UDS e le sue considerazioni sulla legge di bilancio 2020

Riteniamo interessante il metodo del tavolo allargato alle forze politiche e alle parti sociali per trovare convergenze sulla legge e auspicabile che un tale confronto serrato trovi continuità in futuro.
Esprimiamo preoccupazione per l’ingente quantità di risorse pubbliche che vengono destinate al settore finanziario, il cui dissesto è, lo ricordiamo, la causa del grande indebitamento statale.
Notiamo come questa pluralità di visioni non abbia purtroppo portato a redigere un bilancio attento alla composizione demografica e di genere della popolazione. Non vi sono infatti articoli specificatamente destinati ad affrontare le sfide che un sempre maggiore invecchiamento della popolazione comporta e neppure volti a permettere una maggiore conciliazione tra tempo del lavoro e tempo familiare.
È per noi essenziale l’estensione del part time come diritto di tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore di appartenenza o dalla tipologia contrattuale, specialmente in presenza di figli minori, disabili o anziani non autosufficienti in famiglia.
Manca l’impulso che lo Stato può dare istituendo un corposo congedo di paternità affinché nella coppia vi sia un sempre maggiore equilibrio nel lavoro di cura, permettendo così di rendere continuo e strutturale il ruolo di accudimento paterno e liberando energie femminili alla partecipazione politica ed economica del Paese.
L’attività istituzionale fondamentale, quella svolta dalla Commissione per le Pari Opportunità, ha ora il limite di essere svolta nei ritagli di tempo e per volontariato quando i compiti assegnati alla stessa per legge richiederebbero personale dedicato in grado di svolgerli con continuità e con risorse economiche adeguate.
Crediamo sarebbe opportuno impegnare il prossimo governo non solo alla realizzazione di una serie di riforme, ma anche a realizzarle considerando l’impatto che avranno sulla vita concreta della popolazione, valutandone le conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e culturali, sugli uomini e sulle donne.
Suggeriamo pertanto che le risorse destinate alle infrastrutture non siano impiegate in opere faraoniche che ora non possiamo permetterci, pena un ulteriore indebitamento pubblico, ma per la restituzione alla fruibilità collettiva degli edifici pubblici esistenti, considerando le esigenze associative, relazionali e culturali della popolazione; che le società partecipate non siano solo obbligate ad una razionalizzazione dei costi, ma anche ad un maggiore equilibrio di genere all’interno dei diversi consigli di amministrazione, sul modello della legge Golfo in Italia.
Riteniamo positivo l’impegno verso una maggiore trasparenza sugli NPL e contro l’evasione fiscale.
Riguardo alle future riforme che questa legge di bilancio rimanda alla prossima legislatura auspichiamo che il governo consideri ai fini pensionistici la maggiore frammentazione delle carriere femminili; che dia la possibilità, ora negata, di riscattare anche a distanza di anni il periodo lavorativo a part time; che l’introduzione dell’IVA abbia un carattere sperimentale per poterne valutare appieno l’incidenza sulle famiglie e sulle imprese; che vi sia attenzione verso i beni di prima necessità includendovi anche i prodotti per il ciclo mestruale; che la revisione della spesa pubblica e i limiti al ricorso allo straordinario non significhino riduzione dei beni e dei servizi erogati dallo Stato.
Speriamo infine che tutto il lavoro già avviato per la revisione del contratto di inserimento lavorativo terapeutico non vada perduto e che si dia la possibilità di una retribuzione più dignitosa a questi lavoratori.

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