Libera: devono andare avanti le azioni di responsabilità e i processi

Nei giorni scorsi abbiamo letto una condivisibile presa di posizione di Usc che sottoscriviamo in pieno e che chiedeva al Governo di “perseguire o andare a prendere il maltolto a chi ha veramente prosciugato questo Paese”.
In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo non è strumentale ma davvero di buon senso affermare questo principio ma soprattutto perseguirlo concretamente con forza.
Libera, già dalla scorsa legislatura, ha avviato un percorso di trasparenza nel settore finanziario facendo chiarezza ed arginando certi “poteri forti” che da troppo tempo condizionavano abbondantemente la politica. Abbiamo chiesto un cambiamento, abbiamo alzato la voce, fatto gesti coraggiosi, e chiesto una cosa molto semplice: chi ha sbagliato deve essere prima controllato e poi deve pagare.
Con la legge sulle risoluzioni bancarie sono state adottati interventi che, per la prima volta in questo Paese, hanno fatto pagare per primi il dissesto agli azionisti o a coloro che hanno causato malagestio.
Un piccolo risultato che però non basta, bisogna proseguire il percorso di serietà ed onestà avviato.
In questo senso ci rivolgiamo nuovamente al Governo per chiedere se si stia procedendo rispetto alle azioni di responsabilità dei manager bancari o anche queste, come tante cose annunciate e poi dimenticate alla prova dei fatti, sono state dimenticate.
Infine crediamo, in aggiunta a ciò che correttamente elenca Usc per la restituzione del maltolto, si debba procedere affinché la giustizia faccia il suo corso e quindi i processi vadano avanti. Ci riferiamo in particolare a quelli che più hanno colpito la nostra comunità per via del coinvolgimento di noti esponenti politici di primo piano del nostro Paese: “Conto Mazzini“ e “Centro Uffici Tavolucci”.
Questo perché non c’è dubbio che il peso che portiamo sulle spalle, che aggrava ancora più la nostra situazione economica specialmente in questo momento storico, è quello della commistione politica ed affari, della speculazione edilizia, delle chiusure nei confronti della trasparenza richiesta degli anni 2000, del clientelismo e per ultimo anche delle mancate scelte politiche almeno degli ultimi 20 anni – responsabilità della politica, ma non solo – che hanno causato tra l’altro sfiducia nella cittadinanza.
Il rapporto fiduciario e’ invece determinante nel momento in cui c’è l’esigenza di chiedere sacrifici alla cittadinanza. Il Governo deve dimostrare di essere slegato da certi interessi particolari, facendo lavorare in autonomia il Tribunale, proseguendo con le azioni di responsabilità ai manager bancari e dando tutti gli strumenti necessari, o attivare quelli esistenti (come per esempio le norme contenute nel progetto di legge approvato due anni fa sui crediti monofase), a chi deve perseguire la strada del buon senso e dell’onestà nel rispetto del nostro Stato di Diritto.

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