Riaprire in sicurezza, uscire in sicurezza: gli obiettivi che propone Libera

Riaprire in sicurezza significa indicare esattamente i presidi e le procedure che devono essere adottate nei posti di lavoro, fra i dipendenti e nel rapporto con i clienti e i fornitori. Occorre definire un protocollo preciso che consenta la graduale riapertura delle attività, ma nel contempo eviti che l’epidemia possa tornare a diffondersi.
La mancanza di chiarezza che il Governo sta manifestando con i decreti, con le circolari e con le lettere personali dei singoli Segretari di Stato, genera solo confusione.
In Consiglio Grande e Generale il gruppo consiliare di Libera ha presentato proposte molto chiare per affrontare la “Fase due”: nuove regole obbligatorie per avviare le attività economiche e l’istituzione di un’Unità per la Ripartenza col compito di indicare le misure più appropriate per il superamento delle norme restrittive non solo in campo economico ma anche sociale.
Si tratta di definire prima di tutto che chi si reca al lavoro deve:
• essere sottoposto a esame sierologico,
• sottoporsi alla rilevazione elettronica della temperatura,
• essere informato sulle prescrizioni cui deve attenersi (distanziamento in particolare),
• obbligatoriamente indossare guanti e mascherina e altri DPI se necessari,
• i locali in cui si lavora devono essere sanificati periodicamente e frequentemente areati.
Se così fosse si potrebbe riflettere sulla ripartenza con la certezza che, magari dopo due settimane, non si ripresentino nuovi focolai obbligando di nuovo a chiudere tutto.
Ma non solo, la proposta di Libera prevede anche il potenziamento del nucleo di specialisti per tenere sotto rigido controllo l’epidemia, la possibilità di geo-localizzare i casi positivi, la possibilità di svolgere le quarantene in locali appositi affinché non vengano contagiati i familiari e la progressiva estensione dei tamponi a tutti coloro che sono a rischio elevato.
Questi provvedimenti sono in grado di garantire anche un secondo ed altrettanto importante obiettivo, quello del ritorno alla libertà personale, di uscire in sicurezza per le strade, nei parchi, nei centri sportivi, magari con i familiari, incontrando (mantenendo la distanza) gli amici e i conoscenti.
Purtroppo il Governo non ne ha voluto sapere di queste proposte, continuando nell’arroganza che ha contraddistinto molte delle scelte fatte in questo periodo di emergenza, a partire dal consiglio inascoltato di chiudere tutto dato da Libera già dai primi di marzo e di avviare indagini a tappeto, cosa che ci avrebbe consentito di frenare l’espandersi del virus e di certo di ritornare molto prima alla normalità.
Libera ha formulato anche altre proposte per sostenere le famiglie e le imprese, per sostenere i consumi e aiutare le aziende, i titolari di licenza e i professionisti alla ripartenza.
Nulla è stato accolto dal Governo e dispiace che la maggioranza che lo sostiene non si sia fatta valere per affermare i validi motivi di critica che, anche nelle sue fila, si sono manifestati.

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