Delegazione OSCE, impasse superata con la nomina di un supplente donna

dimissioni consiglioi

Il Consiglio Grande e Generale riparte dall’esame del Comma 5 (“Nomina della Delegazione Consiliare della Repubblica di San Marino presso l’Assemblea Parlamentare dell’O.S.C.E”) rimasto in sospeso a causa della mancata candidatura, nella seduta precedente, di almeno un delegato donna, come invece previsto dal regolamento OSCE. Gian Matteo Zeppa (Rete) dà lettura delle indicazioni pervenute dalla Segreteria Istituzionale, in base alle quali il numero dei componenti della delegazione è stato portato da tre a quattro (due effettivi e due supplenti). Non mancano critiche da parte delle opposizioni, che contestano la designazione di due membri effettivi da parte della maggioranza (Oscar Mina e Paolo Rondelli). “Ci sono delle cose che non vanno – attacca Nicola Renzi (Rf) -. La prima è: noi come gruppo consiliare non siamo stati informati di alcunché. Abbiamo scoperto che i nomi da fare in Aula erano 4 anziché 3. Pretendiamo di sapere perché”. “State facendo terra da ceci, vi prego di tornare indietro e ragionare” avverte Rossano Fabbri (Libera). “Ravviso una discriminazione legata al mio attivismo per il discorso pari opportunità e associazioni LGBT – dice Paolo Rondelli (Rete) -. A questo punto per evitare speculazioni vario la mia candidatura da membro effettivo a membro supplente”. Per Matteo Ciacci (Libera) “il consigliere Rondelli ha preso un gigantesco abbaglio:  non è stata assolutamente fatta una valutazione di carattere personale, ma solamente politica: per prassi un membro effettivo è assegnato alla minoranza”. L’Aula, quindi, approva la nomina della Delegazione, che sarà così composta: Pdcs: Oscar Mina (capo-delegazione) membro effettivo; Rete: Paolo Rondelli, membro supplente; Npr: Denise Bronzetti, membro supplente; Libera: Michele Muratori, membro effettivo. Al Comma 5 fa seguito l’8-bis, relativo alla Commissione elettorale. Di seguito i nominativi indicati dalle forze politiche: Domani Motus Liberi: Eleonora Rossini; Rete: Filomena Anna Maria Filomena Pierri; Pdcs: Gabriella Guidi, Biancamaria Tocagni; Npr: Giovanni Giannoni; Rf: Ingrid Casali; Libera: Remo Olei.

     Si procede quindi con il Comma 9, la ratifica dei Decreti – Legge e dei Decreti Delegati. Dopo la ratifica dei Decreti di reiterazione e dei Decreti non scorporati, la discussione entra nel vivo con il Decreto n.109: “Disposizioni in materia di imposta straordinaria sugli immobili”. A tenere banco è sopratutto l’emendamento del Governo che al comma 4 bis stabilisce che “l’imposta non si applica sui beni disponibili da recupero crediti, nonché sui beni in attesa di locazione finanziaria derivanti dalla risoluzione di contratti di leasing per inadempimento del conduttore”. Alessandro Bevitori (Libera) parla di “favore ai banchieri e alle banche” e punta il dito sul “comportamento contraddittorio” di Rete. Rincara la dose Andrea Zafferani (Rf): “mi sembra l’ennesima marcia indietro su una posizione importante da parte del Movimento”. Emanuele Santi (Rete) accusa l’ex esecutivo di aver “affossato il sistema bancario e finanziario. L’intervento su Asset, il bilancio liquidatorio su Cassa di Risparmio, i 200 milioni persi sugli Npl: questi ve li siete dimenticati?” “Qui stiamo ragionando di un emendamento che va a portare giustizia – commenta Gian Nicola Berti (Npr) -. Stiamo ragionando di persone che non sono riuscite a pagare il mutuo e quindi sono in default”. Dove invece L’Aula trova l’unità è sul “Decreto – Legge 05/08/2019 n.124 Misure urgenti a sostegno dei depositanti di banche sottoposte a risoluzione”: in particolare con l’emendamento presentato dal Governo si va a porre rimedio alla situazione della “falcidia senza estinzione del debito esattoriale”. I lavori vengono quindi sospesi: riprenderanno in seduta notturna.

Comma 5

Gian Matteo Zeppa (Rete): C’è stato un empasse istituzionale. All’articolo 4 si prevede la presenza di rappresentanti di entrambi i sessi nelle delegazioni nazionali. Per prassi a due membri effettivi possono corrispondere due membri sostituiti. Ringraziamo la Segreteria Istituzionale che ha indicato questa prassi.

Nicola Renzi (Rf): Vorrei fare un po’ di domande su questa cosa che sta diventando grottesca. Settimana passata non siamo riusciti a fare le nomine perché non c’è stato accordo tra i gruppi. Abbiamo sentito dalle indicazioni che c’è un membro effettivo nominato dalla Dc, il consigliere Rondelli di Rete come membro effettivo pure lui, il consigliere supplente di Npr e poi un quarto nome indicato da Libera come effettivo. Ci sono delle cose che non vanno. La prima è: noi come gruppo consiliare non siamo stati informati di alcunché. Abbiamo scoperto che i nomi da fare in Aula erano 4 anziché 3. Vogliamo dire a questa Aula perché ne nominiamo 4 invece che 3? Rf non è stata informata e non ha nemmeno partecipato alla discussione. Pretendiamo di sapere perché se ne nominano 4. Perché nella passata legislatura non ne abbiamo nominati 4? Ultima cosa: ci dite per favore chi sono i supplenti e gli effettivi? Possiamo nominare tre effettivi e un solo supplente?

Gian Matteo Zeppa (Rete): Per evitare l’empasse della scorsa settimana ho chiesto supporto alla Segreteria Istituzionale. C’è un problema politico non afferente alla maggioranza ma a parole spese anche dalle opposizioni: una presa d’atto di un accordo che è stato una forzatura. Per quanto svolto – e ringrazio la Segreteria Istituzionale – le leggi dell’OSCE parlano chiaro.

Rossano Fabbri (Libera): Ridicolo che il consigliere Zeppa ci venga a spiegare le regole. Un membro effettivo spetta all’opposizione. Già l’opposizione ha accettato di essere sostituente nel Consiglio di Europa. La maggioranza non ha fatto altro che litigare sulle varie segreterie e le deleghe e sui posti che erano da assegnarsi. E’ un Governo che parte male. State facendo terra da ceci, vi prego di tornare indietro e ragionare.

Paolo Rondelli (Rete): Evitiamo di fare dietrologie su un problema che non c’è. La scorsa settimana non ero presente in Aula per questioni di salute. Ravviso una discriminazione legata al mio attivismo per il discorso pari opportunità e associazioni LGBT. A questo punto vario la mia candidatura da membro effettivo a membro supplente.

Matteo Ciacci (Libera): Cerchiamo di essere veramente pacati nelle considerazioni e non andiamo ad allargare il campo in altre situazioni che non hanno nessuna attinenza. Non è stata assolutamente fatta una valutazione di carattere personale, ma solamente politica. Consigliere Rondelli, ha preso un gigantesco abbaglio. Per prassi il membro effettivo viene attribuito alle forze di opposizione. Lo ha detto anche Zeppa. Ci saremmo aspettati questo tipo di atteggiamento da parte di chi ha sempre difeso il ruolo delle opposizioni.

Giuseppe Morganti (Libera): Tra i membri effettivi ce n’è uno di maggioranza e uno di opposizione. Noi siamo difensori di tutti i tipi di minoranze e di posizioni che possono essere espresse nel Consiglio Grande e Generale. La questione è solamente tecnica e politica.

Andrea Zafferani (Rf): Faccio una indicazione. Se arrivano dei pareri della Segreteria Istituzionale, bisogna che i gruppi consiliari li abbiamo a disposizione. Se la Segreteria dà delle interpretazioni e suggerisce delle vie di uscita, indicando come in questo caso la votazione di 4 membri, sarebbe bene che tutti i gruppi lo sapessero. E’ consentito dall’OSCE, ma lo abbiamo saputo oggi. Non farei rilievi rispetto ad una attività svolta dal consigliere Rondelli, persona stimata e preparata.

Comma 9

Pasquale Valentini (Pdcs): Voglio fare una osservazione sul Decreto delegato numero 144. Vorrei segnalare che non si può far altro che continuare a rendere attivo questo decreto, perché siamo a metà anno scolastico. Però stiamo insegnando oggi una materia di cui non è definito il contenuto. Gli insegnanti hanno delle ore a disposizione ma potrebbero non avere nessuna competenza in merito. Difficile capire chi può insegnare questa cosa che non ha contenuto. Necessario rimettere le cose a posto. Sperimentale non può significare vago.

Decreto n.109: “Disposizioni in materia di imposta straordinaria sugli immobili”

Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti: E’ un decreto che va a completamento dell’ultima patrimoniale. Chi era presente ricorderà che la patrimoniale fatta nel 2018 era una patrimoniale che per quanto riguardava le società prevedeva il pagamento dell’imposta non sugli immobili ma sul capitale sociale. Successivamente era stato dato mandato al Governo di predisporre un decreto per integrare quel provvedimento anche per le società. Decreto che non è stato possibile ratificare a causa della crisi di Governo. Il Governo attuale in accordo con la maggioranza ha deciso per completare quel pagamento – e garantire un’equità di imposta – di dare seguire all’intervento con alcuni correttivi. Due scelte politiche. Prevedere nella liquidazione dell’imposta per importi superiori a mille euro di fare una rateizzazione in 4 rate. La seconda di non assoggettare all’imposta quei beni in capo alle banche escussi perché il debitore non ha provveduto a pagare.

Andrea Zafferani (Rf): Mi fa piacere che ci sia stato un atteggiamento ragionevole sul Decreto. Vado nel merito subito. La domanda che mi sento di fare al Segretario Gatti è: con l’emendamento 4 bis, avete calcolato quanto può venire meno in termini di entrate?

Eva Guidi (Libera): Obiettivo di incidere sul patrimonio immobiliare di soggetti costituiti in forma societaria, qualora non siano luogo di svolgimento dell’attività di impresa. Si verifica la fattispecie di questa tassazione. Poiché si tratta di un decreto che rappresentava un completamento, è stata data la possibilità di riconoscere una riduzione ai soggetti già intervenuti nel pagamento dell’imposta. Bene ha fatto il Segretario nell’approfittare di questo momento di ratifica per concludere l’intervento.

Rossano Fabbri (Libera): In linea generale l’imposta patrimoniale ci vede fortemente contrari: imposta che va a tassare nuovamente beni su cui si è già pagata la tassazione alla fonte. Non posso non tenere in considerazione la situazione attuale del Paese e delle casse dello Stato: ci auguriamo che le riforme strutturali consentiranno ai cittadini di non pagare più questa imposta. Buon decreto perché porta equità. Ben venga la questione dell’esonero delle società che hanno la sede sociale. Domando al Segretario: sono soggette anche le attività immobiliari?

Stefano Giulianelli (Pdcs): Andiamo a mettere un correttivo in relazione ai contribuenti. Con l’emendamento all’articolo 4, cerchiamo di dare un po’ di ossigeno a quello che è il momento difficile dei bilanci bancari, esonerando dall’applicazione dell’imposta i beni immobili che derivano dall’attività di recupero di crediti in sofferenza.

Emanuele Santi (Rete): In questo momento si sono dovute fare varie considerazioni. Noi come Movimento Rete siamo sempre stati contrari a una patrimoniale fatta in questo modo, perché è andata a colpire tutti i patrimoni in maniera indiscriminata senza tenere conto della capacità reddituale. Molto bene il discorso della dilazione.

Michela Pelliccioni (Domani – Motus Liberi): Trovo molto utile l’introduzione della specifica sul  diritto reale di godimento: prima si rischiava di andare a tassare le ipoteche iscritte da banche ma anche dallo Stato e Banca Centrale.

Segretario di Stato per le Finanze Marco Gatti (replica): Parlo a nome di tutta la maggioranza, siamo contrari alle patrimoniali: sono i redditi a dover essere tassati. Al consigliere Zafferani: non abbiamo avuto tempo di fare una previsione. Non puntiamo a fare cassa, ma a realizzare una equità. Abbiamo specificato il diritto reale di godimento in caso ci sia l’usufrutto.

Emendamento 1

Rossano Fabbri (Libera): Uno che ha una servitù su un bene è assolutamente illogico che venga assoggettato a questa imposta. Andando a limitare i diritti reali di godimento, ancora non si è raggiunto lo scopo.

Segretario di Stato Marco Gatti: Io credo che si regoleranno tra le parti.

Emendamento 3

Alessandro Bevitori (Libera): Devo contestare e non condividere l’emendamento per quanto riguarda il 4-bis. Già prima la legge prevedeva che le banche potessero pagare utilizzando il credito di imposta. Non capisco come Rete possa far passare questo provvedimento che va ad esentare il pagamento dell’imposta sui beni immobili delle banche provenienti da attività di recupero crediti. Spesso si è parlato della difficoltà delle banche nell’abbassare gli immobili che hanno in pancia. Pertanto le banche sono restie a cedere gli immobili. I colleghi di Rete si ricorderanno di quanto abbiamo discusso in quest’ambito. Credo sia un favore ai banchieri e alle banche. E’ contraddittorio il comportamento del Movimento Rete. Una regalia ai banchieri.

Stefano Giualinelli (Pdcs): Parliamo di debitori già classificati a sofferenza nei bilanci delle banche.  Un’altra considerazione: le banche non sono restie alla cessione di immobili, anzi, quando vengono applicate queste imposte, esse vengono poi capitalizzate nel valore dell’immobile e l’acquirente si troverebbe ad avere un prezzo più alto.

Rossano Fabbri (Libera): E’ vero che alla fine i beni in pancia alle banche sono lì per inadempimenti di terzi, ma del resto su tutti i beni e le compravendite gravate da questa imposta c’è una diminuzione di quello che è il valore. Per le attività di tipo immobiliare l’imposta viene applicata, mentre con questo provvedimento le banche che hanno in pancia immobili derivanti dal recupero crediti godono del beneficio di non pagare.

Andrea Zafferani (Rf): Capisco la ratio della norma. Un ragionamento che anche a me aveva sempre lasciato un po’ nel dubbio. Nel programma di DiM del 2016 c’era un passaggio preciso sulla tassazione degli immobili sfitti, che sono in gran parte nei bilanci di banche e finanziarie. Mi sembra l’ennesima marcia indietro su una posizione importante da parte del Movimento Rete.

Matteo Ciacci (Libera): Non possiamo assolutamente condividere questa proposta. Le banche, per una serie di ragioni legate a fusioni e interventi, possono beneficiare di un credito di imposta aumentato in maniera rilevante. Questo ha portato a un mancato incasso rilevante. Noi crediamo che l’equità debba essere fatta per tutti: società immobiliari ed istituti di credito. Rete ha sempre contestato il fatto che i banchieri vengono tutelati e garantiti. Noi proponevamo che si potesse fare il pagamento attraverso l’abbattimento del credito di imposta.

Guerrino Zanotti (Libera): Noi ribadiamo la nostra contrarietà a questo emendamento rilevando peraltro l’atteggiamento di alcune forze politiche, come il Movimento Rete, che ha cambiato posizione rispetto a quando era all’opposizione. Quando si ricoprono responsabilità di Governo, la necessità di fare una sintesi porta a dover sacrificare le proprie battaglie: ne abbiamo un esempio molto chiaro.

Nicola Renzi (Rf): Nessuno grida allo scandalo. Le cose vanno fatte con criterio. Prima riflessione: molto difficile riuscire a votare se non conosciamo le quantità di ciò che stiamo parlando. Qual è il quantum economico che impatta sullo Stato? Perché non intervenire in un secondo momento? Questo riguarda anche le tematiche degli Npl. Mi aspetterei degli interventi come questi inseriti in un quadro complessivo di ragionamento. Il movimento Rete ci spieghi perché questo emendamento oggi è accettabile, quando in passato lo avrebbero accolto a cannonate.

Emanuele Santi (Rete): Ascoltare questi interventi mi fa sorridere. Il Paese si ricorda bene cosa hanno fatto i vari Segretari di Stato nell’ultima legislatura, dopo aver affossato il sistema bancario e finanziario. L’intervento su Asset, il bilancio liquidatorio su Cassa di Risparmio, i 200 milioni persi sugli Npl: questi ve li siete dimenticati? Forse vi siete dimenticati che il vostro Governo ha fatto pagare tutti tranne che alle banche.

Marco Nicolini (Rete): Non la metterei sul piano ideologico. Se le banche pagano altre imposte, il loro credito di imposta diminuisce e lo vanno a far pagare agli acquirenti. I principi economici a difesa del consumatore finale sono validi in questo senso.

Gian Nicola Berti (Npr): Interventi stucchevoli da parte dell’opposizione. I panni sporchi dobbiamo finire di pulirli noi. Qui stiamo ragionando di un emendamento che va a portare giustizia. Stiamo ragionando di persone che non sono riuscite a pagare il mutuo e quindi sono in default. Non c’è nessuna manifestazione di ricchezza e quindi nulla da tassare.

Vladimiro Selva (Libera): Rispondo al collega Santi, che ha parlato di tutto tranne che dell’argomento in discussione. Il sistema bancario  finanziario non l’ha affossato la precedente maggioranza, ma sono 20 anni che si sta affossando da sé per il modo in cui è stato gestito: i vostri compagni di viaggio ne sanno qualcosa. Le tasse si pagano in base alla natura giuridica dei beni.

Pasquale Valentini (Pdcs): Ci eravamo spinti verso questo decreto per attenuare una situazione di diseguaglianza. Se una banca ha investito in immobili, la banca deve pagare su quegli immobili. Si parla degli immobili che derivano dai famosi Npl. Il FMI è stato molto preciso su questo argomento. Il tema non è di fare un favore a qualcuno, ma di vedere la sostenibilità del provvedimento che ha un aspetto di equità e non appesantisce la situazione patrimoniale delle banche.

Giuseppe Morganti (Libera): Questa variazione sulle banche è inaspettata. Cerchiamo di essere equi. Non vedo perché una società manifatturiera debba pagare l’imposta e la banca no. Sono proprio le banche a non rimettere gli immobili sul mercato per non subire svalutazioni. E’ un cane che si morde la coda. Studiamo un provvedimento insieme e siamo disponibili a ragionare per rimettere in moto il mercato immobiliare frenato dal mercato bancario.

Segretario di Stato per le Finanze Marco Gatti: Ci troviamo di fronte ad un istituto bancario che ha avuto un inadempimento: ha fatto un prestito non rimborsato. Succede che la banca o la finanziaria va ad escutere il bene garanzia. Andiamoci a collocare nel 2017. Questa banca non poteva nemmeno metterlo a reddito e quindi darlo in affitto. L’utilizzo del credito di imposta è una modalità di pagamento, il meccanismo è sempre quello. Quando si parla di inadempienze contrattuali, sarebbe come chiedere a un disoccupato di versare la quota per gli ammortizzatori sociali. Le ragioni di questo intervento ci sono tutte.

Maria Katia Savoretti (Rf): Mi astengo dal voto perché dipendente di una fondazione bancaria.

Decreto – Legge 05/08/2019 n.124 Misure urgenti a sostegno dei depositanti di banche sottoposte a risoluzione

Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti:  Riteniamo essere particolarmente significativo l’emendamento che abbiamo presentato per porre rimedio a una particolare situazione. I soggetti di cui al comma precedente che provvedono a pagare il debito esattoriale presso il Dipartimento Esattoria della Banca Centrale, in considerazione del quale hanno subito una riduzione del valore delle passività, ai sensi del comma 3 dell’articolo 9, possono chiedere alla banca, che è tenuta a rilasciare una attestazione che accerti: le passività agli stessi riconducibili prima dell’azione di risoluzione; l’importo delle passività ridotte nei limiti del relativo debito esattoriale. L’attestazione è rilasciata al fine della presentazione all’Ufficio Tributario della Repubblica di San Marino della richiesta del riconoscimento di un credito d’imposta che, fermo restando i limiti di protezione di cui all’articolo 100 della LISF, sia pari all’importo del debito esattoriale pagato e comunque di ammontare non superiore al valore nominale delle passività ridotte.”

Alessandro Cardelli (Pdcs): Faccio una considerazione sulla modifica apportata dal Governo. In una situazione di limbo veniva applicata una sanzione: chi aveva soldi in Cis perdeva i soldi e dall’altra il debito con l’esattoria rimaneva. Una situazione paradossale. Chi aveva dei soldi all’interno dell’istituto sa che oggi non saranno oggetto di falcidia. Si dà la possibilità di fare una richiesta di rimborso al fine di ottenere il credito di imposta. Ringrazio il Governo per la celerità con cui ha affrontato il tema.

Rossano Fabbri (Libera): Rimarco la bontà dell’emendamento. La situazione che si era creata era paradossale. Coloro che avevano un debito in Banca Centrale vedevano decurtare la somma che possedevano dentro Banca Cis. Gli veniva tolta da una parte e non riconosciuta dall’altra.

Matteo Ciacci (Libera): Anche da parte mia non posso che sottoscrivere il provvedimento adottato. Il fenomeno descritto si è evidenziato in tutta la sua gravità, con posizioni che hanno determinato la famosa falcidia. E’ un intervento che va a calmierare l’applicazione tecnica della norma.

Gian Nicola Berti (Npr): Il testo normativo ha avuto esecuzione diversi mesi fa, molti hanno già subito per ben due volte il pagamento. C’è l’ipotesi anche di chi ha pagato due volte: la norma può essere portata a loro beneficio?

Eva Guidi (Libera): Moltissime le richieste che erano pervenute alla precedente Segreteria. Qui si trova una soluzione tecnica che dia la possibilità di intervenire su quelle richieste. Faccio alcune sollecitazioni: ci sono moltissime casistiche che ci si troverà ad applicare. Chiedo al Segretario: la disposizione vale anche per chi è già intervenuto e ha effettuato il pagamento? Ultima domanda: ci sono anche dei casi in cui il credito di imposta potrebbe non essere utilizzabile. Anche in questo caso occorre prevedere degli interventi in questo senso.

Emanuele Santi (Rete): La stesura del decreto prevedeva secondo me una cosa giusta: si dava una moratoria ai correntisti che non avevano ancora avuto la disponibilità effettiva dei soldi. Sull’emendamento aggiuntivo: si va a mettere una pezza ad un errore fatto nella legge sulle risoluzioni.

Giuseppe Morganti (Libera): La legge sulle risoluzioni bancarie ha visto tutte le forze politiche allo stesso tavolo. Proposta fatta dal Paese unito che però si era lasciato sfuggire una incongruenza. Ben venga questa proposta di modifica. Si avrà la possibilità di ricreare una condizione di normalità ed equità.

Alessandro Mancini (Npr): Tutta l’Aula aveva condiviso quel progetto sulle risoluzioni bancarie. Con questo emendamento si pone rimedio ad una lacuna normativa. Noi voteremo favorevolmente.

Segretario di Stato Marco Gatti: A beneficio di chi ha già pagato direi indubbiamente di sì. Il pagamento avviene dopo il progetto di risoluzione. Se è un dubbio che ci vogliamo togliere, lo scriviamo a verbale: ma dal mio punto di vista è così. La procedura è applicabile anche a chi ha già pagato.

Emendamento 1

Vladimiro Selva (Libera): Un intervento che andava fatto. Questo tipo di soluzione potrebbe dare luogo a qualche difficoltà. Nel qual caso si potranno valutare correzioni successive. Se gli emendamenti vanno nell’interesse dei cittadini e hanno un fondo di correttezza, avranno il nostro sostegno.

Rossano Fabbri (Libera): Un chiarimento terminologico. Per il soggetto di cui stiamo parlando non sono ‘passività’ ma ‘attività’. Affinché l’emendamento non si presti a interpretazioni sbagliate, chiedo chiarimento su questo, cioè del punto in cui si parla di riduzione delle passività.

Segretario di Stato Marco Gatti: L’osservazione è corretta, perché l’impostazione della 102 è così. Per coerenza abbiamo mantenuto la stessa impostazione della 102 e il concetto di passività.

Decreto – Legge 02/07/2019 n.111 Interventi urgenti in materia di ammortizzatori sociali e sostenibilità all’occupazione e di trattamento previdenziale anticipato

Segretario di Stato Roberto Ciavatta: Si tratta di prevedere uno scivolo per chi – essendo disoccupato e ultra 50enne – potrebbe trovare una discontinuità rispetto all’età per raggiungere la pensione. Sono meccanismi di pensione di anzianità anticipata: è la proroga di questi effetti per la durata di un anno, nelle more di una revisione sugli ammortizzatori sociali. Se non riusciremo a fare la riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, l’anno prossimo saremo chiamati a riprorogare questo decreto. Se la volontà è quella di posticipare per dare il tempo al Governo di fare le riforme, il termine di giugno è sufficiente e se non lo sarà potremo ripresentare il decreto.

Andrea Zafferani (Rf): Ritengo questo strumento interessante. Io l’avrei reso strutturale. Aiuta persone che perdono il lavoro in tarda età e per le condizioni in cui si trovano faticano a ricollocarsi. La legge mette parametri tarati sui 9 mesi. E’ un piccolo dettaglio, non faremo le barricate per questo. Ci era parso che il 30 settembre potesse essere più ragionevole come data, fermo restando che la norma andrebbe resa strutturale. Per questo abbiamo presentato un apposito emendamento, con cui chiediamo di prorogare il termine al 30 settembre.

Matteo Ciacci (Libera): Un intervento doveroso che si ripete di volta in volta. Capisco la ratio dell’emendamento proposto da Rf. L’auspicio è che si vada a rivedere per intero il pacchetto di ammortizzatori sociali. L’impostazione ha come obiettivo di ridurre gli interventi a spot sul fronte degli ammortizzatori sociale in favore di una riforma complessiva.

Guerrino Zanotti (Libera): Ribadisco l’efficacia di questo decreto che si ripete da diversi anni. Il numero di persone che hanno accesso a questo strumento è di poche decine all’anno: dunque non si tratta di uno strumento distorto che crea difficoltà al sistema previdenziale. Si coprono in maniera chirurgica determinate situazioni. Non avevo pensato all’emendamento presentato da Rf. Teniamo conto che se manteniamo la scadenza al 30 giugno, forse dovremo intervenire con un ulteriore decreto.

Daniela Giannoni (Rete): Il provvedimento ha prodotto effetti reali sui lavoratori. Vorrei sottolineare che il decreto nel tempo ha reso possibile alle aziende in difficoltà di ridurre il numero dei licenziamenti grazie a questo scivolo. La scadenza del 30 giugno è più che congrua per fare una valutazione. Conoscere le ricadute politiche è un senso di responsabilità.

Emendamento 1

Maria Luisa Berti (Npr): In merito all’emendamento abbiamo alcune richieste. Singolare che venga presentato questo emendamento quando il testo dell’emendamento era stata redatto dalla forza politica che rappresenta l’emendamento. Mi chiedo se siano state fatte delle valutazioni in termini numerici di quanti siano i soggetti che potrebbero beneficiare del limite temporale.

Rossano Fabbri (Libera): Piacerebbe sapere la ratio sottostante alla richiesta di allungamento dei termini al 30 di settembre.

Emanuele Santi (Rete): Uno dei tanti interventi a spot fatti dal precedente Governo. Si doveva avere il coraggio di affrontare una vera e propria riforma pensionistica. Il limite del 30 giugno è più che sufficiente, poi vedremo come intraprendere la riforma.

Iro Belluzzi (Npr): Questo decreto fu presentato per evitare la situazione degli esodati. Doveva essere un provvedimento temporale che non sarebbe stato necessario reiterare. Si pensava sicuramente che avremmo superato quella fase di grande criticità, purtroppo così non è stato. Spostare a settembre il termine ha una logica non determinante. Opportuno mantenere la data indicata.

Segretario di Stato Roberto Ciavatta: Condivido l’auspicio di Franco Santi nel superare i provvedimenti legislativi con riforme strutturali. Vedremo se saremo in grado di fare riforme strutturali. In questo caso la riforma degli ammortizzatori sociali è imprescindibile. Le riforme, come diceva il consigliere Ciacci, devono essere condivise. Mi auguro si possa riuscire a far partire i tavoli in brevissimo tempo. Mi risulta che nel 2019 siano solamente 40 le pensioni di anzianità anticipate. Pochi casi di persone che vanno accompagnate perché hanno perso il lavoro. Un equilibrio va trovato. Sul posticipo della data: è vero che le misure previste richiamano questo periodo di 9 mesi, la data è sempre stata quella del 30 giugno. Non vedo la necessità di posticipare. Chiedo di non accogliere gli emendamenti.

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