoria di vincitori deliberata dalla Commissione giudicatrice in data 1 luglio 2019. Come ricordato dal Collegio Garante della Costituzionalità delle norme con la sentenza 24 marzo 2004 n. 3, la presa d’atto del Consiglio Grande e Generale della graduatoria approvata dalla commissione non costituisce “esercizio di potere discrezionale”, “non incide sulla validità del provvedimento” e “non è sottoposta a formale votazione del Consiglio Grande e Generale”. Alla luce di tali premesse non potrebbero avere alcun fondamento le notizie di stampa secondo le quali la presa d’atto potrebbe mancare in considerazione di una supposta volontà di “mantenere libero un posto” di giudice d’appello. Non trattandosi infatti di atto discrezionale, ma di atto vincolato, una tale scelta “selettiva” non sarebbe nemmeno astrattamente ipotizzabile da parte del Consiglio Grande e Generale. Inoltre corre l’obbligo di tutelare l’immagine di questo Tribunale e dei suoi giudici di fronte alle supposte indiscrezioni relative all’ambizione di questo o quel magistrato di ricoprire il ruolo di giudice d’appello (condizione per la realizzazione della quale si richiederebbe pertanto una mancata presa d’atto). Un tale ipotetico obiettivo, oltre, come detto, a non essere praticabile giuridicamente, cozza anche con la logica più elementare. Se tali fossero state le ambizioni di questo o quel giudice, nulla avrebbe impedito ad esso di presentare la propria candidatura nella procedura di nomina che si è testé conclusa.

Infine quanto a ipotetiche e meramente congetturali valutazioni sulla “discutibile” legittimità del predetto concorso, senza entrare nel merito del tenore più o meno diffamatorio di tali illazioni, da valutare eventualmente in altra sede, resta il fatto che qualsiasi asserito vizio del procedimento non potrebbe essere accertato o sindacato in sede di presa d’atto (che rimane atto vincolato), ma andrebbe contestato nelle sedi giudiziarie preposte avverso le deliberazioni della Commissione (sent. 3/2004 del Collegio Garante). Peraltro, la mancata presa d’atto, precludendo la formale conclusione del procedimento, avrebbe semmai l’effetto di impedire che l’accertamento di tali ipotetici vizi venga effettuato. Tutto ciò precisato, si rinnova l’appello alle istituzioni competenti affinché consentano la conclusione dell’iter di nomina dei giudici d’appello, il cui reclutamento è stato dalle stesse istituzioni avviato molti mesi fa. Inutile dire che la mancata presa d’atto danneggerebbe esclusivamente gli utenti del servizio giustizia e cioè i cittadini sammarinesi.

Prof. Avv. Giovanni Guzzetta Dirigente del Tribunale

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