Consiglio, si discute sulle nomine per il Collegio Garante

consiglio centrale

La seduta del Consiglio Grande e Generale si apre con il messaggio di cordoglio dell’Ecc. Reggenza per la scomparsa, il 10 gennaio scorso, di Marino Bollini, seguito da un minuto di silenzio. A tenere banco, durante il Comma Comunicazioni, è la notizia della vendita del secondo titolo “Demeter”, con i consiglieri di Libera che rivendicano l’estraneità della maggioranza rispetto all’operazione che aveva dato avvio al cosìddetto ‘caso titoli’. “Il recupero totale o parziale dei titoli Demeter nulla toglie alla responsabilità di eventuali reati attorno alla vicenda, per i quali abbiamo sempre richiesto risposte all’interno dell’Aula” afferma Eva Guidi (Libera), che dà lettura di un ordine del giorno con cui si chiede la convocazione di una Commissione finanze, con l’audizione di Banca Centrale, per fare il punto della vicenda dal punto di vista patrimoniale, economico e politico. Matteo Ciacci (Libera) chiede “onestà intellettuale” e di “riconoscere il lavoro profuso nella difesa della governance e nella lotta ai poteri forti”. “Io credo che l’allora maggioranza si fosse resa conto che l’investimento avrebbe arrecato danno al Paese” attacca Francesco Mussoni (Pdcs), dicendo basta al “ritornello della lotta ai poteri forti”. “Il Governo di allora non era minimamente informato sull’operazione che è stata fatta” rimarca Nicola Renzi (Rf). Per Emanuele Santi (Rete) l’odg di Libera è “una richiesta tardiva: noi abbiamo chiesto tante volte di fare chiarezza, ma c’è stato un muro di omertà”. “Quell’operazione era fuori legge – taglia corto Alessandro Mancini (Npr) – occorre accertare la responsabilità di chi l’ha fatta”. Per Andrea Zafferani (Rf) “sarebbe bene sapere le cifre esatte dell’operazione conclusa da Banca Centrale, prezzo di acquisto, di vendita e interessi maturati”. Marco Nicolini (Rete) punta il dito contro la stampa e chiede giustizia per “un Paese raggirato da ladri di polli che si fingono finanzieri”, mentre Giovanni Zonzini (Rete) parla di “lacrime di cocccodrillo” dell’ex maggioranza. L’operazione, ricorda Giancarlo Venturini (Pdcs), “ha favorito la risoluzione di un debito da parte di una società controllata dalla stessa Banca Centrale”.

     Terminato il Comma Comunicazioni, si passa al Comma 2: “Nomina di due membri effettivi e di un membro supplente del Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme”. Apre il dibattito Francesco Mussoni (Pdcs) secondo cui le valutazioni da fare sono due: “una legale ed una politica”. Nel primo caso, “è stata pienamente rispettata l’impostazione prevista dalla legge”. Quanto al dato politico, “in ufficio di presidenza la maggioranza ha proposto dei nomi. L’opposizione, pur avendone facoltà, non lo ha fatto”. Mussoni ammette che c’è stata “un’eccezione alla regola”, ma assicura poi che “la prossima nomina sarà dell’opposizione, con il pieno appoggio da parte della maggioranza”. “Il sospetto è che la vostra seppur velata intenzione sia quella di mettere le mani sul Consiglio giudiziario plenario e di conseguenza sul tribunale” dice Michele Muratori (Libera), parlando di “indecoroso en plein dal retrogusto vagamente totalitarista” e si domanda “perché tuttà questa fretta nel voler nominare il nuovo Collegio?”.

La nomina dei membri del Collegio Garante della Costituzionalità delle Norme infiamma la seduta poi anche la pomeridiana del Consiglio Grande e Generale. Gian Nicola Berti (Npr), dopo aver ripercorso i passaggi che hanno portato alla nascita del Collegio stesso, ribadisce che “quella della giustizia  è un’emergenza per il Paese” e che è dunque importante “dotarsi di un organismo formato da persone imparziali”. “Vi ribadisco – conclude – che sarò in qualsiasi momento disponibile a sostenere nomi di membri del Collegio Garante che abbiano gli stessi requisiti dei nomi proposti oggi”. Durissimo Nicola Renzi (Rf), che parte dalla ricostruzione di quanto avvenuto negli Uffici di presidenza. “Ridicolo chiederci di formulare un nome tra 31 dicembre e 1° gennaio. Di fronte alle nostre proposte, ci è stato risposto: non importa, andremo dritto con i nostri nomi. Dov’è questo nuovo metodo?”. Quindi la  frecciata a Rete: “Quanto fango abbiamo gettato su persone che oggi servono il Paese? Il prof De Vergottini è membro della Fondazione Tatarella. Cosa farà oggi il Movimento: si scuserà con il prof. Guzzetta?” “Quell’organo si è autoprorogato nonostante potesse riunirsi in qualsiasi momento” osserva Alessandro Cardelli (Pdcs), che poi bacchetta l’opposizione: “nella scorsa legislatura avete colonizzato tutto quello che potevate colonizzare”. Per il Segretario di Stato alla Giustizia Andrea Ugolini occorre “ridare quanto prima piena operatività all’organismo”. Quanto ai profili indicati, “credo ci possa essere un trasversalità di competenze”.

     “Considero quello che è stata effettuato a Capodanno dalla maggioranza un atto di forzatura vero e proprio. Non avevamo motivo di ritardare la nomina, se non quello di poterne parlare” dice Eva Guidi (Libera). “Il nostro Collegio Garante non è stato privo di macchie – osserva il Segretario di Stato a Istruzione e Cultura, Andrea Belluzzi -. Invito l’Aula a valutare l’opportunità di avviare una discussione sulla revisione della norma”. Chi ha parlato di forzatura, non ha elencato le forzature rispetto alle leggi che erano esistenti” afferma il Segretario di Stato agli Interni Elena Tonnini, rispondendo a Renzi. “Il Collegio è solo l’antipasto – avverte Miriam Farinelli (Rf) -. Si continuerà condizionando i magistrati, e si chiuderà il cerchio concedendo mano libera a chi ha pronte liste di proscrizione per personali vendette. Il Collegio è solo l’antipasto”. Iro Belluzzi (Npr) ci tiene a ricordare all’Aula che “legalità e forza dei numeri non danno l’autorevolezza per affrontare le questioni se non vi è il giusto confronto e condivisione con le forze di minoranze”.

     Un appunto critico (anche alla maggioranza) arriva da Pasquale Valentini (Pdcs). “Nel precedente Consiglio avevo parlato di una stonatura sulla nomina del Collegio Garante. Il mio appello non ha avuto un grande effetto. Non è perché c’è un’urgenza che ogni modalità è giustificata. Stiamo ripetendo a poli invertiti la situazione della precedente legislatura. Questo tema non si può affrontare in una logica spartitoria. C’erano, volendo, le condizioni per trovare la sintesi”.

Di seguito una sintesi degli interventi

Comma Comunicazioni

Eva Guidi (Libera): Il mio intervento riguarda la vendita del secondo titolo obbligazionario Demeter, che fa seguito alla vendita dell’altro titolo obbligazionario. La vicenda, vista la sua gravità, impone alcune considerazioni. Nel settembre del 2017 in una seduta del Consiglio scoppia il caso titoli Demeter. L’opposizione accusa la governance di allora di Bcsm di aver acquistato impropriamente titoli per un importo superiore a 42 milioni e nascondendo questa operazione dietro esigenze di liquidità del sistema. Viene accusato il Governo in carica di aver coperto questa operazione. Ritengo che ci sia l’opportunità e sia il momento giusto per fare piena luce dal punto di vista politica. Ci sono state notizie non corrette mano a mano che la vicenda si sviluppava. Notizie che tuttavia hanno lanciato un forte allarme all’interno del Paese. Sulla vicenda sono state aperte varie denunce a seguito di vari esposti comprese azioni legali di tutela. Il recupero totale o parziale dei titoli Demeter nulla toglie alla responsabilità di eventuali reati attorno alla vicenda, per i quali abbiamo sempre richiesto risposte all’interno dell’Aula. E’ inoltre doveroso andare a colpire, oltre ai soggetti che hanno operato attorno all’operazione titoli, anche i soggetti che hanno ottenuto un indebito vantaggio dall’operazione, se ve ne sono i presupposti. Ritengo importante rimarcare per l’ennesima volta la non correttezza della vicenda che è stata portata in aula, tirando in ballo il Governo in modo strumentale e i membri del Ccr, quando questi ultimi sono stati i primi a volere che si facesse chiarezza e l’indagine si chiudesse. Non corretta la notizia che i titoli erano stati acquistati con il Fondiss, che aveva generato un certo allarmismo tra i lavoratori. Su tutta questa questione, e sull’emersione di responsabilità giudiziaria, sta indagando la magistratura. Dall’inizio abbiamo fatto presente la necessità di dare una risposta. Nel frattempo ci sentiamo di ribadire che dall’ordinanza non erano emerse responsabilità dirette del Governo, ma riteniamo indispensabile fare piena luce. Non ritengo che dagli esposti presentati in tribunale abbia preso il via la questione che attanaglia il settore giustizia. I fatti rilevati hanno aperto un caso complesso in tribunale, ma non è la madre di tutti i problemi della giustizia. Ora che la vendita dei titoli è stata effettuata, sarebbe bene fare un riepilogo della vicenda ed è per questo che presentiamo un ordine del giorno per la convocazione di una Commissione finanze, con l’audizione di Banca Centrale, per fare il punto della vicenda dal punto di vista patrimoniale, economico e politico.

Matteo Ciacci (Libera): Anche da parte mia qualche considerazione. Volevo fare alcune riflessioni alla luce della notizia che abbiamo appreso e che ha visto la vendita del secondo titolo Demeter. Un risultato importante che evidenzia da un lato la bontà dell’azione della governance di Banca Centrale, che abbiamo sempre difeso e tutelato in tutte le circostanze, senza garantire appoggio incondizionato. Su questa vicenda era stata attaccata Adesso.sm, sebbene l’iniziativa del titolo era stata intrapresa da un’azione – quella sì sconsiderata – dell’allora governance di Banca Centrale, in particolare dell’allora direttore Savorelli. Noi abbiamo caldeggiato l’avvio di azioni di responsabilità e sostenuto una governance che ha sfruttato una particolare finestra per riprendersi il titolo e quindi non generare una perdita. Ben venga la scelta di non creare danni allo Stato. Volevo commentare il comunicato di Rete, che rivendica questa vendita. Però la ricostruzione di Rete manca di un passaggio importante. Questa difesa estenuante della governance e la lotta ai poteri forti è una battaglia fatta non solo da Rete, anzi, coloro che l’hanno fatta concretamente da un ruolo rilevante è stata quella componente della maggioranza di Adesso.sm che oggi è Libera. Occorre riconoscere il lavoro profuso dagli altri. Per questo chiederei maggiore onestà intellettuale. Il titolo non aveva un rating così basso come è stato detto per attaccare l’ex maggioranza in maniera strumentale.

Francesco Mussoni (Pdcs): Devo dire che da un certo punto di vista mi fa piacere che ci sia oggi una ammissione sostanziale di inopportunità di quel tipo di investimento. Siamo stati fortunati che non ci sono state grosse perdite. Ma le affermazioni di Ciacci confermano che in quel momento c’era la consapevolezza che non era un investimento che andava fatto. La maggioranza si era resa conto che l’investimento avrebbe arrecato danno al Paese. Questa è una mia valutazione. Non mi piace il ritornello della lotta ai poteri forti. Siamo tutti contro i poteri forti.

Guerrino Zanotti (Libera): Argomento trattato correttamente da Eva Guidi. Si sono sentite considerazioni che lasciano perplessi. Non è vero che quell’episodio è attribuibile alla volontà del Governo. Si sono raccontate molte inesattezze, come quelle sui fondi pensione. Ci sono diverse narrazioni e racconti della verità rispetto a quel periodo che ancora oggi vengono in qualche modo mistificate. Quell’operazione il Governo non l’ha assolutamente avvallata ed è stata oggetto di un esposto da parte del Congresso di Stato.

Nicola Renzi (Rf): D’accordo con l’ordine del giorno dell’audizione. Al di là della questione dei danni e dei benefici che può avere arrecato, credo che dobbiamo chiarire effettivamente quanto il Congresso di Stato di allora fosse informato o meno su quell’acquisto. Il Governo di allora non era minimamente informato sull’operazione che è stata fatta. Valuteremo l’esecutivo sui fatti. Ciò che ci piacerebbe è che ci sia un coinvolgimento del Consiglio Grande e Generale, cosa che voi avete detto a più riprese. Ad oggi ci sono solamente tre Segretari di Stato in aula, ma non è questo il tema. Noi guardiamo al futuro. E allora vogliamo preparare bene la visita del Fondo Monetario Internazionale? La proposta che faccio è di poter convocare una Commissione finanze prima della visita del FMI affinché possiamo sapere quali sono le linee di indirizzo del Governo. Sono rimasto stupito nel non vedere alcuni temi fondamentali nel programma di Governo. Ad esempio manca completamente la parola FMI. Cosa significa? Ci sarà un atteggiamento di totale chiusura? Oppure ci sarà la volontà di aprire un dialogo? Condividiamo i dati da dare al Fondo Monetario internazionale. L’altro tema è che tra breve scadrà una tranche importante di un ‘prestito’ che la Banca Centrale ha fatto all’Ecc.Camera. Su questo, il Governo cosa intende fare? E’ possibile che anche su questo ragioniamo insieme tra forze politiche? Lo dico nel pieno rispetto dei ruoli. Temi che sono di interesse di tutti. Sull’Unione Europea: uno di quei temi su cui il confronto deve essere assolutamente fatto. Noi abbiamo fatto più di dieci Commissioni Affari Esteri per parlare di questo tema. Beccari ha parlato di proporzionalità nel rapporto con l’UE. Non è il termine giusto. Più appropriati temporalità e gradualità. Dietro a queste parole c’è un approccio molto diverso.

Emanuele Santi (Rete): Ho accolto con favore l’odg di Eva Guidi: atto dovuto fare chiarezza su questa vicenda. Questa richiesta però arriva in modo tardivo. Si poteva fare molto prima, ma non è mai troppo tardi. Noi abbiamo chiesto tante volte di fare chiarezza, ma c’è stato un muro di omertà. Al di là delle responsabilità giudiziarie che verranno fuori, dobbiamo fare considerazioni politiche. Questa operazione non andava fatta. E’ stato investito il 70 per cento del patrimonio di Bcsm in un titolo liquido, mettendo a repentaglio la stessa Bcsm. Chi ha fatto l’operazione ha chiuso i debiti della galassia Confuorti. Quanto alla responsabilità politiche, ricordo che i decreti di luglio del 2017 sono stati avvallati dal Governo. Accoglieremo favorevolmente l’opportunità di fare chiarezza, ma rinfreschiamo la memoria al Paese: le responsabilità politiche sono molto gravi ed evidenti.

Alessandro Mancini (Npr): La notizia è sicuramente bella e va riconosciuto il merito a questa Banca Centrale, non a quella prima, nel dare una risposta a un problema di carattere economico, ma non legale. Quell’operazione era fuori legge. Bisogna accertare chi ha fatto quell’operazione. Il tribunale sta indagando e c’è una commissione di inchiesta. Vanno accertate responsabilità politiche sull’uso distorto dei fondi.

Vladimiro Selva (Libera): Quell’operazione veniva attribuita alla maggioranza ma già all’epoca era evidente una certa faziosità. Operazione condotta in autonomia da Banca Centrale. Condotta da dei vertici che non erano stati nominati dall’allora maggioranza e che in seguito sono stati allontanati. E’ evidente che non c’è stata una copertura legale, altrimenti il tribunale non starebbe indagando. Il fatto era grave, ma è anche vero che la componente di maggioranza e opposizione hanno subito un’azione portata avanti in maniera autonoma da Bcsm. Questa vendita, avvenuta a novembre, è emersa solo oggi. Negli enti autonomi, la politica vigila e se qualcuno sbaglia, va a casa: guarda caso, Savorelli. Non l’ha mandato a casa l’opposizione di allora.

Gian Nicola Berti (Npr): Ho apprezzato l’equilibrio di Eva Guidi nel presentare l’ordine del giorno. Dovremmo valutare questa posizione. Però devo mandare una frecciata al consigliere Selva. Quei vertici seguirono una procedura di nomina molto particolare. Quello che abbiamo visto è stato decisamente sintomatico. Durante quella legislatura già qualcuno della maggioranza si era accorto che non tutto filava per il verso giusto. Per questo è importante l’accertamento delle responsabilità da parte della magistratura ma anche da parte della politica. Rispondo a Renzi per quanto concerne il tema dell’Europa. Il suo appello va accolto, ma vorrei ricordare che sarebbe stato utile se avesse rivolto quell’appello a se stesso. Ci stiamo avvicinando a una associazione con l’Europa, ma il Paese non è a conoscenza dei nodi dell’accordo. L’ordine degli avvocati afferma che alcune tematiche non sono mai state approfondite.

Marco Nicolini (Rete): Necessario assicurare un certo cambiamento degli attori della politica. Bisognerebbe evitare di portare il dialogo politico sui social network, con conseguente imbarbarimento. Durante la scorsa legislatura c’era un Segretario di Stato molto attivo su Facebook, a tratti quasi aggressivo, ma di persona è molto migliore del suo alter ego social. Il nuovo percorso sul referendum non ha convinto gli editorialisti dell’Informazione. Il giornalista Marino Cecchetti mette tutti i politici nel medesimo calderone. Forse egli dimentica che il nostro Segretario di Stato sta affrontando accuse sulla base di quanto affermato da lei stessa in questa Aula, con il tribunale del Lussemburgo che si è fatto beffe dell’immunità parlamentare. Il buon Antonio Fabbri non manca mai un appuntamento pre – Consigliare. Non è chiaro se sia l’Informazione ad imbeccare il Consiglio o il contrario. Fabbri dice che aver saputo della vendita del titolo in campagna elettorale avrebbe spostato gli equilibri. Egli era impegnatissimo a fare campagna anti – Rete. La verità è un’altra. Si sono usati soldi dei sammarinesi per vicende private. Banca Cis nel 2011 era sanissima, mentre qualche mese fa non è riuscita a pagare i piccoli correntisti. Pongo nella commissione di inchiesta la massima fiducia. Tanta gente attende giustizia. Un Paese raggirato da ladri di polli che si fingono finanzieri.

Marica Montemaggi (Libera): Ci sono delle azioni di responsabilità avviate. La governance di quella Banca Centrale era stata allontanata. Chiaro che c’è una responsabilità politica e la necessità di fare luce. Ma ricordo quando non c’era la possibilità di confrontarsi perché accecati dalla necessità di trovare il colpevole. Si voleva arrivare a tutti i costi a dire che erano stati usati i fondi pensione. Non ci siamo tirati indietro. Il fatto che oggi si possa andare avanti e parlare con un altro metodo è veramente quello che serve, ma abbiamo dovuto lavorare sempre in trincea, non c’era la possibilità di confrontarsi. Mi fa piacere che ci sia la volontà di ragionare e ricostruire i fatti.

Andrea Zafferani (Rf): Mi auguro che anche su questa vicenda ci sia la possibilità di fare passi in avanti e chiarezza. L’iniziativa proposta con l’Odg di oggi è positiva. Se non ci fosse stata l’assenza del dialogo nella passata legislatura, alcune iniziative sarebbero potute arrivare prima. In primo luogo. Credo sarebbe bene sapere le cifre esatte dell’operazione conclusa da Banca Centrale, prezzo di acquisto, di vendita e interessi maturati. L’operazione mi pare abbastanza indiscutibile. Mi pare di poter dire che l’operazione ha violato i regolamenti interni di Banca Centrale. Chi ha fatto queste operazioni non è stato nominato dal precedente Governo, che anzi ha fatto delle azioni miranti a rimuoverli dal ruolo in tempi rapidi. Il CCR aveva chiesto informazioni, ma non le ha avute. E’ già stato ricordato come fossero stati gli stessi fondi pensione a richiedere quell’operazione in quella particolare fase e che poi però si tornò indietro. Ci sono dei documenti e ne abbiamo parlato. Le regole di Banca Centrale interne non erano cambiate e con tutta probabilità l’operazione fu fatta in violazione. Sui decreti, se leggiamo bene le ordinanze che però non sono sentenze, emerge chiaro come la dirigenza di Banca Centrale non apprezzò i decreti nella loro stesura finale, tanto da andare dal FMI a dire che il Governo non si stava comportando correttamente. La dirigenza non apprezzò per niente i decreti nella loro stesura finale. Su questa vicenda non c’è stata alcuna manleva.

Denise Bronzetti (Npr): Sarebbe interessante fare una ricostruzione ancora più approfondita sulla triade Grais-Savorelli-Siotto. Quando le azioni illegali sono avvenute e perché sono avvenute? Positivo l’odg presentato dalla collega Guidi, con cui si dà atto che le operazioni sono illecite. Voi eravate il Governo di allora, ci sono stati tanti confronti nelle sedi istituzionali. Ma in quei momenti le risposte non sono arrivate e c’è sempre stato un atteggiamento non dico di copertura, ma una certa leggerezza rispetto a quanto stava accadendo. L’odg può essere una buona base di partenza per fare chiarezza rispetto a quanto è avvenuto tempo fa in maniera rischiosa. Mi si consenta ancora di fare alcune considerazioni sui quesiti posti da Renzi sulla visita del FMI. Useremo tutta la prudenza del caso. C’è un Governo che saprà indubbiamente prendere le decisioni più opportune. Ha dell’incredibile che oggi ci si ponga una serie di quesiti del genere. Noi per mesi e mesi abbiamo chiesto al Governo passato quale era l’intenzione nei confronti del FMI. Ci siamo già espressi in maniera dura su una posizione della politica estera che non faceva chiarezza rispetto a certi canali, con la ricerca di linee di credito verso altri Paesi. Ogni volta sul FMI si chiedeva, ogni volta le risposte erano diverse.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Voglio riferirmi alla visita del Fondo Monetario Internazionale. Una riflessione a tutto tondo sulle strategie era importante e necessaria, ma questo non sta avvenendo. Fitch dovrà arrivare a San Marino alla fine della primavera e terrà conto del report del FMI. E’ un elemento cruciale: il Governo però si guarda bene dal discuterne. Vediamo bene un attimo su quali elementi vanno affrontati i confronti con il Fondo. Nel loro report, anche se hanno ormai capito che rifiutiamo i programmi di assistenza, ci chiedono cosa pensiamo nel ripristino della funzionalità del sistema bancario. Questo richiede una profonda ristrutturazione del sistema bancario con riduzione dei costi e risoluzione del problema Npl. Ci chiede cosa verrà fatto per il rafforzamento del capitale e quali saranno i piani di crescita della governance di questo settore. Siamo in grado di realizzare tutto questo da soli? Le risposte devono essere indicate e discusse almeno nell’aula consiliare. I problemi sono enormi sotto questo punto di vista. Ci troviamo nella condizione di affrontare un progetto Paese che deve essere delineato, ma quali indicazioni arrivano dal nuovo Governo? Addirittura la maggioranza è impegnata a dire che chi ha voluto la trasparenza nel sistema ha sbagliato. Una cosa che mi fa molto male. Oggi i poteri forti sono stati messi a nudo ed è stato possibile metterli ai margini. Oggi siamo nella fase di affrontare i problemi. Avevamo dato un piano preciso, una solidità precisa che era quella dell’unità nazionale. I partiti di maggioranza hanno scelto un’altra strada. Legittimo, ma oggi però ci devono dire le soluzione, come andranno a interfacciarsi con il FMI. Da ciò dipendono le sorti dell’intero Paese.

Giovanni Zonzini (Rete): Un investitore privato è liberissimo di investire sui titoli che preferisce, mentre un istituto come Banca Centrale deve preoccuparsi del mantenimento del capitale. Vorrei ricordare che quando noi denunciavamo la commistione tra quella Banca Centrale e Confuorti, Giorgetti, capogruppo di Rf, parlava di complotti poco credibili. Per non parlare di Marina Lazzarini, che invitava la cittadinanza a dimostrare tutta la vicinanza a Grais-Savorelli. Anche Morganti dichiarava di essere stato un sostenitore di Grais. L’ex maggioranza fece atti importanti. Ricordo ad esempio l’odg, quando le minoranze chiesero la rimozione di Savorelli. Il 18 luglio 2017 un altro ordine del giorno, a cui la maggioranza rispose picche. E’ vero, lo scorso Governo ha cacciato Savorelli e Grais, ma quando e perché? La cosa è stata molto tardiva: se si fossero ascoltate le opposizioni si sarebbe potuta chiudere la stalla prima di far scappare i buoi. Certe lacrime di coccodrillo sono totalmente fuori luogo. Quanto al FMI, si cercheranno prestatori in primo luogo nazionali di Paesi amici cercando di diversificarli il più possibile. Massimo rispetto nei confronti del FMI. Li incontreremo a fine mese, avremo modo di confrontarci tra di noi. Prematuro esprimersi sulle condizioni che il FMI potrebbe offrire al Paese in caso chiedessimo assistenza finanziaria. Io stesso sono stato critico nei confronti delle ricette imposte dal FMI, ma è difficile esprimere un giudizio a priori su eventuali proposte. Porteremo le nostre posizioni in un rapporto di rispetto ma non di subordinazione.

Gian Matteo Zeppa (Rete): Qualcuno qua ha detto da parte di Libera che hanno dovuto lavorare in trincea. Fa piacere che ci sia un ordine del giorno, perché significa che c’è libertà di poter toccare certi argomenti. Prima non si poteva farlo per veti incrociati. Negli ultimi tre anni c’è stata una tempesta perfetta. Si è permesso a una squadra di sciacalli finanziari di mettere gli occhi su San Marino. Ora però sono il primo che è assolutamente concorde e volenteroso nel voler fare un percorso condiviso su tutte le scelte. Si è parlato di lacrime di coccodrillo. Conseguenza del non avere un atteggiamento coraggioso a difesa di ciò che si fa. E’ mancato il coraggio nel dire dei no. Io ancora oggi devo capire chi perora la causa di chi. Va dato merito che Banca Centrale sta utilizzando una comunicazione massiva che prima non c’era. Oggi il solito giornalista dice che la comunicazione viene fatta quando il momento è più propizio. Qualcuno qui sta valutando il fatto che da un’operazione di sciacallaggio qualcuno avrebbe avuto un vantaggio politico. Usciamo dalla zona di comfort. Mi rivolgo a chi era presente nei CCR: immagino che dei titoli Demeter si sia parlato. Immagino che di Demeter, cara Guidi, si sia parlato nei Ccr istituzionalizzati e in quelli allargati. Usciamo dalla mentalità falsa e bigotta. Se è entrato Confuorti, qualcuno glielo ha permesso. Io immagino che nei CCR si sia parlato anche di questo. Noi le segnalazioni da opposizione ve le abbiamo portate. Vi invito a leggere tutti i report dell’agenzia di informazione finanziaria, che evidenziano dal 2015 al 2018 cosa c’è stato su San Marino.

Giancarlo Venturini (Pdcs): Ascoltando gli interventi dell’opposizione, sembra che sia una operazione normale e priva di rischi. Invece come è stato detto non è così. L’operazione titoli Demeter erano due titoli. Uno è stato riacquisito da Petronas, e qui abbiamo fatto ‘patta’. La seconda vendita è avvenuta grazie a una trattativa di Banca Centrale con la Credit Swiss: un’operazione rischiosa che si è risolta senza danni allo Stato. Ma il regolamento interno di Banca Centrale non prevede la possibilità di questo tipo di investimenti. Il rischio era troppo elevato per la collettività. Inoltre ha favorito la risoluzione di un debito da parte di una società controllata dalla stessa Banca Centrale. Questo tipo di operazioni non può essere fatto e non deve essere fatto. Inutile ribadire che l’operazione non era di competenza del Governo. Ma certo è che negli otto mesi prima della revoca degli incarichi a Grais-Savorelli è stata data carta bianca. I vertici di Banca Centrale sono stati assecondati in ogni loro azione da parte del Governo precedente.

Marco Gatti (Segretario di Stato per le Finanze): La vicenda Demeter ha necessità di chiarimenti da parte della magistratura, ma c’è anche una commissione di inchiesta. Anche gli esiti della Commissione di inchiesta dovranno essere valutati dal Consiglio Grande e Generale: responsabilità politiche importanti ci sono state. L’opposizione di allora denunciò che la moglie di un membro della Vigilanza era un top manager della società di Confuorti. Banca Centrale ha pagato il debito di un privato. Un fatto dal mio punto di vista rilevante e grave. Riguardo all’Odg, io non sono assolutamente contrario. Mi aspettavo che nelle consegne che mi sono state fatte ci fossero indicazioni sul pagamento in scadenza dei 55 milioni a Banca Centrale, ma così non è: spetta a me e a questo Governo trovare la soluzione. Noi vogliamo lavorare per la diversificazione del debito.

Comma 2

Francesco Mussoni (Pdcs): Si possono avere due impostazioni. Una legale e una politica. L’impostazione prevista dalla legge è stata rispettata. Primo ufficio di presidenza il 3 gennaio. Le forze politiche hanno proposto delle candidature. L’ufficio di presidenza ha adottato le candidature e le ha indicate all’Aula consiliare. Per la votazione servono i due terzi del Consiglio. Ad oggi la Reggenza ha incardinato la nomina dei membri. Noi oggi siamo qua perché la legge è stata rispettata. Non c’è nulla da dire. Dato formale e legale. In ufficio di presidenza la maggioranza ha proposto dei nomi. L’opposizione, pur potendolo fare, non ha proposto dei nomi. Il primo dato formale è che la maggioranza che si sarebbe dovuta insediare ha indicato nomi, l’opposizione non ha fatto questo tipo di sintesi. Il dato legale è rispettato. Si può fare anche una riflessione di natura politica. Voglio dire che la maggioranza ha fatto quello che comunemente si dice: eccezione che conferma la regola. Abbiamo volutamente optato per derogare una prassi, ma non per abrogarla. Non vogliamo cambiare le prassi. C’è stata una valutazione legata alle criticità che si sono espresse nel tempo sul Collegio garante. Da 18 mesi questo organismo non è stato completato nelle nomine. Abbiamo optato per dare una risposta istituzionale. Questo organismo deve essere assolutamente nominato. Noi rispettiamo anche le indicazioni che pervengono da organismi internazionali. Stiamo facendo delle designazioni di altissimo livello. Se questa designazione si dovesse perfezionare con i 2/3 dell’Aula consiliare, dov’è il problema? Il problema è la deroga della prassi istituzionale. Su questo vorrei fare una proposta: la prossima nomina sarà dell’opposizione, con il pieno appoggio da parte della maggioranza. Abbiamo fatto una scelta istituzionale di completare l’organismo senza forzature di alcun tipo. Oggi il dato politico è che l’opposizione quando potevo proporre il nome nell’ufficio di presidenza non ce l’aveva. Può esserci stata una forzatura di natura politica, ma non giuridica e legale.

Alberto Spagni Reffi (Rete): La versione raccontata dall’attuale opposizione è fantasiosa. Le ultime scadenze che dovevano essere fatte risalgono al 2017. Sono passati due anni e non sono mai state fatte. A garanzia della democraticità del Paese, abbiamo ritenuto fosse necessario agire celermente. C’è stato modo per l’opposizione di proporre nuovi nominativi, cosa che non è stata fatta. Abbiamo rispettato la legge, proponendo nomi di spessore e sopperendo a un ritardo di oltre due anni. Abbiamo concesso nuovamente all’opposizione di proporre un nominativo che comunque non è arrivato. Abbiamo sentito parlare di forzature da parte della maggioranza. Siamo veramente noi quelli che forzano la giustizia e l’ordinamento giudiziario? Nessun astruso piano macchiavellico, abbiamo voluto porre un mattone per garantire la certezza del diritto.

Michele Muratori (Libera): Ricordo che la nomina del Collegio Garante, massimo organo di controllo della linearità e trasparenza, è imprescindibile. Perché questa fretta di voler nominare il nuovo collegio? Ora improvvisamente avete trovato tre nomi, facendo un indecoroso en plein dal retrogusto vagamente totalitarista. Il motivo è semplice: lo sapete voi e noi. Forse non lo sa la cittadinanza. Il sospetto è che la vostra seppur velata intenzione sia quella di mettere le mani sul Consiglio giudiziario plenario e di conseguenza sul tribunale. La mancata presa d’atto ha creato lo spauracchio dell’ingresso di due giudici d’appello che non vi sono graditi tutt’ora. Vorrei chiarire un concetto sacrosanto. Chiarirò la mia posizione che auspico sia della stragrande maggioranza di quest’Aula. I giudici buoni fanno il loro lavoro, quelli cattivi no. I giudici buoni non fanno sentenze che a me piacciono, i giudici cattivi non sono quelli che fanno sentenze che a me non piacciono. Dico forse una bugia se dicessi che uno dei membri che volete inserire è lo stesso che rappresentava la scorsa opposizione nel contenzioso per la nomina di Guzzetta? Perché volete sottoporre stimati professionisti a queste doverose critiche ed osservazioni? Perché i prossimi membri del Collegio garante li vorrete condividere con le opposizioni, mentre questi volete sceglierli solo voi? Fare nominare i futuri Garanti a noi non mi rincuora affatto. Perché non ci deve essere un membro dell’opposizione in questo trio? La nomina del nuovo Collegio era giacente lì da un pezzo. Non si sono mai avanzate candidature nella passata legislatura, ora vi presentate col filotto precostruito. Perché non avete voluto ascoltare il nome che volevamo proporre? Mi preme sottolineare che non è eticamente corretto fare man bassa in questo organismo perché la componente minoritaria è sacrosanta.

Comma 2

Gian Nicola Berti (Npr): Qualcuno si stupisce della solerzia con cui la maggioranza ha ritenuto di dover intervenire. E ancora di più di dover intervenire formulando dei nomi di massima caratura in linea con la statura giuridica del nostro Paese. Ci tengo a ricordare che quando arrivò la  nomina del Collegio Garante, come avvocati per noi fu una vittoria davvero mirabile, tant’è che poi ci venne destinata una trasmissione sul neo Collegio Garante da parte di San Marino RTV. Quello che ci faceva piacere era il fatto che finalmente avevamo delle garanzie. Qualcuno di superiore a cui poterci rivolgere per la contestazione di un delitto. Per tanti anni il Collegio Garante è stato pressoché silente. Era sufficiente la sua presenza per il rispetto della Dichiarazione dei diritti. Ma non abbiamo ancora finito di compiere il salto di qualità. Nella storia recente ci siamo trovati la mancata sostituzione di membri del Collegio. Faccio una critica a tutti coloro che non si sono immediatamente opposti a questa situazione di vacanza. In questo contesto dovevate essere voi, colleghi consiglieri, a protestare. Vi faccio notare che il prof. Guzzetta si sarebbe dovuto dimettere dal Collegio garante perché aveva perduto i requisiti per rivestire quel ruolo. Il Collegio garante non viene sostituito al momento della decadenza, la nomina andrebbe effettuata tre mesi prima. E’ una deadline che non si può superare. L’impraticabilità della prorogatio risulta ancora più evidente dall’articolo 5 della legge qualificata 2003, che assegna alla decadenza effetto immediato. Questa interpretazione non è frutto del mio capriccio. Nasce da uno studio della Commissione di Venezia. La legge qualificata non aspetta il termine: tre mesi prima bisogna procedere. Questa interpretazione ha posto in essere violazioni della nostra Dichiarazione dei diritti. Ipotesi dell’ordinanza 15 aprile 2019. Questo Collegio Garante commette un errore grossolano, quando sostiene che – siccome esiste il tribunale per responsabilità civile dei magistrati – è corretto che esista anche il tribunale penale dei magistrati. Ancora una volta questo Collegio si distingue per la scarsa conoscenza dell’apparato giuridico. Poi c’è il rispetto dei diritti dei cittadini. Chiunque di voi commettesse una diffamazione, sarà soggetto a una istruttoria e poi al dibattimento davanti a un giudice. Faccio un esempio. Elena Tonnini è diventata Segretaria di Stato ed è possibile che qualcuno le mandi una notifica per comparire davanti al giudice. Io credo che lei si presenterà e risponderà. Poi c’è il magistrato che ha commesso lo stesso reato: lui non subisce processo. E non lo subirà mai. E’ grave che qualunque altro reato dovesse commettere qualunque altro magistrato di questa Repubblica, da qui alla fine di aprile, sarà impunito. Non potrà espiare una pena, Vi sembra normale? Se anche San Marino volesse creare dei tribunali speciali, sarebbe corretta una teoria di questo genere? C’è la carta dei diritti che dice che se oggi un magistrato commette un reato non può essere condannato. Io non voglio un garante della maggioranza o della minoranza, ma persone che possono ottenere il riconoscimento dell’Aula per la loro competenza e il loro senso di giustizia. Di questo hanno bisogno i cittadini. Finché vogliamo farci prendere in giro? C’è un’emergenza che è di tutti quanti. Il prima possibile dobbiamo dotarci di un Collegio Garante formato da persone imparziali, perché io ho dei dubbi sull’imparzialità. Non si può fissare un’udienza l’8 di gennaio, quando si è consapevoli che una parte non c’è. Sulla presa d’atto: abbiamo letto che l’ex presidente di questo organismo è un atto dovuto. Inviterei il prof. Giovanni Guzzetta ad andarsi a leggere la citazione. La presa d’atto è un atto di verifica della correttezza della procedura. Ciò non torna con quello che vi hanno raccontato. Siamo al punto nodale. Sarei molto contento di poter leggere oggi un nome alternativo a quello portato dalla maggioranza. L’Aula risponde sulla base di voti. Vero che è importante tenere conto delle opposizioni, ma vi ribadisco che sarò in qualsiasi momento disponibile a sostenere nomi di membri del Collegio Garante che abbiano gli stessi requisiti dei nomi proposti oggi.

Nicola Renzi (Rf): Il consigliere Berti ci ha detto che è disponibile ad ascoltare un nome fatto dalle opposizioni. Così non è purtroppo. La legge impone che vengano votati in Aula i nomi fatti negli uffici di presidenza. Ricostruiamo gli uffici di presidenza. La prima convocazione è arrivata il 30 di dicembre. I gruppi di opposizione avrebbero avuto il tempo per formulare un nominativo fino al 31 dicembre o il 1° di gennaio. Ditemi voi se le nomine oculate le vogliamo fare così. Abbiamo individuato persone con un curriculum pari o addirittura superiore alle vostre. Ridicolo chiederci di formulare un nome tra 31 dicembre e 1° gennaio. Siamo arrivati ad un nuovo Udp. La prima reazione avuta da alcuni capigruppo è stata dire: voi non potete fare alcun nome perché l’Udp che fa fede è quello precedente. Siamo arrivati alla discussione nel secondo Udp e ho fatto questa proposta: riuniamoci un’ora o due ore per arrivare ad una nomina in questo Consiglio. Decidendo a chi spettasse l’indicazione dei vari membri. Una volta stabilito questo, avremmo dovuto confrontarci sul metodo per arrivare a individuare le persone. Di fronte a questo, siamo disponibili a fare un Udp anche il giorno dopo per arrivare alla votazione entro gennaio. Il fatto del tempo è assolutamente secondario. Di fronte a queste proposte, ci è stato risposto: non importa, andremo dritto con i nostri nomi. Non solo si è fatta questa forzatura nell’individuazione, ma se n’è fatta una seconda: si è votato per spostare il Comma in oggetto rispetto ad altri quattro Commi. Senza nessuna possibilità di discutere. Dov’è questo nuovo metodo? Non esiste nessun nuovo metodo: c’è una maggioranza che sta tirando dritto su un tema determinante. Si creerà un unicum per cui i membri attuali saranno tutti espressi da forze politiche oggi in maggioranza. Una delle persone che viene indicata ha gli stessi requisiti, per cui da una forza politica era stata definita inopportuna, di un’altra persona che è stata nominata. Basta ragionare a corrente alternata. Io non credevo allora che quelli fossero motivi di incompatibilità. Voi oggi non avete battuto ciglio su questo nome. Quanto fango abbiamo gettato su persone che con Confuorti non c’entrano nulla e oggi servono il Paese?  Il prof De Vergottini è membro della Fondazione Tatarella. Cosa farà oggi il movimento Rete? Si scuserà almeno con il prof. Guzzetta? Aver partecipato ad un collegio difensivo, non può essere motivo di una qualche inopportunità? Non potevamo ragionare un attimo tutti insieme invece di fare da subito questa forzatura?

Alessandro Cardelli (Pdcs): Nelle parole di Renzi ho sentito una sorta di isterismo dovuto al cambio di posizione che sta avendo in questi giorni. Come si arriva alla nomina del collegio garante? Abbiamo un membro che si è dimesso: l’attuale dirigente del tribunale Guzzetta. Ci sono poi due membri decaduti. Cosa ha fatto il Collegio Garante? Quell’organo si è autoprorogato nonostante potesse riunirsi in qualsiasi momento, senza nessun riferimento di legge e il rispetto di qualsiasi principio. Una decisione che abbiamo contrastato anche allora. L’attuale nuova maggioranza sta adempiendo ad un obbligo di legge, dando all’organismo la possibilità di operare in maniera legittima. Con che coraggio Libera ed Rf dicono queste cose? Dove eravate quando è stato nominato l’ultimo Cda di Cassa di Risparmio, dove l’allora opposizione non aveva neppure un membro? Nella scorsa legislatura avete colonizzato tutto quello che potevate colonizzare. Viene fatta la nomina di due effettivi e un sostituto, non dell’intero organismo. Io credo che le considerazioni che state facendo sono solo di natura politica. Questa nomina al contrario rimetterà nella pienezza delle funzioni un organo che da un anno e mezzo è in prorogatio.

Andrea Ugolini (Segretario di Stato alla Giustizia): Fondamentale ricostruire questo organo per l’importanza che riveste nel nostro ordinamento. Importante ridare quanto prima piena operatività al Collegio, onde fugare i dubbi che si sono venuti a creare sulla prorogatio. Dal punto di vista dei profili, credo ci possa essere un trasversalità di competenze: ci sono costituzionalisti riconosciuti a livello internazionale e c’è un giudice che ha ricoperto il ruolo di magistrato alla Cedu per San Marino e conosce il nostro ordinamento. Nulla si può dire sui profili. Speriamo che si possa dare pienezza ed attuazione alle nomine quanto prima.

Mirko Dolcini (Domani – Motus Liberi): Non mi è sembrato di aver fatto parte di un organo che si è comportato in maniera autoritaria. E’ stata semplicemente rispettata la legge. Qualcuno ha detto che dal 2003 c’è una prassi per cui uno dei tre membri è espresso dall’opposizione. Come nascono certe prassi? Quella prassi è nata perché le precedenti maggioranze avevano al massimo 35 seggi, ma per la nomina dei garanti ce ne vogliono 39, cioè i due terzi. Dunque le precedenti maggioranza hanno fatto captatio benevolentiae. Quella prassi è arrivata a un punto che doveva terminare. Siamo stati portati dalla minoranza a fare le tre di notte. Lungaggini inutili, in un momento di forte emergenza per il Paese. Si è riunito il nuovo Udp. All’ordine del giorno non c’erano i nomi del collegio, ma la data del Consiglio. Dunque non è stata fatta una forzatura. Una cortesia istituzionale è stata comunque presentata. Ci sarà bisogno della nomina di nuovi membri: un nome sarà sicuramente indicato dall’opposizione. Evidentemente però all’opposizione le cortesie istituzionali non bastano. Il metodo sbagliato per me è quello dell’opposizione. Non si può in una situazione di emergenza, anteporre il metodo al risultato, altrimenti viene da pensare ad una strumentalizzazione.

Rossano Fabbri (Libera): Il Collegio Garante è la nostra Corte Costituzionale. Esso è composto da tre membri effettivi e tre supplenti. La durata del mandato dovrebbe essere di quattro anni, rinnovabile per un doppio mandato. Tutti i membri vengono nominati dal Consiglio Grande e Generale. Già questo ci porta alla prima riflessione sulle peculiarità del nostro ordinamento. In Italia il paritetico organismo costituzionale è eletto non tutto dal Parlamento, ma solo per 1/3, quindi da magistratura e presidente della Repubblica. Vi faccio alcuni esempi del malcontento generale rispetto a questi 16 anni di lavoro del Collegio Garante. Abbiamo sentenze dove dopo 21 anni ci dicono che c’è l’arcata unica. Lo fa il massimo organismo di garanzia del Paese, e ci stupiamo se la classe forense rabbrividisce nel presentarsi davanti al Collegio. Questo è solo un esempio. In sentenza si citano norme e procedure abrogate da vent’anni, Non è un problema di opinioni, si tratta di conoscere o non conoscere il nostro ordinamento. L’articolo 4 della legge costituzionale dice che tutti coloro che ricoprono la carica di Collegio Garante non possono essere membri del Cda di una società di capitali. Un ex membro del Collegio Garante è diventato membro del Cda di una società romana nel 2018. Questo nominativo ha omesso di aver assunto una carica da presidente in piena violazione delle norme costituzionali. Ci sono stati sette mesi dove nonostante l’incompatibilità palese, si è esercitata quella funzione. Quando si è scoperto, la politica – anziché allontanarlo – ha deciso di premiarlo, facendolo dirigente. Se la maggioranza ha deciso di andare avanti, lo faccia pure.

Matteo Rossi (Npr): Proverò a fare alcune considerazioni di tipo politico. Oggi abbiamo in Aula una maggioranza controversa, che però garantisce la legittimità di fare scelte rimandate da oltre due anni. Non è nelle mie corde il metodo di procedere a colpi di maggioranza. Nonostante questo l’opposizione, aveva avuto l’indicazione di indicare il proprio membro, ma il nome non è arrivato. Credo che sulla strada della condivisione e del metodo possiamo lavorare per dare un contributo al Paese.

Maria Katia Savoretti (Rf): Non siamo contrari alla nomina dei membri del Collegio Garante. Sappiamo benissimo che l’organismo è in prorogatio. Ciò non giustifica il metodo scelto nell’adottare tale nomina. Stiamo assistendo a una vera e propria forzatura. Prorogatio non significa interruzione di nessuna attività. Pertanto si sarebbe potuta affrontare con calma la nomina, concedendo alle opposizioni il tempo per il dialogo. Ci sono altri membri di organismi in scadenza, ma non abbiamo visto nessun Comma rispetto a certe nomine. Ci saremmo aspettati il Comma sulla presa d’atto dei giudici d’appello, stante l’urgenza che tutti conosciamo. Ci stupisce che il Comma sul Collegio Garante è stato inserito nel primo Udp. La maggioranza ha da subito imposto la forza dei suoi numeri. La delibera sul conflitto di attribuzione è stata adottata sulla base di un’indicazione dell’avvocatura di Stato, che invitava a rivolgersi ad un avvocato esterno. Una considerazione sulle procedure. L’iter portato avanti sulla presa d’atto dei giudici d’appello è la medesima portata avanti nel 2017 per la nomina del prof. Caprioli. Le procedure sono le stesse. Come cittadina, mi auguro che le cose vadano avanti in maniera diversa.

Andrea Belluzzi (Segretario di Stato Istruzione e Cultura): Qui si tratta di rinnovare i membri di un organismo. Ci sono altri membri in scadenza, ma si è preferita la contrapposizione. Il nostro Collegio Garante non è stato privo di macchie. Chi è intervenuto prima di me ne ha indicate alcune. In questo senso si apre una fondamentale riflessione sulla funzione del Collegio. C’è l’opportunità di una revisione della norma. Invito l’Aula a valutare l’opportunità di avviare una discussione sulla revisione della legge del Collegio Garante. Perché avete lasciato in sospeso queste nomine? Un organismo che procede in prorogatio ha una vulnerabilità nella sua autorevolezza. Dunque è opportuno procedere celermente. A volte quello che ci divide è una norma che ha bisogno di essere ammodernata. Con il passare degli anni le norme possono non essere più confacenti ai tempi.

Eva Guidi (Libera): Per l’importanza di questo organo apicale siamo oggi a fare ulteriori considerazioni. Occorre riflettere sull’importanza della consuetudine sammarinese. Considero quella che è stata effettuato a Capodanno dalla maggioranza un atto di forzatura vero e proprio. E’ stato dato un tempo strettissimo. I membri del Collegio Garante sono i giudici di tutti. Ed è in quest’ottica che ci sarebbe piaciuto condividere questo primo atto di nomina. Noi il nome lo avevamo. Una persona di elevata professionalità. Personalmente non accetto di sentirci dire che non eravamo pronti neppure la seconda volta. Ce lo avete impedito dicendo che era troppo tardi. In quel secondo appuntamento si sarebbe potuta rispettare la prassi dell’equilibrio delle parti. Noi ci siamo presi la responsabilità di fare le 3 di notte all’interno dell’Aula, perché ritenevamo fosse un momento importante per far sentire la nostra voce. Però voi non diteci che eravamo impreparati. Non avevamo motivo di ritardare la nomina, se non quello di poterne parlare.

Elena Tonnini (Segretario di Stato Interni): Le necessità di procedere celermente alla nomina sono stati già elencati. Ho sentito parlare di forzatura. Chi ha parlato di forzatura, non ha elencato le forzature rispetto alle leggi che erano esistenti. Noi oggi stiamo facendo tutto all’interno delle leggi, anzi, andiamo a risolvere una anomalia. Si è parlato dell’appartenenza alla fondazione Tatarella. Come se quello fosse l’elemento determinante per dirimere la caratura dei profili. Quella del dirigente del tribunale è stata una forzatura perché avvenuta per intercessione politica. Qualcuno dall’opposizione ha sollevato il problema di incompatibilità che abbiamo vissuto per mesi. L’incompatibilità nel ricoprire un ruolo in una società italiana. Per mesi una legge non è stata rispettata. Oggi io non vedo anomalie. Oggi il dibattito si sposta su piani di tipo politico, quando nell’allora legislatura eravamo in un altro contesto, quello del mancato rispetto delle leggi. La nomina sarebbe dovuta avvenire tantissimo tempo fa: noi oggi andiamo a sanare questo tipo di situazione.

Miriam Farinelli (Rf): Trattandosi di un organo di garanzia, la scelta del legislatore sui 2/3 risponde all’opportunità di coinvolgere l’opposizione. Oggi la maggioranza può contare su numeri schiaccianti. Nemmeno l’ammissione dell’errore da parte del consigliere Valentini, ha fatto riflettere sulla forzatura che appena poco tempo fa, a parti invertite, avrebbe fatto gridare allo scandalo e al colpo di Stato. Si comincia con la nomina del collegio garante, si continuerà poi condizionando i magistrati, e si chiuderà il cerchio concedendo mano libera a chi ha pronte liste di proscrizione per personali vendette. Il Collegio è solo l’antipasto.

Guerrino Zanotti (Libera): Quando nel 2002 si affrontarono gli interventi di ammodernamento della Dichiarazione dei diritti dei cittadini, con molta lungimiranza fu istituito il Collegio Garante. Un passaggio epocale. Voglio ringraziare per la sua lunga dissertazione il consigliere Berti. Cosa c’entra però la sua disamina con la nomina dei membri del collegio, anzi con la forzatura che il Governo sta facendo?  Nessuno pensa che le nomine della maggioranza non abbiano il profilo di professionalità. Il punto è che si è voluta dare una svolta nella prassi consolidata da anni. Si parlava dell’urgenza di risolvere l’anomalia della prorogatio. Il 2 di gennaio si è riunito l’Udp nel quale andavano indicati i nominativi. I tempi ristrettissimi non avevano permesso di individuare i nominativi. Nell’Udp del 9 di gennaio le minoranze avevano però il nominativo e lo avrebbero sicuramente presentato, ma l’Udp – nonostante l’urgenza fosse ormai superata – ha detto che comunque era inutile. Vi siete presi la responsabilità di fare tutte le nomine: un atteggiamento che noi riteniamo pericoloso. Se queste sono le premesse, c’è poco da stare tranquilli.

Fernando Bindi (Rf): Il tema richiede una ricognizione molto attenta e un esame da molti punti di vista. Attenzione colleghi della maggioranza: questo vostro tirare diritto può darvi l’illusione della sconfinata potenza che il voto popolare e il marchingegno del voto vi hanno garantito. Si dice che il regime di prorogatio impone di procedere celermente. Quasi che sia un capriccio dei componenti. La situazione era frutto di un mancato accordo tra ex maggioranza ed ex opposizione. Il rinnovo del Collegio doveva essere il risultato di una convergenza sui nomi, con l’una e l’altra che si legittimavano reciprocamente. I candidati da eleggere non erano di una parte o dell’altra, ma i candidati di tutti. Le candidature le avevamo e le abbiamo, non meno autorevoli di quelle da voi presentate. La pretesa di rappresentare anche la minoranza con la potenza dei numeri non ha alcun fondamento. Un progetto di controllo, aperto o latente, è in qualche modo in atto. Numericamente è possibile, ma non è in linea con lo spirito di equilibrio del nostro ordinamento istituzionale. E’ chiaro che dietro questo metodo ci sono obiettivi innominabili, da parte di attori che hanno conti in sospeso.

Marica Montemaggi (Libera): Qui dobbiamo parlare del motivo per cui è in atto uno scontro su delle nomine. Molto interessante ascoltare tutti gli interventi di consiglieri avvocati. Qual è il motivo di tutto questo? Oggi siamo di nuovo qui perché la maggioranza ha usato la forza dei numeri: primo esempio dell’utilizzo del numero dei 44 consiglieri. Oggi possono votare e nominare i propri nominativi. Non mettiamo in discussione i nomi, ma il metodo e quella pericolosa forza dei numeri che avete. Il capogruppo della Dc ha ammesso che è stata fatta una forzatura politica. Vi siete ripromessi di non farlo più. Permetteteci di esprimere la nostra contrarietà per quello che riteniamo un abuso. Non è stato possibile dare il nostro nominativo, perché ci è stato detto che valeva l’Ufficio di presidenza precedente.

Iro Belluzzi (Npr): Voglio rifuggire da ogni moralità sull’operato del Collegio Garante. Non afferisce a questa Aula consiliare, cui spettano valutazioni politiche. Voglio ringraziare i membri del Collegio per essersi prestati a svolgere un lavoro con quella che ritengo correttezza e onestà intellettuale. L’ordinanza sulla prorogatio è figlia della poca capacità della politica, che troppo spesso si è arroccata in posizioni che non hanno favorito il dialogo. La vecchia maggioranza non ha voluto trovare quelle modalità di confronto con chi delle opposizioni voleva inserire un nome all’interno del Collegio. Si è perso di vista il bene collettivo rispetto alle partigianerie. Sarebbe stato opportuno attualizzare le norme che regolano il reclutamento in funzione delle specificità del nostro ordinamento. Sono un sostenitore del fatto che il Collegio Garante dovrà essere costituito da sammarinesi residenti sul territorio. E’ una norma che risale ormai a 18 anni fa, come tutte le norme va attualizzata. Un richiamo alla maggioranza. Legalità e forza dei numeri non danno l’autorevolezza per affrontare le questioni se non vi è il giusto confronto e condivisione con le forze di minoranze. Quel quid in più per cui il Paese potrà affrontare e cercare di rimettersi in una posizione di recupero e non default. In questa fase tutti i consiglieri non possono abdicare ad un altro interesse se non quello del bene collettivo.

Matteo Ciacci (Libera): Come non condividere la conclusione del consigliere Iro Belluzzi, che puntualizza in maniera chiara e precisa una funzione che a nostro avviso deve avere il Consiglio Grande e Generale: quella di rispettare i ruoli di maggioranza e opposizione anche nelle nomine e negli organi di garanzia. Mi aspettavo una posizione diversa da parte di chi aveva fatto di metodo e rispetto delle opposizioni un cavallo di battaglia, e mi riferisco al movimento Rete. In questa circostanza non c’è stato un minimo di condivisione con le forze di opposizione. C’è stata molta fretta da parte della maggioranza. Il Collegio verifica l’ammissibilità del referendum. Credo che in questo scenario politico, specialmente lo strumento del referendum è uno strumento di controllo di verifica e garanzia del ruolo di opposizione. Ci aspettiamo tutti delle riforme strutturali da questo Governo. Non sono convinto che la forza dei numeri debba essere sfruttata solo nelle circostanze in cui ci sono organi di garanzia. Facciamo un salto di qualità nel compiere scelte fatte nell’interesse del Paese, in particolare quegli interventi strutturali che devono essere compiuti. Usate la forza dei numeri che avete per compiere scelte davvero rilevanti.

Pasquale Valentini (Pdcs): Nel precedente Consiglio avevo parlato di una stonatura sulla nomina del Collegio Garante. Il mio appello non hanno avuto un grande effetto. L’appello a riconsiderare questa situazione non ha prodotto effetto. Il consigliere Berti ha mostrato attraverso la testimonianza di fatti come ci sia la necessità di fare questa nomina. Quando un organo dello Stato ha una decadenza, la prima responsabilità è della politica. Sicuramente c’è un’urgenza, perché in quell’organo c’è stata una decadenza rispetto alle funzioni di garanzia. Secondo aspetto: nel dibattito che sento c’è una confusione tra l’urgenza di procedere a quella nomina e la modalità con cui si va a sopperire. Non è perché c’è un’urgenza che ogni modalità è giustificata. Stiamo ripetendo a poli invertiti la situazione della precedente legislatura. Questo tema non si può affrontare in una logica spartitoria. Eppure siamo tutti dietro questa logica. Non ci rendiamo conto che quella legge che dice ci vogliono i 2/3, non pone tanto il problema del numero dei 39, ma il tentativo di garanzia costituzionale che supera la divisione tra maggioranza e opposizione. La richiesta del legislatore è che si vada oltre questa logica. Se non c’è questa sensibilità, è viziato il rapporto che queste persone hanno con lo Stato. Queste persone non dovrebbero dire: sono stato chiamato da maggioranza o opposizione, ma dallo Stato di San Marino. In questo momento ci siamo limitati ad una logica spartitoria. Ci voleva una sensibilità di fondo per dire: di fronte a quell’urgenza, non risolviamo il problema se non superiamo la logica divisoria. Il mio desiderio ormai è fuori tempo massimo. L’impostazione di fondo non è stata valutata insieme. Di fronte a questo l’unico auspicio è far tesoro dell’esperienza. Ancora più grave sarebbe proseguire l’avvio di legislatura su questo stile. C’erano, volendo, le condizioni per trovare questa sintesi.

Alessandro Bevitori (Libera): Ringrazio il consigliere Valentini. Non c’è una violazione della legge, ma una prassi consolidata che portava al riconoscimento delle parti tra maggioranza e opposizione. Respingiamo con forza le affermazioni di chi dice che non eravamo preparati. Tra l’ultimo dell’anno e Capodanno non avevamo reperito il nominativo, quindi nell’Udp del 2 gennaio non c’era. Per l’ultimo Udp però l’opposizione era in grado di fornire il nominativo. Se vogliamo darci delle regole, dobbiamo essere noi i primi a rispettarle. Non possiamo andare avanti a corrente alternata. Confido di poter sentire un intervento critico su queste modalità: da Npr e Dc qualche voce si è mossa, speriamo che anche dalla coalizione DiM possa esserci qualche elemento di critica su queste modalità autoreferenziali.

Manuel Ciavatta (Pdcs): C’è stato un cortocircuito gravissimo nella scorsa legislatura. Dobbiamo uscire da queste dinamiche estremamente distorte del sistema. Quello che diceva prima il consigliere Valentini è che è vero che si tratta di un altro Consiglio Grande e Generale, però oggi dobbiamo dare la testimonianza di sapere fare diversamente oppure non risolviamo i problemi. Deve esserci uno sforzo da una parte e l’altra per cercare di venirsi  incontro. Io non avrei impostato il dibattito in questi termini: il Consiglio avrebbe dovuto esprimere i profili con la nomina in un secondo momento, ma capisco che ci portiamo dietro le urgenze della precedente legislatura. Quello dello scontro non sarà il mio metodo.

Sara Conti (Rf): La nomina dei membri del Collegio Garante sarà frutto di una scelta unilaterale della maggioranza. La stessa maggioranza ha rifiutato di garantire che una prassi esistente fin dal 2003 venisse rispettata. Dov’è dunque la condivisione? Se il primo atto ufficiale sarà una forzatura così grave, non vedo come si possa parlare di centralità del dialogo. E’ un’imposizione forzata che appare sospetta. C’è una prima forte incongruenza di metodo, irrispettoso della prassi democratica. Che ruolo può avere un’opposizione con numeri sul 25 per cento se non ci è permesso di fare nemmeno un nome su tre? Per rispondere al Segretario Tonnini: siete stati proprio voi che la sola appartenenza al comitato scientifico della fondazione Tatarella fosse motivo sufficiente per ritenere inopportuna una candidatura. Forse non avevate letto bene il curriculum del professore De Vergottini? Inoltre De Vergottini è stato difensore di parte delle ex opposizioni. Si pone un legittimo dubbio sull’imparzialità di De Vergottini.

 

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