Il Rigoletto per festeggiare il 2020

Nell’ambito del “Capodanno più lungo del mondo”, torna il tradizionale appuntamento con l’Opera e il Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli che, per inaugurare il 2020, presenta proprio al teatro Galli un nuovo allestimento di Rigoletto, in scena il 1° gennaio alle 17 e venerdì 3 e sabato 4 alle 20.

NOTE DI REGIA di Paolo Panizza

Rigoletto è la prima delle opere della cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi. Popolare perché di grande successo e diffusione, ma popolare anche per le origini non nobili dei protagonisti: il buffone Rigoletto, la mantenuta Violetta di Traviata e il Manrico Trovatore, figlio di una zingara. L’opera entra nell’introspezione, nei sentimenti di personaggi più vicini a noi, alla gente. Meno intrighi di corte e più intrighi dell’anima.
Rigoletto, tra i tre capolavori, ha per protagonista il carattere più complesso e sfaccettato, capace  di passare dallo scherno indegno nei confronti di un padre cui hanno violentato la figlia, all’amore paterno e ossessivo nei confronti della figlia propria. Fa il buffone alla corte di un dissoluto Duca di Mantova, godendo probabilmente di vantaggi, ma odia quell’ambiente dissoluto e “dannato”. Nasconde infatti alla figlia il proprio lavoro, per vergogna e protezione. A nulla purtroppo servirà perché il Destino, tanto caro a Verdi, diventerà il vero protagonista di questa vicenda e stritolerà Rigoletto con l’avverarsi della Maledizione contro di lui scagliata da quel padre deriso. Un Destino che è una sorta di karma ante litteram – tu manchi di rispetto al dolore di un padre ferito/adesso senti anche tu cosa si prova -; un Destino che, se sfidato, può essere ancora più atroce e la vendetta di Rigoletto si ritorcerà infatti tutta contro di lui. La Maledizione, sembra dirci Verdi, siamo noi stessi e le azioni troppo spesso inconsulte che intraprendiamo.
Ho cercato di dare allo spettacolo un taglio molto cinematografico, con piani diversi anche nella scena, pensata e costruita proprio con l’intento di raccontare nel modo migliore possibile quest’avvincente storia, come mio solito nel rispetto della musica e del libretto. Il contesto del Capodanno riminese, a cui sono legatissimo, non mi sembra peraltro il più adatto per letture sperimentali, ma pur nella linea della “tradizione” popolare e di  costume mi sono preso alcune libertà. Ad esempio, preferisco vedere la difformità di Rigoletto più nella sua morale che nel fisico e per questo gli faccio usare e poi dismettere una gobba solo nel primo quadro, come arnese del proprio mestiere, restituendogli poi un’umanità più vicina a noi e non dettata dall’obsoleto concetto di brutto fisico/brutto morale; la casa dove Rigoletto tiene rinchiusa la figlia Gilda preferisco vederla come una “gabbia dorata” per il suo unico amore, una sorta di giardino incantato violato poi dal Duca/lupo. Lupo che sul finale del primo atto faccio ritornare perché anch’esso per un momento torna umano… e lo dice Verdi all’inizio del secondo atto con le parole del Duca stesso: “Ella mi fu rapita! E quando, o ciel… ne’ brevi istanti, prima che il mio presagio interno sull’orma corsa ancora mi spingesse! Schiuso era l’uscio!… la magion deserta! E dove ora sarà quell’angiol caro?… colei che poté prima in questo core destar la fiamma di costanti affetti?… colei sì pura, al cui modesto accento quasi tratto a virtù talor mi credo!… “. Egli non sa ancora che Gilda si trova ora proprio nel suo palazzo… E quando si vedranno per Gilda sarà forse una lieta sorpresa, ma assai breve perché il lupo, come si sa, perde solo il pelo…

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