Il Segretario di Stato alla Sanità risponde ad Arlotti

Spettabile Commissario Straordinario,
Caro Massimo,
La lettura delle tua missiva ai sammarinesi mi muove ad una risposta, certo di parlare a nome dei tanti concittadini che ti sono grati per il lavoro prestato nell’interesse dell’ISS, ma prima ancora dei professionisti con cui hai lavorato e, in fondo, dei sammarinesi stessi.
Mi unisco ai ringraziamenti che hai rivolto agli operatori dell’ISS, ai cittadini, per la responsabilità manifestata, a chi ha sofferto e perduto dei cari per via di questa epidemia che ci ha colpiti così violentemente.
Sono però certo di parlare a nome dell’intero paese rivolgendo a te i ringraziamenti più sentiti.
Rimarranno un ricordo ben impresso nella mia memoria le riunioni d’urgenza agli inizi di marzo, quando il pronto soccorso era assalito da richieste di aiuto, la struttura ospedaliera realizzava reparti e sale di terapia intensiva, si intensificavano i rapporti con le province limitrofe, con la protezione civile, con il ministero a Roma.
Rimarranno impresse le paure, i timori, la forza di volontà messa in campo per inseguire un virus che ci sovrastava.
I miei ringraziamenti a te sono dettati dalla consapevolezza che senza il tuo contributo i bollettini del nostro paese avrebbero potuto registrare numeri ben più drammatici. La lucidità e fermezza con cui hai gestito l’emergenza hanno rassicurato giorno dopo giorno l’intera struttura e posto le basi per quello che successivamente è divenuto il contrattacco al contagio, la strategia sul territorio, lo screening selettivo.
Un’ultima considerazione, più personale, mi sia concessa. Mi imbarazza ricevere i tuoi ringraziamenti che considero assolutamente immeritati. Mi imbarazza perché avendo imparato a conoscerti in questi mesi, sono certo tu non lo faccia per etichetta.
La lucidità e il senso di realtà che mi attribuisci, se ci sono stati, sono dipesi in larga misura dalla certezza che ci fossero a capo di questa emergenza persone di  grande valore (nel gruppo emergenze, come nelle forze di polizia) in grado di rassicurare me, prima ancora della cittadinanza.
Il mio supporto e la fiducia nel tuo operato, non erano nemmeno essi un atto dovuto, ma una valutazione maturata sul campo.
Che la mia fiducia e il mio supporto fossero ben riposti oggi lo confermano i numeri, e ci tengo a ribadirlo anche come monito per chi, superato il trambusto e la paura dei primi mesi, ha inteso forse inconsapevolmente dubitare di alcune scelte, forse non comprendendo l’obiettivo a lungo termine, fermandosi sulla miope considerazione del contingente.
Venendo quindi alla conclusione del tuo scritto, confermo: hai certamente trasmesso qualcosa ai tuoi collaboratori: il valore etico delle scelte, la centralità del paziente.
È stato nostro l’onore di poter collaborare con te, mia la fortuna di aver beneficiato del tuo contributo.
I sammarinesi non sono soliti dimenticare i propri doveri di gratitudine.

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